Alvaro Morata, da ranocchio a principe andata e ritorno

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

morata
Nel calcio nostrano ci vuole veramente poco a diventare una stella, come pure a vedere la propria luce offuscarsi sempre più. Il passo è breve: i giornali ti esaltano, i tifosi si innamorano, ma il calcio crea e distrugge, basta un niente. Lo sa bene Alvaro Morata, attaccante spagnolo della Juventus.
Il ragazzo promette bene, fa tutta la trafila Real e fa vedere doti tecniche notevoli. Arriva fino alla prima squadra, viene arruolato coi grandi per volontà di Mou che rimane affascinato da questo diciottenne dal fisico possente dotato di tecnica brillante. Decide di portarselo negli Usa per le consuete amichevoli di esibizione, le solite partitelle di inizio stagione, ma le indicazioni sono buone.
Da una normale tournée estiva all’esordio vero e proprio di tempo ne passa, Morata dovrà aspettare dicembre per assaggiare l’erba del Bernabeu. Una manciata di minuti, tanto per sostituire Di Maria, tanto per sentire l’effetto che fa. E’ il 2010 ed è ancora presto per Alvaro.
Bisognerà aspettare due anni per la prima rete con le merengues: assist e gol contro l’Ajax in Champions. Tra Alvaro e la coppa dalle grandi orecchie è amore. Poi a febbraio si svergina anche in campionato, contro il Rayo.
Dal 2014 si allena stabilmente con Ronaldo e compagni, gioca di più e fa vedere bei numeri, non segna tantissimo ma la considerazione che Ancelotti gli riserva è segno che l’intuizione di Mourinho fosse corretta. Non si è trattato  di un delirio frutto della calura estiva. Vince la Champions, la decima per il Real, ultimo cioccolatino prima di salutare il Bernabeu.
La Juve punta forte su di lui. Gli attaccanti spagnoli vanno di moda, Llorente ha appena concluso la sua prima stagione a Torino segnando a ripetizione, Morata non sembra così indispensabile, ma è un ragazzo di prospettiva e vale la pena provarci. Un giovane in erba che costa già come un big, Marotta caccia sul tavolo 20 milioni, il Real non vuole perderlo a titolo definitivo e, per tutelarsi, inserisce il diritto di recompra a 30 milioni.
Inizia l’avventura all’ombra della Mole, non proprio nel migliore dei modi. Al secondo giorno di allenamento, in seguito a uno scontro fortuito di gioco, si infortuna al ginocchio destro. Il responso medico è una pugnalata: due mesi di stop e arrivederci a fine settembre. Una mazzata per Alvaro.
Morata ha voglia e brucia i tempi, il 27 settembre segna la prima rete contro l’Atalanta e, a inizio novembre, una doppietta con il Parma, a conclusione di un roboante 7a0.
E’ in Champions che emerge la stoffa Real. Morata fa fuori il Borussia con due gol, contro il Monaco non segna ma fa vedere belle giocate, infine si scatena contro le spagnole. Il ragazzo sente aria di casa e purga il Real sia all’andata che al ritorno: prende in mano la Juve e la porta ad accarezzare il sogno, a sfiorare quella coppa con cui ha sempre dimostrato di avere uno speciale feeling.

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Ora però ci sono gli extraterrestri e davanti a loro il miracolo non si compie. Segna ma non basta, la forza d’urto blaugrana è un’onda che ti travolge e che ti porta via, ma lui e la Juve escono a testa altissima.
Morata è il nuovo che avanza, il leader della vecchia Signora. E’ fisico, è forza, ma anche talento, è amato da tutti. Se ne va Tevez e la Juve è orfana del suo leader, arriva Dybala, un altro colpo da novanta. A Torino sbarca anche Mandzukic, prima punta di spessore europeo, e Zaza a completare il reparto.
La certezza sembra essere Alvaro, ma succede qualcosa. Si rompe quel meccanismo perfetto, quella sintonia che aveva fatto innamorare i tifosi bianconeri del giovane spagnolo. Segna al City e al Siviglia, giusto per non perdere il vizietto in coppa, ma poi più nulla, il buio. Prestazioni rivedibili, gol sbagliati, poca concretezza e un mare di incertezze, le prime critiche, i malumori e poi i fischi veri. L’umore va di pari passo con le giocate.
Zaza, in partenza l’ultima ruota del carro, segna a ogni occasione, Mandzukic finisce l’anno alla grande e Dybala incanta tutti: è già finita l’era di Morata alla Juve?
I numeri sono spietati e dicono di si, però a febbraio sarà di nuovo Champions e chi lo sa che può succedere. Il calcio è spietato, il ranocchio ritornerà ad essere un principe? Eroe di coppa o Llorente bis?

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Paolo Bellosta

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