Sampdoria e Sassuolo: le due facce della programmazione

Pubblicato il autore: Luca Bonaccorso

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Il calcio è fatto di emozioni, sensazioni, belle giocate: dietro tutto questo però ci deve essere una macchina operativa che gestisca al meglio tutte le varie situazioni attuali e progetti al meglio quelle future.
Queste belle parole possono esser raggruppate in un solo termine: programmazione. Se questo lavoro viene fatto bene col tempo si vedono i frutti, diversamente invece sono dolori.
Prendiamo come esempio Sampdoria e Sassuolo, ieri avversarie al Ferraris di Genova: in campo il dominio degli ospiti è stato lampante, sotto tutti gli aspetti.
La squadra di Di Francesco stava nettamente meglio fisicamente, ha giocato in maniera spettacolare, con automatismi perfetti dove ognuno sapeva benissimo cosa fare: gli uomini di Montella invece erano disorientati, intimoriti, imprecisi e senza idee.

SASSUOLO. Il Sassuolo è una società con uno stadio proprio, che sta bene economicamente, che se vuole un giocatore se lo prende, che sa valorizzare benissimo i propri giovani oltre che acquistarne altri di prospettiva e che soprattutto punta fortissimo sugli italiani (gli unici stranieri sono comunque gente validissima come Vrsaljko, Defrel e Duncan). Il tutto coadiuvato da un lavoro maniacale del proprio allenatore, giovane ed italiano ovviamente: Eusebio Di Francesco. Lui è il tecnico della promozione, esonerato durante la prima stagione quando le cose non andavano benissimo, ma prontamente richiamato dopo qualche mese: il tecnico conosce alla perfezione le caratteristiche dei suoi giocatori e dell’ambiente dove si allenano. Se la squadra poi esprime un gioco così spettacolare, quasi a memoria, gran parte del merito non può che essere suo:  come suo è anche il fatto di riuscire a lanciare giovanissimi di talento (vedi Fontanesi l’anno scorso  e Pellegrini quest’anno), con grande personalità, e che sembrano più maturi dell’età che hanno.
Sassuolo è un’isola felice dove chi gioca vive di luce propria mentre chi se ne va viene degnamente sostituito: prendete Zaza, ceduto alla Juve, e sostituito da Defrel, Falcinelli oltre ai già presenti Floro Flores e Floccari. Oppure Berardi quest’estate molto probabilmente lascia l’Emilia Romagna? Ecco già Politano, acquistato in prestito ma con diritto di riscatto: veloce, tecnico, con un gran sinistro e capace di far impazzire ieri totalmente la difesa della Samp. Quest’anno magari inizia ad adattarsi nell’ambiente e fra due anni per acquistarlo dai neroverdi ci vogliono almeno 20 milioni: questa è programmazione.

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SAMPDORIA. Il discorso riguardante la squadra di Ferrero è abbastanza arduo: in pratica è come se in un anno e mezzo siano stati messi in piedi tre progetti. L’anno scorso con Mihajlovic si era pensato di far le cose in grande acquistando Eto’o, ma vendendo gente come Gabbiadini: quest’anno poi con Zenga la squadra è stata fatta dalla dirigenza. Difesa notevolmente indebolita dalla partenza di Romagnoli e mai sostituito degnamente, centrocampo fisico con Barreto e Fernando (due nuovi), e attacco con Soriano ( che con la testa però era già a Napoli e ancor prima a Milano con Mihajlovic), Eder (anche lui già si vedeva in nerazzurro) e Muriel (eterna promessa che però sta arrivando alla maturità senza esser mai esploso). L’eliminazione dall’Europa League è stata una mazzata e il rapporto tra il pubblico e Zenga si è subito deteriorato: il fattore Cassano da un lato ha placato gli animi, dall’altro ha fatto contare zero la parola del mister.
Montella adesso si trova una squadra che a livello fisico sta malissimo: sia col Milan che ieri infatti si è visto come i blucerchiati corressero con una forse due marce in meno rispetto agli avversari. I giocatori hanno paura nel provare una giocata (cosa fondamentale nel gioco di Montella) e se prima in casa si arroccavano in difesa e poi ripartivano (spinti da un pubblico esemplare che ieri non hanno smesso di cantare fino alla fine nonostante il risultato e la prova) adesso che devono impostare il gioco hanno notevoli difficoltà. Di conseguenza, per accontentare il nuovo allenatore, bisognerà tornare sul mercato in maniera abbastanza decisa e far sì che nasca il terzo progetto di fila: questa non è programmazione. Ma se si smette di cambiare potrebbe anche esserlo da qui in avanti.

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