Tavecchio su Conte: “Come un figlio, ma morto un papa se ne fa un altro”

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista

Il commissario tecnico della Nazionale Antonio Conte (S) con il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, durante un sopralluogo allo stadio Dall'Ara in vista dell'amichevole di domani contro la Romania, Bologna, 16 novembre 2015. ANSA/GIORGIO BENVENUTI
Tavecchio su Conte, il presidente della FIGC minimizza sul probabile addio.
Morto un papa se ne fa un altro“. Con queste parole rilasciate ai microfoni di RaiSport, Carlo Tavecchio ha lasciato intendere che se Antonio Conte lascerà la Nazionale, non ne sarà fatto un dramma. Sarebbe sicuramente una grave perdita quella rappresentata dall’addio al termine degli Europei da parte del commissario tecnico, scelto peraltro da Tavecchio in prima persona, come ama spesso ricordare il presidente della FIGC. Conte ha saputo forgiare l’Italia sulla base dei principi tattici e di gioco cari alla sua concezione del calcio, e i risultati arrivati tutto sommato sono stati superiori alle legittime aspettative createsi attorno ad un gruppo tutt’altro che irresistibile dal punto di vista tecnico e nel bel mezzo di una transizione che dura ormai da anni. L’ex allenatore della Juventus è riuscito ad imprimere il suo spirito nelle menti del gruppo azzurro, e sotto il profilo del gioco anche se a intermittenza si sono fatti registrare notevoli miglioramenti rispetto alla gestione Prandelli, molto basata sul talento dei singoli, da Cassano a Balotelli passando per Pirlo e De Rossi.

Tavecchio su Conte: “Se dovesse decidere di andare, morto un Papa se ne fa un altro“.
Sono sicuro che Antonio Conte rinnoverà, lui per me è come un figlio – ammette Tavecchio non senza cadere nella retorica –. Ma se dovesse decidere di andare via, come dico sempre morto un Papa se ne fa un altro“. Come ricordato, la scelta di Antonio Conte è il fiore all’occhiello della gestione federale altrimenti fallimentare da parte di Tavecchio. Senza il coinvolgimento profondo dello sponsor tecnico ufficiale, la Puma, non sarebbe stato possibile portare Conte dov’è adesso, ma è indubbio che il suo lavoro rappresenti l’occasione di riscattare una gestione del movimento calcistico nostrano che ha lasciato a desiderare negli ultimi anni. Non basterà a far passare in secondo piano la lunga sequela di gaffe collezionate dal presidente della FIGC, macchie indelebili per la persona ancor prima che per il dirigente sportivo comasco, ma è indubbio che il solo fatto di averlo scelto consenta a Tavecchio di ostentare una certa sicumera quando parla pubblicamente di Conte. “Che il nostro ct stia studiando l’inglese da un anno non è una notizia clamorosa, oggi è giusto conoscere la lingua“. Ora va bene tutto, ma sembra utopico pensare che una persona di oltre 40 anni a cui non manca niente come il tecnico salentino, serva imparare l’inglese per fini che vadano al di là del lavoro.

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Tavecchio su Conte: Man United e Chelsea fortemente interessate al c.t., da non escludere il PSG per il dopo Blanc.
La vanità di Conte era stata solleticata dalla Premier League già ai tempi dell’addio della Juve, alla fine di quel terzo anno di successi durante il quale lo United, scontento di David Moyes, lo ha sedotto e poi abbandonato preferendogli il più esperto Luis Van Gaal. Molto probabilmente la dirigenza dei Red Devils si è presto pentita di quella scelta conservativa, e con lo 0-2 che sta maturando oggi al Britannia Stadium di Stoke-on-Trent il tecnico olandese potrebbe già lasciare. Si è parlato anche di un clamoroso, imminente approdo ad Old Trafford di Josè Mourinho, qualora però si optasse per un traghettatore fino al termine della stagione, non è da escludere la candidatura di Conte, oltre a quella scontata dell’inesperto ma carismatico Ryan Giggs. Ma non c’è solo lo storico club di Manchester su di lui, perché Conte figura nella lista di Roman Abramovich per ripartire l’anno prossimo dopo l’esonero dello special one.
Fuori dalla Premier League c’è sempre l’interesse del PSG, mai pienamente convinto di Laurent Blanc e alla ricerca di un tecnico che sappia imprimere una svolta all’interno di un club costruito per imporsi necessariamente a tutti i livelli. Una scelta sulla falsariga di quella compiuta dal Man City con Guardiola, seppur con le debite proporzioni rispetto a Conte. Entrambi, comunque, sono allenatori che richiedono un coinvolgimento profondo degli uomini nel loro credo calcistico, inteso quasi in modo confessionale. L’augurio è che prima dell’addio, ormai pressoché certo, Conte riesca a farci divertire agli Europei di Francia 2016. Lo deve a chi lo ha scelto, corrispondendogli uno stipendio che va oltre i canoni standard della Nazionale; lo deve agli italiani che da troppo tempo soffrono per la Nazionale e vengono anche criticati per un inevitabile allontanamento emotivo dalle sorti azzurre in sede di qualificazione; lo deve a sé stesso, perché tutto sommato se vuole ambire a condurre alla Champions League un top club mondiale, deve dimostrare di più in campo internazionale rispetto a quanto fatto intravedere alla Juventus.

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