Sentenza Bosman: il caso che stravolse il mondo del calcio

Pubblicato il autore: Michele Santoro

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Sentenza Bosman: il caso che stravolse il mondo del calcio – Era il luglio del 1990, la Germania era da poco più di un mese diventata Campione del Mondo, e le squadre di club cominciavano le prime sgambate in vista di una nuova, estenuante, stagione. Tutto normale se non per una notizia, che da un po’ di tempo, rimbalzava sui telegiornali di tutta Europa: un calciatore belga, Jean-Marc Bosman, aveva citato in giudizio, difronte la Corte di Giustizia della Comunità Europea, la sua ex squadra, l’RFC Liegi, la federazione calcistica belga, e l’UEFA, colpevoli, a suo dire, di aver bloccato il suo trasferimento ai francesi del Dunkerque, nonostante l’avvenuta scadenza del contratto che lo legava alla vecchia società. Il club transalpino non offrì ai belgi una contropartita in denaro sufficiente, e la squadra rifiutò il trasferimento.

Quel modesto calciatore belga, che in carrirera vinse solo una Coppa e una Super Coppa di Belgio, non immaginava nemmeno gli effetti, che la sua decisione avrebbe avuto, sul mondo del calcio. Il 15 dicembre del 1995 la Corte di Giustizia stabilì che il sistema, fino ad allora in piedi, costituiva una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori, e ciò era proibito dall’articolo 39 del Trattato di Roma. Per questo motivo, furono aboliti i limiti di tesseramento dei calciatori con passaporto comunitario, e in più, fu autorizzato il trasferimento gratuito ad altra squadra, di quei calciatori che avessero portato a conclusione il contratto che li legava ai precedenti club.

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La sentenza Bosman proibì, inoltre, all’UEFA e alla leghe calcistiche nazionali, di porre un tetto all’impiego di calciatori stranieri, sempre che questi fossero comunitari. All’epoca, i club avevano la possibilità di tesserare solo tre calciatori non nazionali; per la Corte di Giustizia ciò rappresentava un’ulteriore restrizione alla libera circolazione dei lavoratori.

Questa decisione ha contribuito, in modo determinante, a creare la fisionomia attuale del mondo del calcio: squadre che schierano formazioni con 11 stranieri, campionissimi che attendono la scadenza del loro contratto per cambiare club a costo 0, calciatori che finiscono ai margini del club perché “colpevoli” di essere in scadenza di contratto e riluttanti al rinnovo, extracomunitari alla ricerca di improbabili avi per accaparrarsi un passaporto che possa valere loro uno stipendio più alto (per via della mancanza di limitazioni nell’impiego di calciatori comunitari) oltre ad un evidente incremento della possibilità di cambiare squadra con facilità. E ancora: il peso dei procuratori nelle strategie di mercato di una società, le infinite sessioni di calciomercato, le minuziose, e alcune volte ingannevoli, clausole che permettono ad un calciatore di svincolarsi in qualsiasi momento, e tante altre innovazioni del calcio moderno, sono conseguenze, più o meno volontarie, della sentenza Bosman. Perciò se il calcio attuale è totalmente diverso rispetto a quello di trenta anni fa, ciò non è dovuto solo alla preparazione fisica e alla tenuta atletica di quei 22 ragazzi in calzoni corti in campo.

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Per la cronaca, la sentenza della Corte portò giovamento a migliaia di atleti, ma non a Jean-Marc Bosman, che da quel dicembre del 1995 collezionò solo una presenza col Visè, squadra della seconda serie belga. Troppo fastidio dava quella reputazione da “rompiscatole”, che causò ingenti perdite per le casse delle società di calcio. Nessuno lo volle più, e perciò cadde nel tunnel della depressione e del’alcolismo; oggi è vive solo grazie ad un modesto sussidio statale. Un calciatore dimenticato, come tanti: un contrappasso, beffardo, per chi, con la sua tenacia, ha rivoluzionato il mondo del calcio.

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