Van Gaal e Rudi Garcia: due allenatori in cerca di un “gioco”

Pubblicato il autore: Marco Ronci Segui

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Van Gaal e Rudi Garcia: due allenatori in cerca di un “gioco” – “Abbiamo un pilota di Micro Machines alla guida di una Ferrari”. Quante volte avete sentito su Facebook, nei bar, per strada questa critica all’allenatore della vostra squadra? Sicuramente tante, soprattutto ora se siete tifosi di Roma e Manchester United. Due allenatori, ottimi allenatori sulla carta ma che non hanno mai avuto in testa nessuna idea di gioco per la loro squadra, con conseguenze molte volte disastrose. Basta guardare il Manchester United nell’ultimo periodo: in Premier dimostra nei punti di essere ancora in piena corsa per il titolo ma esprimendo un calcio a tratti noioso, soprattutto per chi era abituato a vedere ben altre partite all’Old Trafford.

Ma è proprio in Champions che si è concretizzato il vero disastro della gestione di Van Gaal. Un girone sulla carta “abbordabile” per i Red Devils si è rivelato fatale. Eliminati insieme al Cska Mosca, dietro a Wolfsburg e Psv l’ex squadra di Depay. E pensare che il giovane talento olandese aveva annunciato il suo addio ai lancieri affermando:” Vado a vincere la Champions con il Manchester United…“. Certo l’infortunio di Rojo ma soprattutto di capitan Rooney non hanno aiutato molto il tecnico olandese, già però da mesi in totale confusione in particolare per quanto riguarda formazione e 11 titolare. Non dimentichiamoci di una società in grado di spendere (male) ben 140 milioni per una campagna acquista che più che faraonica preferisco definire: sopravvalutata. 50 milioni per il 19enne Martial che ancora non aveva dimostrato nulla in patria, 35 per Scheneiderlin centrocampista si utile ma che non merita una cifra del genere. Acquisti che sono mancati soprattutto nel reparto difensivo, escludendo l’ottimo trasferimento di Darmian che (indovinate un po’…) sembra aver rotto proprio con Van Gaal.

Il discorso per quanto riguarda i giallorossi è diverso ma neanche troppo. In campionato nulla è ancora compromesso: 5 punti separano gli uomini di Garcia dalla vetta occupata dall’Inter. Ma quello che sembra mancare è anche qui è un gioco. Dalla vittoria nel derby, la Roma non ha più espresso un calcio degno di nota. In pieno stile Garcia, che dimostra sempre più non essere in grado di gestire un tipo di gioco per tanto tempo soprattutto quando quei due o tre giocatori fondamentali si infortunano (vedi Gervinho e Salah), l’ottimo inizio di stagione si è già in parte trasformato in qualcosa di difficile digestione per i tifosi sempre meno affezionati al tecnico francese (ma lo sono mai stati?).

In discorso Champions è un vero paradosso. Non ricordo una squadra riuscire all’ultima partita (pareggiando!) ad aggiudicarsi il secondo posto nel girone soffrendo contro una squadra più che mediocre come il Bate Borisov, passando quindi il turno, essere sommersa dai fischi. Il perché? La Roma passa agli ottavi con nessun merito ma solo tanta fortuna. Con 6 punti e una vittoria, i giallorossi si ritroveranno ad affrontare un ottavo di Champions molto rischioso e, per molti tifosi, già segnato. E pensare che la Roma ha (lo ha dimostrato in questi anni) un potenziale economico-societario alle spalle che ha sempre garantito a Garcia una squadra competitiva per ogni torneo. Ma se in 5 anni di gestione Garcia questa squadra non ha portato a casa nulla sarà solo colpa dei giocatori? Credo di no. Anche qui Garcia, come Van Gaal, difficilmente ammette i suoi errori e la lista in questo caso sarebbe infinita, basta ascoltare i tifosi che ogni domenica seguono la squadra. L’esempio di come Garcia non abbia un gioco c’è già stato più volte ma contro l’Atalanta di Reja è stato raggiunto il massimo: giocatori portati all’esasperazione dopo non aver mai riposato neanche una partita (si guardi Digne, Manolas e Naingolann sempre in campo in ogni competizione, Dzeko più volte fuori posizione, Iturbe che correva a vuoto. Prestazione che poi si è ripetuta a Torino.

Per concludere è chiaro come sembrano esserci diversi punti in comune tra questi due allenatori ma niente di più che la confusione e la mancanza di gioco li unisce. Se ci mettiamo poi l’orgoglio e la presunzione di non sbagliare mai ecco lì che la frittata è fatta.

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