Calais, la favola che sognano ad Alessandria

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

calais
Alessandria vs Milan è la classica sfida impossibile. Davide che sfida il gigante Golia: una scontro impari, all’apparenza. La grande squadra contro il grande sogno, la favola contro la realtà. Il calcio è bello anche per questo, perché a volte, poche ma ogni tanto succede, l’irreale si materializza.
I Grigi hanno già fatto un miracolo ad arrivare in semifinale, erano 32 anni che una squadra di serie C, o Lega Pro, non raggiungeva un simile obiettivo.
Era un altro calcio, un torneo con modalità differenti. Il Bari di Bruno Bolchi fa fuori Platini agli ottavi e ai quarti la Fiorentina di Antognoni e Passarella, sarà il Torino di Bagnoli a stoppare la cavalcata dei Galletti. Proprio a Torino la storia si ripropone, una nuova trasferta per l’Alessandria perché il Moccagatta è troppo piccolo per ospitare una partita del genere.
Una semifinale che per l’Alessandria è una festa, comunque vada.
I miracoli poche volte accadono, ma ogni tanto succedono, altre volte si sfiorano. In questo senso, il ricordo più nitido è quello del Calais, stagione 1999-2000. L’anno dell’amaro golden gol del futuro juventino Trezeguet e del gol scudetto di Calori nella piscina di Perugia, ma è stato anche l’anno di una favola stupenda.

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Il sogno dei canarini: la Francia impazzisce per il Calais

Il Calais è una squadra di dilettanti, di gente che in settimana lavora, di operai e magazzinieri, di ragazzi che giocano per divertimento, per pura passione. La favola inizia per gioco, il club partecipa alla Coppa di Francia e dopo una serie infinita di turni preliminari si arriva al primo vero ostacolo. Il Lille, squadra di seconda divisione, candidata a salire in Ligue 1, sembra un avversario imbattibile, ma non è così: ai rigori passa il Calais. Neanche un errore nella lotteria finale. Fortuna, inconsapevolezza, leggerezza e incoscienza? Forse, ma si va avanti. Dopo sarà la volta del Cannes, battuto di nuovo dagli undici metri. Un vero miracolo e il bello deve ancora arrivare.

calais, coppa di francia
Lo Strasburgo di Chilavert viene sconfittto per 2a1, in semifinale l’avversario sarà il Bordeaux di Dugarry. Sembra la classica partita di inizio anno, una sfida per scaldare i muscoli in vista della nuova stagione: questa volta no, questa è una partita vera.
La magia, la fortuna, il destino ha portato il Calais a giocarsi la finalissima. A Bordeaux ringraziano e si sfregano le mani per una partita già scritta, ma le cose andranno diversamente. Jandau, calciatore e impiegato del club, alimenta il sogno: 1a0. Mancano pochi minuti e il Bordeaux pareggia, tutto finito? Manco per sogno, Millien, maestro elementare, sigla il 2a1 e Gérard mette dentro il pallone per la terza volta: finisce 3a1 e il Calais è in finale!
Il 7 maggio del Duemila, lo Stade de France, quello della finale mondiale Francia- Brasile, ospita i ragazzi del Calais. Davanti a 80 mila spettatori va in scena la finalissima contro il Nantes.
Al minuto 34 succede l’impossibile: Dutitre porta avanti i canarini, finisce il primo tempo e il Calais e a 45 minuti dal sogno. Quarantacinque giri di lancetta.
Si ricomincia e arriva il pareggio, una doccia gelata. Il Calais tiene botta, il portiere Schille salva ripetutamente i suoi, fino a pochi attimi dalla fine: l’arbitro Claude Colombo fischia un rigore inesistente a favore del Nantes. E’ un’ingiustizia, un sogno non può spegnersi così.
Sibierski va sul dischetto e segna: finisce 2a1, finisce il sogno. Un rigore inesistente condanna il Calais, il calcio, come la vita, si dimostra brutale e si rompe l’incantesimo sul più bello. Vince il Nantes, ma le emozioni che questa squadra di dilettanti ha profuso lungo il suo cammino sono stampate nella memoria collettiva.

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calais, ora l'alessandria
L’Alessandria non è il Calais, l’Alessandria è una squadra di professionisti che ha raggiunto un risultato storico. La favola francese è un qualcosa di unico, però le emozioni sono analoghe. La passione che anima certe storie ci fa amare dannatamente questo magnifico sport, ci fa vibrare il cuore, ci fa capire che quasi sempre Davide si prende delle sonore sberle da Golia, ma quando riesce a vincere, o anche solo a sfiorare il sogno, allora si scatena un qualcosa di magico, di inspiegabile, di tremendamente bello. Quel qualcosa che ci fa fare pace con lo schifo che spesso, troppe volte, il calcio si porta dietro.

Paolo Bellosta

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