Zeman: dall’amaro ai canditi e un posto con vista salvezza

Pubblicato il autore: Vassalli Riccardo

 

zeman per supernews
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rano gli inizi di luglio quando il FC Lugano ufficializzò Zdednek Zeman sulla panchina del Lugano ed il navigato allenatore salpò per la sua nuova avventura. Anche in questo caso, come sempre quando il boemo viene chiamato ad allenare una squadra, il mondo pallonaro si spacca in due. Da una parte ci sono gli amanti della filosofia del bel calcio, quelli che indipendentemente dal risultato apprezzano il gioco frizzante e le grandi folate offensive delle squadre targate ZZ. Dall’altra ci sono gli oppositori, numerosi anche essi, quelli che rigorosamente puntano il dito contro Zeman e le sue idee spregiudicate e mai flessibili. Ma Zeman è cosi, prendere o lasciare, amare o odiare. Il presidente del Lugano, Angelo Renzetti, queste riflessioni le ha sicuramente ponderate decidendo di offrire la panchina bianconera all’ ex Cagliari. In Svizzera non è stato diverso, sebbene il gioco del calcio sia molto diverso da quello conosciuto da Zeman nel suo girovagare. La scelta di Renzetti ha spaccato in due l’opinione pubblica. In tanti vaticinavano il Lugano con Zeman già retrocesso, sostenendo che si trattasse solo di un’operazione mediatica fine a sé stessa e che il boemo non sarebbe nemmeno arrivato al famoso e ritrito concetto del“panettone”. A metà stagione chi ha ragione? Semplicemente quelli che hanno aspettato a dare giudizi affrettati. Quelli che partita dopo partita hanno saputo riconoscere il lavoro svolto dall’allenatore e dal suo staff, quelli che hanno sempre subordinato il risultato al giudizio, spesso ahimé indulgente, di chi rimane convinto che il progetto attuale del Lugano sia un’incubatrice dalla quale da un momento all’altro stia per sbocciare la nuova meravigliosa creatura griffata Zemanlandia. E allora vittoria o no, diamo tempo al mister.
L’inizio non è stato dei più promettenti con tre sconfitte e una vittoria nelle prime quattro gare, tra queste l’umiliante 6:1 subito in casa del Grassopher. Dopo gli zurighesi il Lugano ha espugnato Berna, la capitale, sconfiggendo 0:1 lo Young Boys; poi altre tre sconfittee tanti rimpianti per le occasioni non appieno capitalizzate. Tra pareggi e sconfitte, per raggiungere la seconda vittoria stagionale bisogna aspettare il 18 ottobre, quando i ticinesi sconfisserero 3:1 il San Gallo. È stata proprio la partita contro il San Gallo a dare la svolta alla stagione di Zeman, in seguito solamente due sconfitte, tre vittorie e due pareggi. È quanto basta ai ticinesi per assicurarsi il terzultimo posto in classifica. Di questo filotto positivo c’è una partita, più di tutte, che bisogna assolutamente considerare per poter valutare l’evoluzione della squadra. Ricordati il 6:1 subito col Grassopher? Lo scorso 6 dicembre a Cornaredo le cavallette, attuale seconda forza del campionato di Super League, dietro unicamente ad un mostruoso Basiela, sbarcavano a Lugano con le stesse voraci ambizioni. Zeman e i suoi ragazzi hanno invece sconfitto per 4:1 il GC, tra lo stupodre generale di Cornaredo, vendicando cosi la pesante sconfitta dell’andata e lanciando un messaggio forte e chiaro a tutte le squadre del campionato, tradotto in termini espliciti: il Lugano c’è e cresce di partita in partita.
Ma le buone notizie per gli ammiratori del boemo non sono finite qui. Come in tutte le altre nazioni, anche in Svizzera si gioca la Coppa Nazionale, chiamata semplicemente Coppa Svizzera. Anche in questa competizione il Lugano sta stupendo, con la complicità di un calendario benevolo, approdando in semifinale. La squadra allenata da Zeman ha avuto la fortuna di giocare con squadre di categorie inferiori, faticando peraltro parecchio, come Castello, Bellinzona, Winterthur e Köniz. Quello che conta alla fine è il risultato e un posto nella top 4 è sicuramente un riconoscimento ed un traguardo ragguardevole per tutto l’ambiente calcistico ticinese e pertanto motivo di vanto. La stagione è ancora lunga e può regalare altre sorprese, positive o negative che siano, quindi Zeman non può mollare ancora la presa. E se proprio vogliamo usare la metafora del panettone, ce lo immaginiamo gustare fino in fondo anche uva e canditi di questo dolce natalizio cosi tanto apprezzato anche in Canton Ticino, alla faccia di chi lo ha sempre criticato.

 

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