“El Clasico de Avellaneda”: tra gatti neri e altre maledizioni

Pubblicato il autore: Michele Santoro Segui

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“El Clasico de Avellaneda”: tra gatti neri e altre maledizioni – Ci sono dei giorni diversi da tutti gli altri. Ci sono delle mattine in cui un tifoso si sveglia diversamente da altre mattine. Questi, sono i giorni in cui si gioca un derby: non una partita qualunque, non 90 minuti qualsiasi, non la solita tensione pre-gara. Vincere una “stracittadina”, in alcuni casi, significa salvare una stagione, e per i tifosi, l’orgoglio, almeno fino al prossimo confronto. Ne sanno qualcosa i tifosi di Racing Club e Indipendiente, che ogni anno si danno battaglia nel caldissimo derby di Avellaneda, il più sentito d’Argentina dopo Boca JuniorsRiver Plate. L’ultimo confronto, il numero 183 della storia, si è giocato lo scorso 29 novembre al “Libertadores de America”, il mitico stadio del “Diablo Rojo”, e si è concluso con il risultato di 2-0 per il Racing, orfano di Diego Milito squalificato. Partita senza storia, chiusa già dopo 37 minuti dai gol di Gustavo Bou e Oscar Romero, che hanno portato l’Academia ai preliminari di Copa Libertadores, e condannato l’Indipendiente ad un’altra stagione senza coppe.

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Un destino beffardo per chi è soprannominato “Rey de Copas”, grazie alle sette Libertadores vinte in passato, ancora oggi il record in Sud America. Si potrebbe dire quasi una maledizione per l’Indipendiente, che non vince in patria dal 2002, e nel nuovo continente dal 2010. Una maledizione che lanciarono gli stessi tifosi del Diablo Rojo agli odiatissimi cugini del Racing più di 50 anni fa, quando i biancocelesti di Avellaneda facevano incetta di trofei, e dal mondo erano conosciuti con l’appellativo di “Academia”, per il loro gioco raffinato, quasi spocchioso. Era una notte del 1967, e alcuni tifosi dell’Indipendiente penetrarono di soppiatto nello stadio degli odiati rivali, il “Cilindro”,  deserto perchè, quella stessa sera, il Racing era impegnato contro il Celtic nella finale di Coppa Intercontinentale. Quei tifosi non entrarono da soli in quell’impianto vuoto, ma si portarono appresso le carcasse di sette gatti neri, che vennero, con tutta calma, sotterrate in punti diversi del rettangolo di gioco. Fu questo l’inizio della “Maldiciòn de los siete gatos negros”.

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Superstizione o no, sta di fatto che da quella notte, il Racing non vinse più nulla. I guai cominciarono subito, perchè quella stessa sera, gli argentini persero per 1-0 contro i cattolici di Glasgow, dando vita ad un digiuno che durò per ben 35 anni. Nessuna benedizione del campo, nessuno stregone, neanche il ritrovamento di uno dei sette gatti tirò fuori dal baratro i biancocelesti, che nel frattempo, furono toccati anche da gravi crisi economiche.

Come spesso accade nelle favole però, solo un principe riesce a rompere un nefasto sortilegio. E nel caso del Racing, quel principe, era Diego Alberto Milito. Nel maggio del 2001, grazie ai suoi gol, l’Academia torna sul tetto d’Argentina, rompendo così la maledizione. C’è da dire che da allora, il Racing, non è che abbia vinto poi così tanto, visto che l’unico titolo è un torneo di Apertura del 2014; per di più, la vittoria nel derby mancava proprio da quel 2001, e anche in quell’occasione fu “El Principe” a decidere.

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Dopo lo 0-2 di fine novembre, l’ago della bilancia sembra pendere di nuovo in favore del Racing; almeno fino alla prossima maledizione.

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