Roma, la triste parabola di Dzeko: da gioiello del mercato a oggetto misterioso

Pubblicato il autore: Giuliano Tufillaro

Dzeko

Chissà quante volte ci avrà pensato, Edin. “Ma chi me l’ha fatto fare di venire qui a farmi umiliare in questa maniera?”, pensiero che inevitabilmente gli sarà balenato più volte in testa, durante l’interminabile agonia che rappresenta una partita qualunque della Roma. Un’anima in pena, il prototipo dell’attaccante messo nelle peggiori condizioni possibili per fare il suo lavoro. Edin Dzeko, tre campionati vinti in due paesi diversi con le maglie di Wolfsburg e Manchester City, miglior realizzatore di tutti i tempi della nazionale bosniaca con 45 reti, era approdato a Roma quest’estate accolto da migliaia di persone a Fiumicino come l’uomo della provvidenza, colui che doveva garantire il salto di qualità alla Roma in fase offensiva. Aspettative enormi disilluse quasi immediatamente dalla realtà dei fatti.

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Un utilizzo in campo da parte di Garcia fin da subito discutibile, con Edin impiegato in un ruolo più da suggeritore per gli esterni d’attacco romanisti che da centravanti vero. Spesso costretto a muoversi lontano dalla porta, impossibilitato a dialogare in maniera efficace con i compagni, a volte addirittura costretto a rincorrere i giocatori avversari. Obbligato anche ad inseguire lanci lunghi dalla difesa, praticamente mai assistito in maniera efficace. Chissà che non abbia rinfacciato al suo amico Pjanic di averlo convinto a venire a Roma, dove non poteva sapere che tutto si sarebbe fatto meno che giocare a calcio. O che invece abbia dato ragione all’altro suo compagno di nazionale Lulic dell’altra sponda della capitale, che gli aveva sconsigliato questa esperienza. Per il momento il suo score offensivo è quanto mai deludente: tre gol in campionato, di cui solo uno su azione realizzato contro la Juventus e due in Champions League. Chissà che invidia sta provando Dzeko nel vedere i suoi colleghi che giocano in Italia realizzare caterve di gol, da Higuain passando per Dybala e Mandzukic fino ad arrivare a Bacca. Finalizzatori di una manovra che ha lo scopo di favorire gli attaccanti e non di farli giocare lontano dalla porta in veste di centrocampisti aggiunti. Eppure Edin in campo si danna l’anima, si muove in continuazione su tutto il fronte dell’attacco, segue alla lettera le folli indicazioni tattiche della parodia di allenatore che occupa la panchina della Roma. Dimostrando un impegno ammirevole e una professionalità che si riscontra meno in altri compagni. Certo che a ripensare all’esordio in maglia giallorossa nell’amichevole contro il Siviglia, dove aveva mandato in visibilio la platea con un gol alla Batistuta dopo pochi minuti, è impossibile non essere assaliti da un profondo senso di amarezza.

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