Confronti e differenze tra la vecchia e nuova Roma di Spalletti

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

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Domenica allo Stadio Olimpico ritornerà la Roma dello Spalletti bis, impegnata contro l’ultima in classifica Verona. Molti si domanderanno come si adatterà il vecchio 4-3-2-1 spallettiano con i giocatori attuali della Roma, che sulla carta potrebbero essere anche più forti dei calciatori di cui disponeva il tecnico di Certaldo. Ma c’è così tanta differenza tra le caratteristiche dei giocatori di adesso con quelli della vecchia Roma? Proviamo a fare un confronto:

Portieri:

Doni: probabilmente l’ultimo portiere qualitativamente degno di nota della Roma. Grazie ad alcune grandiose prestazioni in Coppa Uefa tolse il posto a Gianluca Curci, promessa mancata proveniente dal vivaio giallorosso. Con Spalletti divenne titolare inamovibile e condì il suo periodo alla Roma con spettacolari parate e poche sbavature. A causa di diversi infortuni perse il posto e venne sostituito dal suo connazionale Julio Sergio. Può vantare 149 presenze col club giallorosso.

Szczęsny: il portiere polacco è da soli quattro mesi nella Capitale e ha un andamento fin troppo altalenante. Quel che è certo però, è che possiede buone qualità e potrebbe ancora crescere. Da ricordare soprattutto nelle eccellenti prestazioni contro la Juve e il Bate. Se acquista maggior sicurezza e migliorerà nel rendimento, potrà essere una delle migliori risorse della Roma.

Nel confronto comunque, è la storia ha decretare che Doni è il migliore tra i due, anche se possiedono caratteristiche abbastanza simili e il polacco ha ottimi margini di crescita.

Difesa:

Mexes: con la Roma il difensore francese ha fatto le sue stagioni migliori. Vero e proprio pilastro della difesa di Spalletti, Mexes ai tempi era uno dei centrali più richiesti di Europa ed è stato uno dei pezzi da novanta della squadra. Con il Milan ha sempre avuto un ottimo rendimento, ma non paragonabile a quello della sua parentesi giallorossa.

Rudiger: stesso discorso di Szczęsny. Anche lui è qui da poco tempo e ha ottime potenzialità, ma le disattenzioni in difesa sono un grosso difetto che deve risolvere. Il ragazzo però è giovane (22 anni) e si è reso protagonista di sostanziose performance in cui ha dato sfoggio delle sue abilità nel gioco aereo e  d’imponenza fisica.

Non si sa quanto potrebbe migliorare Rudiger, ma ciò che ha fatto Mexes nel suo periodo giallorosso è un obbiettivo difficile da raggiungere per qualunque difensore che veste la maglia della Roma, senza contare le migliori qualità in anticipo e con i piedi.

Juan: degno erede di Pluto Aldair, il brasiliano anche è stato uno dei migliori centrali che la Roma abbia mai avuto; non a caso era anche titolare della nazionale brasiliana. Nel club ha avuto un rendimento sempre altissimo e le partite sbagliate sono pochissime; un giocatore che ha sempre brillato anche quando la squadra giocava male. Eleganza, anticipo e impenetrabilità ne hanno fatto uno dei difensori più forti del periodo.

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Manolas: Il difensore greco possiede talento e grinta da vendere ed è uno dei giocatori meno criticati nell’ultimo buio periodo della Roma. Può senz’altro curare alcuni aspetti, come ad esempio gli eccessi d’ira e la sua esuberanza, ma stiamo parlando di un ottimo centrale, considerato uno dei migliori della sua generazione. Ha un futuro più che roseo dalla sua parte.

In questo caso si può dire che il greco ha ottime possibilità di raggiungere lo stesso livello di rendimento e qualità del brasiliano. Per quanto riguarda le caratteristiche, il greco non è molto dissimile al brasiliano, si potrebbe giusto dire che è più forte fisicamente.

Max Tonetto: “T-Max” non era certamente un mostro di tecnica, ma possedeva una gran velocità ed era uno che s’impegnava al 110%, e per questo è sempre stato benvoluto dai supporter. Peccato per il rigore sbagliato negli ottavi di Champions contro l’Arsenal che condannò l’eliminazione della Roma.

Dignè: instancabile motorino della fascia sinistra. Ha giocato quasi tutte le partite della stagione ed ha sempre dato un ottimo contributo alla squadra. Dovrebbe migliorare la fase difensiva (qualche errore di troppo), ma sulle sue qualità non si discute.

Qua si può dire che il francese ha molte più carte del calciatore triestino: ha iniziato il suo percorso in giallorosso in un’età migliore e possiede maggiori doti tecniche, ma ce ne vorrà per avere lo stesso cuore di T-Max.

Marco Cassetti: ha un posto speciale nel cuore dei tifosi per il gol segnato al derby del 2009, ma è anche ricordato per le sue velocissime discese e per la sua ottima duttilità, che lo poteva vedere sia come terzino che come esterno alto, mentre all’inizio carriera era centrocampista; si deve a Zeman la scelta di spostarlo a destra.

Torosidis/Maicon: il greco è uno che ci mette la gamba e grinta, ma non è coadiuvato da ottimi piedi, e ciò lo si riscontra soprattutto nei cross; potrebbe essere sostituito da Maicon non appena si riprenderà dall’infortunio e che potrebbe regalarci gli ultimi fuochi a suon di belle partite.

Ci si mette poco a decretare l’appannaggio a Cassetti in questo round, ma se si sostituirebbe il greco a Maicon, la sua vittoria non sarebbe per niente certa, sempre se parliamo del Maicon dei tempi migliori, quello che bucava difese e reti con la sua potenza devastante.

