Roma, il fallimento di una società e di un tecnico

Pubblicato il autore: Giuliano Tufillaro

GARCIA_SABATINI

Per la Roma siamo già al redde rationem. Un film già visto, una stagione che agli inizi di dicembre sembra già avviata a diventare un calvario infinito. Una società e un tecnico che, dall’alto della loro arroganza e convinzione di essere sempre nel giusto, assistono esterrefatti a un fallimento e un’ecatombe sportiva senza avere la minima idea di come porvi rimedio. Errori e scelleratezze che però partono da lontano. Un mercato che, nonostante le lodi sperticate degli addetti ai lavori, sta dimostrando di non essere minimamente adeguato per una squadra costretta a sostenere il doppio impegno campionato e Champions League. Una rosa risicata dal punto numerico, assolutamente scoperta in molti reparti e composta da elementi come Keita e Maicon ormai spremuti e logori dal punto di vista fisico. Sono state anche sottovalutate le condizioni di giocatori come Castan e Strootman, che stanno mancando all’appello accentuando ancor di più i problemi di organico della Roma.
Ma l’errore più grave e imperdonabile è quello di aver voluto insistere su un allenatore bollito e demotivato, ormai delegittimato dalla piazza e dagli stessi giocatori. Un allenatore che, prima dell’ultima partita di campionato dello scorso anno, aveva manifestato tra le righe con tutta la forza possibile di non credere più nel progetto Roma e di aver fatto il massimo, anzi addirittura di aver fatto miracoli nei due anni della sua gestione. Il tempo di Garcia alla Roma era ormai da considerare finito, ma gli incompetenti dirigenti che compongono l’establishment della Roma hanno follemente optato per la conferma di un personaggio che non ci stava più con la testa. Uno che addirittura aveva preso ad atteggiarsi a Nostradamus della situazione( “La Juventus nei prossimi anni sarà irraggiungibile” parole sue alla fine dello scorso campionato). Naturalmente i giocatori, come sempre succede a Roma, ci sguazzano in una situazione del genere e sono ben contenti di abbandonare Garcia al suo destino, insensibili al bene della società da cui sono profumatamente pagati. La sconfitta di domenica con l’Atalanta testimonia lo scarso interesse e professionalità dei giocatori che vestono la maglia giallorossa, che non aspettavano altro che le responsabilità venissero scaricate sul solito capro espiatorio. E i dirigenti non hanno l’autorevolezza necessaria per richiamare all’ordine questi personaggi e pretendere un maggior impegno in campo, e forse non ne hanno neanche la volontà, presi a guardare semplicemente al proprio personale orticello.
Un altro grave delitto perpetrato da questa società americana è anche quello di aver ucciso la passione e il tifo giallorosso, in accordo con le istituzioni della capitale. L’Olimpico, diventato ormai una zona militarizzata che neanche ai tempi della dittatura in Argentina, sembra una cattedrale vuota in cui si sentono distintamente le parole dei giocatori e degli allenatori e il rumore del pallone. Una cosa impensabile fino a qualche tempo fa. Che sia forse uno scopo deliberatamente ricercato da questa società, quello di trasformare i tifosi della Roma in semplici clienti, spettatori di un evento sportivo che non li coinvolga a livello emotivo( uno spettacolo pietoso, tra l’altro)?

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