Tanti auguri Torino: altri 109 di questi giorni

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

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Anno 1906: nasceva il Torino Football Club (a oggi 109 anni di età). Nella notte, alcuni appassionati, in gran parte stranieri, sotto la guida dello svizzero Alfredo Dick davano vita ad un nuovo club, con maglia rossa e pantaloncini bianchi. I 23 soci fondatori eleggevano poi presidente un altro svizzero: Franz Schoenbrod. Tra gli assenti, che però aderirono all’iniziativa, anche Vittorio Pozzo, che poi diventerà il primo vero allenatore della squadra. Tra i soci fondatori italiani si ricorda Enrico Debernardi, Federico Ferrari Orsi, Oreste Mazzia, Giovanni Secondi, Giuseppe Baretto, Ettore Ghiglione, Vittorio Morelli di Popolo ed Enea Zuffi. La sede era la saletta dell’ammezzato della birreria Voigt, oggi bar Norman.

Il primo incontro ufficiale è giocato il 16 dicembre 1906, contro la Pro Vercelli, terminato 3 a 1 per i granata, di nome ma non ancora di fatto, poiché non disponendo ancora delle nuove casacche vestivano quelle arancionere ereditate dalla Torinese. La foto storica di quel primo incontro ritraeva un ragazzino destinato a rivestire un ruolo importantissimo nella storia del calcio italiano: Vittorio Pozzo. Il primo derby invece è giocato il 13 gennaio 1907, nel Velodromo Umberto I il Toro supera la Juventus per 2 a 1, successo poi replicato con il 4 a 1 un mese più tardi, piazzandosi secondo alle spalle del Milan. Nel 1912 entrava a far parte dello staff tecnico Vittorio Pozzo: con lui nel 1914, in piena epoca di calcio eroico, la squadra partecipava addirittura ad una tournée transoceanica, in Sud America, conclusasi con 6 vittorie in 6 partite, contro squadre del calibro della Nazionale Argentina e dei brasiliani del Corinthians. L’inizio della Grande Guerra vedeva sospeso il campionato di calcio.

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La squadra conosceva il primo periodo felice della sua storia sotto la presidenza del conte Enrico Marone Cinzano, che fa anche costruire attorno al Campo Torino le prime tribune di quello che poi diventerà lo Stadio Filadelfia, il 17 ottobre 1926, e che ospiterà tutti gli incontri interni dei granata fino al 1958. Sotto la sua guida il Torino vinceva il campionato per due anni di fila, nel 1927 e 1928 (il secondo revocato per la corruzione di un dirigente granata del terzino juventino Allemandi). Complice l’abbandono del conte Cinzano e l’emergere della Juve del Quinquennio, per il Torino iniziava un lento declino che nei primi anni trenta lo portava ad accontentarsi di piazzamenti a centro classifica. Tuttavia, dalla stagione 1935-36 iniziava una rinascita, che avrebbe gettato le basi per il periodo d’oro del Grande Torino.



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Squadra imbattibile, capace di vincere 5 titoli nazionali di fila tra il 1943 e il 1949 (senza contare l’interruzione del 1944) e una Coppa Italia nel 1943 (prima squadra a centrare il double Scudetto-Coppa Italia nella stessa stagione). Asse portante della Nazionale di quegli anni, il Grande Torino riuscì a portare fino a 10 giocatori in campo in azzurro. Capitano e leader indiscusso di quella leggendaria formazione era Valentino Mazzola. Il ciclo di vittorie veniva interrotto il 4 maggio 1949, quando l’aereo che trasportava la squadra, di ritorno da un’amichevole col Benfica giocata a Lisbona, andò ad infrangersi contro il muraglione posteriore della Basilica di Superga. La domanda che sorge a tutti spontanea è questa: cosa e quanto ancora avrebbe vinto questa squadra di invincibili? Ma questa è storia ormai.

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Il lento declino portava alla prima retrocessione in serie B nel 1959. Seguita poi una lenta risalita negli anni sessanta, che portarono il Torino a vincere lo scudetto nella stagione 1975-76 (27 anni dopo Superga), al termine di un’entusiasmante rimonta ai danni della Juventus di Carletto Parola. Negli anni successivi un nuovo lento declino non permetterà alla squadra di raggiungere questi risultati. E, al termine del campionato 1988-89, il Torino tornava in serie B. La serie cadetta sembrava rigenerare la squadra che, dopo una pronta risalita in A, sotto la guida di Emiliano Mondonico si qualificava per la Coppa UEFA. La cavalcata europea della stagione 1991-92 è quasi inarrestabile: i granata arrivarono alla finale eliminando, tra le altre, il Real Madrid. Ma la finale con l’Ajax sembrava stregata: dopo il 2 a 2 all’andata a Torino, ad Amsterdam finì 0 a 0 e coi lancieri campioni grazie alla regola dei gol fuori casa, nonostante tre legni colpiti dagli italiani e un dubbio contatto nell’area olandese che farà infuriare Mondonico (che si sfogò alzando una sedia al cielo). La stagione finirà col terzo posto. L’anno successivo arrivava la quinta Coppa Italia, conquistata ai danni della Roma. Dopo il 3 a 0 in casa granata che sembrava chiudere la contesa, nel ritorno a Roma si assisterà ad una palpitante partita che vedrà prevalere i capitolini per 5 a 2, grazie a 3 calci di rigore concessi dall’arbitro. Questa volta la regola dei gol fuori casa favorisce il Torino che si aggiudica il trofeo.

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Seguivano poi anni di crisi economiche, cambiamenti di presidenti e allenatori, ma i risultati continuavano a peggiorare: nel 1995 un derby perso 5 a 0 costò la panchina a Sonetti e la serie B alla squadra. Il ritorno in A avveniva nel 1998-99. Illusione effimera, visto che l’anno seguente era di nuovo B, ma conquistava subito la A nella stagione successiva. Gli ultimi anni sono voci vicine, ricordi nitidi e a colori, inutile soffermarmi troppo. La cosa importante è l’identità del Torino, mantenuta in vita dai suoi tifosi. Si ricorda, unica nella storia del tifo, la marcia popolare di circa 50.000 persone che il 4 maggio 2003 (all’indomani di un’ennesima retrocessione in B) affollerà le strade del capoluogo piemontese per ripercorrere la storia di questo club, partendo dai resti dello Stadio Filadelfia, passando davanti alla lapide commemorativa di Luigi Meroni (morì a 24 anni poco dopo la fine della partita Torino-Samp, investito da un’auto), piazza San Carlo, giungendo poi alla lapide dei grandi di Superga.


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