Effetto Pogba: quando la comunicazione è social

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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“Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo”. Era il 1989 quando il professor John Keating, interpretato da un indimenticabile Robin Williams nel film “L’attimo fuggente”, parlava in questi termini alla propria classe del collegio maschile di Welton, intimando ai suoi ragazzi di “cogliere l’attimo” e di non sprecare nessuna occasione valida per rendere straordinaria la propria vita. Un’interpretazione che all’attore americano valse un posto nell’olimpo dei più grandi di Hollywood, ma che in tutto il mondo, per anni, ispirò milioni di ragazzi.

Chissà se Polpo Paul Pogba abbia visto il film o letto le parole del professore di lettere. Il centrocampista francese in forza alla Juventus è sempre più social. Se fino a poco tempo fa, Pogba era presente online con il suo profilo twitter ufficiale, ora è sbarcato anche su Instagram. Infatti, ieri, a 24 ore dalla brillante e convincente vittoria dei bianconeri sull’Hellas Verona per 3 a 0 (dove il francese ha dato sfoggio di tutta la sua classe, dimostrando di migliorare sempre di più le sue prestazioni e il suo rendimento), Paul ha aperto l’account @paulpogba. Il ritorno di seguaci, neanche a dirlo, è stato immediato e dirompente: più di 320.000 in poche ore. Dopo Barzagli, che nei giorni scorsi è entrato a far parte della grande community di Facebook, continua il binomio imprescindibile tra calciatori e social network.

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Da Mauro Icardi ad Alessio Cerci, da Giorgio Chiellini a Gonzalo Higuain (solo per restare in Italia) il binomio calciatori e social network fa sempre più notizia, mettendo in difficoltà chi di questo mestiere cerca giorno dopo giorno di tirarne le somme, di essere professionisti e professionali, e di capire fino a che punto si può andare. Perché la direzione è chiara: i tweet o le foto dei calciatori stanno diventando sempre più vere e proprie notizie. Dalla pistola di Balotelli al Borat di Podolski, dall’epicbrozo di Brozovic passando per gli hijos de puta di Arbeloa e i baffetti alla Hitler di Jose Enrique, di esempi di notizie dell’ultima ora se ne possono fare a bizzeffe. E pensare che lo scorso novembre Sara Piccinini, moglie del calciatore atalantino Peluso, ha ideato e presentato il progetto del primo social network dedicato esclusivamente ai calciatori professionisti, Footbook.

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È questo il messaggio: non vi accontentate di un post banale e tranquillo, osate, osate cambiare, cercare nuove strade e nuovi motivi che vi rappresentano. “La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione”, diceva Henry David Thoreau, nell’Ottocento cosi come nel tempo di internet, nel tempo dei social network. Siamo transitori e fragili, meravigliosamente precari: si, proprio i nuovi strumenti di comunicazione se da un lato sanciscono questo, dall’altro ci spronano a pensare ad altro, al nuovo, a tutto quello che avanza. È cosi: che, cosi come i post social, anche l’attimo fuggente sia la vita umana ci è chiaro da tempo ormai, la vita che ci sfugge e che quindi bisogna afferrare/catturare e vivere/guardare nel modo più pieno e più vero, senza ritocchi di photoshop.

Questo insegnava il professore di lettere interpretato da Robin Williams: la verità dei nostri gesti, l’obbedienza a quel che sentiamo di essere, la libertà di diventarlo. Forse anche Pogba, dopo l’ennesimo selfie, salirà sul suo banco (cosi come il professore sulla cattedra nel film) per urlare le profonde vette della letteratura e vedere il mondo da tutte le sue angolazioni e denigrare la subitaneità di un gesto ridondante e fine a se stesso come i selfie. E se qualcuno gli dirà “cogli l’attimo ragazzo, rendi straordinaria la tua vita”, allora lui di sicuro invierà un post con scritto: “grazie, mio capitano”.

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