La storia del 3-5-2, tra zona Mista e Lavoisier

Pubblicato il autore: Senio Calvetti Segui

antoine-lavoisier-1

Uno dei moduli più utilizzati negli ultimi anni, ma non è una novità, il 3-5-2 affonda le sue radici molto lontano.

Antoine-Laurent de Lavoisier, chimico, biologo ed economista francese della seconda metà del settecento fu il primo ad enunciare la Legge della Conservazione della Massa secondo la quale: nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Una verità assoluta, applicabile in qualsiasi campo…anche nel calcio.

Uno dei moduli maggiormente utilizzati in questi ultimi anni è il 3-5-2, passando da Mazzarri, autentico fondamentalista di questo schieramento, fino ad arrivare al Toro di Ventura, passando per la Juve dei record di Antonio Conte, si può affermare con una certa tranquillità che il 3-5-2 ha molte sfaccettature e diverse interpretazioni, ma ha un solo discendente: la Zona Mista, conosciuta fuori dai nostri confini come Gioco all’italiana.

La Zona Mista inizia ad affermarsi intorno alla seconda metà degli anni ’70 ed ha fra i suoi principali cultori Gigi Radice, memorabile lo scudetto vinto a Torino nel 1975/76, con la grande novità del pressing degli attaccanti sui difensori, in particolare quello dell’inesauribile Graziani; Giovanni Trapattoni, che riuscì a vincere praticamente tutto con la sua Juventus ed Enzo Bearzot, vincitore di un campionato del mondo in cui eravamo dati per spacciati fin dalle primissime battute.

Leggi anche:  Portieri Juventus: Dino Zoff difende Szczesny e ha fiducia in Perin

La zona mista prevedeva un libero, staccato dietro a tutti, privo di marcature, una sorta di regista difensivo pronto a raddoppiare o a sostituirsi ad uno dei difensori se saltato; uno stopper, che giocava qualche metro davanti al libero con il solo ed unico compito di occuparsi e seguire ovunque il centravanti avversario; un terzino destro, che aveva gli stessi compiti dello stopper, ma nei confronti dell’ala sinistra. Il terzino sinistro o terzino fluidificante, doveva occuparsi dell’ala destra, ma aveva licenza di sganciarsi in attacco fino ad arrivare al cross. Se il libero poteva essere definito come un centrocampista prestato alla difesa, il mediano era l’esatto contrario, giocava qualche metro avanti allo stopper ed aveva il compito di non far passare niente e nessuno da lì, prendendosi particolarmente cura delle caviglie di ogni numero 10 che gli si presentasse davanti…Furino docet! Davanti al mediano due mezzali: il numero 8, generalmente un chilometrista duttile e dinamico, bravo negli inserimenti, e il numero 10, il regista, il cervello della squadra, che poteva disinteressarsi di qualsiasi cosa in fase difensiva, bastava che si accendesse al momento opportuno.

Leggi anche:  Juventus- Sampdoria: i bianconeri si allenano, in porta spazio a Perin

In avanti un’ala tornante, la destra, che doveva preoccuparsi anche delle incursioni del terzino avversario, un’ala sinistra o seconda punta, che giocava un po’ più accentrata dell’ala tornante, per lasciare spazio alle incursioni del fluidificante e il centravanti, terminale offensivo, inseparabile dal numero 9.

La zona mista dominò il calcio italiano fino alla seconda metà degli anni ’80 e venne spazzata via dal 4-4-2 “sacchiano” che ne mise in evidenza tutti i punti deboli in maniera eclatante, rendendola obsoleta e superata. Una volta Cesare Maldini disse: il calcio è un pendolo, lentamente si sposta verso un estremo, raggiunto il quale riprende a spostarsi dalla parte opposta. Non è la Legge della Conservazione della Massa, ma è un’altra sacrosanta verità. Infatti di lì a pochi anni il metodo più efficace per contrastare un 4-4-2 ben fatto, fu quello di riadattare la zona mista alle esigenze del calcio moderno…nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

Fu così che nacque il 3-5-2: libero, stopper e terzino destro schierati in linea, per applicare il fuorigioco, e con zone di campo equamente ripartite; il terzino sinistro alzato di qualche metro, l’ala destra abbassata di qualche metro, quel tanto che basta per portarli sulla linea dei centrocampisti, ma pronti a scalare sulla linea dei difensori in fase difensiva. I tre centrocampisti hanno sostanzialmente gli stessi compiti; o meglio, un centrocampo ben assortito e con giocatori dalle diverse qualità rende sempre meglio e di più, anche se c’è da dire che adesso non è più concesso a nessuno di fare il “veneziano”. In avanti le due punte variano movimenti e schemi a seconda delle loro caratteristiche, ma anche qui, si tende a puntare quasi sempre sulla diversità, una forte e strutturata, l’altra rapida e ficcante.

Leggi anche:  Insulti razzisti a Maignan: identificato il tifoso

Fra le principali ragioni che hanno portato il 3-5-2 ad essere estremamente utilizzato c’è il fatto che consente di non lasciare mai, o quasi mai, i difensori soli nell’uno contro uno, situazione oltremodo temuta in questi ultimi anni; uno dei suoi svantaggi è la necessità di avere esterni dai polmoni d’acciaio se si ha intenzione di fare una fase offensiva efficace.

In questi ultimi mesi, in questo campionato, però, sembra esserci una leggera inversione di tendenza, il pendolo potrebbe aver raggiunto l’estremo ed essere nuovamente pronto a lanciarsi dalla parte opposta; l’unica certezza rimane Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

  •   
  •  
  •  
  •