Centrocampo:

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De Rossi: è l’unico a non avere confronti con nessuno, se non con se stesso. Il De Rossi di Spalletti era semplicemente uno dei migliori centrocampisti del mondo, desiderato dai maggiori club europei, adesso “Capitan Futuro”  è un po’ arrugginito e acciaccato, ma il suo ruolo di leader e il suo impegno sono sempre da tenere conto.

Pizarro: chi non se le ricorda le sue finte secche, i suoi dribbling stretti e i lanci lunghi precisi al millimetro? Il cileno era un punto nevralgico del centrocampo spallettiano, la maggior parte delle azioni partivano dalla sua regia arretrata ben aiutata dalla sua ottima visione di gioco. L’unica pecca era che ogni tanto cincischiava troppo a centrocampo perdendo qualche pallone di troppo, ma l’apporto dato alla Roma di Spalletti è stato importantissimo e prezioso.

Naingollan: il “Ninja” non possiede le qualità di regia del cileno, ma può contare una maggiore forza nei contrasti e nell’abilità di recupera palloni. In più è un vero e proprio guerriero che da l’anima ad ogni match, inoltre si aggiunge anche un ottimo tiro dalla distanza.

Se dobbiamo misurare l’importanza che svolgono nella formazione e per la squadra, la preferenza andrebbe certamente per il cuore e la forza di Naingollan, che soppesa i suoi limiti tecnici.

Amantino Mancini: Doppi passi, scatti brucianti e un ottimo repertorio di giocate made in Brazil dell’esterno alto hanno regalato numerose gioie ai tifosi romanisti. Una perla il doppio passo che eluse il terzino del Lione Réveillèr, seguito poi dal suo poderoso destro che s’insaccò nell’incrocio; forse più spettacolare il gol di tacco al volo nel derby contro la Lazio. Tuttavia è sempre stato fin troppo discontinuo e umorale, poteva dare di più alla squadra.

Florenzi: velocità, potenza, cuore, anima e goal da cineteca. Non è un caso che il Barcellona sia interessato ad averlo nella propria squadra. La crescita che ha fatto questo ragazzo in questi anni è eccezionale e non accenna a smettere. Stiamo parlando di un futuro top player che potrebbe fare le fortune della Roma, soprattutto ora che Spalletti lo farà giocare in una posizione alta della fascia più congeniale a “Bello de’Nonna”.

Qua non c’è neanche da discuterne: Florenzi non avrà il bagaglio tecnico del brasiliano, ma è più incisivo, continuo e più attaccato alla maglia, senza levare il suo potenziale enorme.

Taddei: un altro brasiliano, anch’esso dotato di grande tecnica, specialmente con dribbling originali come “L’Aurelio”. Più regolare nelle ottime prestazioni del suo connazionale e difatti ha lasciato la società giallorossa nel 2014, giocando un anno con Garcia e adattandosi benissimo nello strano ruolo di mediano. E’ uno dei giocatori più affezionati della curva sud.

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Salah: l’egiziano sta facendo una buona stagione, peccato per il salto di alcune partite che hanno coinciso con la perdita delle buone prestazioni della squadra; segno di quanto è fondamentale il suo contributo in attacco. La velocità da centometrista è la sua arma in più.

Sebbene Taddei avesse uno sviluppato vizio del goal, Salah ha maggiori qualità offensive sotto porta e può essere maggiormente decisivo del brasiliano, che però ha dalla sua la storia e il grande amore che prova per la Roma che lo relega in posto speciale nel cuore dei tifosi.

Perrotta: uomo dai gol pesantissimi, i quali hanno deciso le due Coppe Italia vinte da Spalletti. Abilissimo incursore, aveva una gran intesa con il Capitano e segnava parecchio (49 reti totali con la Roma). Con la Roma ha guadagnato la Nazionale Italiana con la quale si è laureato campione del mondo nel 2006 insieme a Totti e De Rossi.

Pjanic: “Giotto” quest’anno sta brillando più del solito grazie alla sua efficacia nei calci piazzati e per le ottime prestazioni. I tifosi però faticano ad accettarlo a causa di alcune lacune caratteriali che lo fanno accusare di scarso impegno, e quando si scontenta non gioca ai suoi livelli abituali. Il talento del bosniaco è indiscusso però, e non un caso che il Real Madrid lo voglia acquistare.

Potenzialmente, Pjanic può fare meglio di Perrotta per via di un’abilità tecnica decisamente migliore dell’italo-inglese, ma per il lato affettivo può fare ben poco, i tifosi conservano ancora piacevolissimi ricordi su Perrotta, e se non cambieranno atteggiamento nei suoi confronti è facile pensare ad un suo imminente trasferimento al club spagnolo.

Totti: ai tempi di Spalletti il Capitano si era trasformato in un terminale offensivo straordinario. Nel 2006-2007 ha vinto la scarpa d’oro con 32 gol totali e vince la classifica cannonieri in Italia con 26. Storia precedente e futura non è altro che contrassegnata da record su record ed è banale ripercorrerla.

Dzeko: il centravanti che mancava da tempo alla Roma non sta convincendo. L’unica nota positiva rimane il gol di testa contro la Juve, per il resto si è sforzato più nello giocare di sponda che nel ruggire in area di rigore. Magari con Spalletti può ritrovare la condizione migliore.

Qui lasciamo perdere: chiunque si metta in quella posizione non può eguagliare prestazioni e qualità del Capitano. Anzi, magari Spaletti potrebbe arrischiarsi a schierare nuovamente come centravanti il “Pupone” dall’inizio non appena ne riscontra una buona condizione fisica.

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