Hidetoshi Nakata compie 39 anni – La prima “superstar” asiatica

Pubblicato il autore: lorenzo caruso Segui

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Quanto sono lontane Yamanashi e Perugia? Forse non troppo, deve aver pensato Hidetoshi Nakata nel 1998, quando il Perugia, società dell’allora Presidente Luciano Gaucci decise di puntare su questo sconosciuto giocatore giapponese proveniente dal Bellmare Hiratsuka, (oggi Shonan Bellmare) squadra della J League, massimo campionato nipponico.
La storia di Nakata, conosciuto in Italia con l’appellativo di “Shogun”, cioè “comandante”, è ricca di aneddoti e storie che vanno al di là del contesto calcistico. Probabilmente quella che è la crescita attuale del calcio in Asia e ancor di più in Giappone deve gran parte della sua fortuna proprio a figure come quella di Hidetoshi Nakata, seguito poi nel 2002 da Shunsuke Nakamura, genio delle punizioni acquistato dalla Reggina, prima di passare a far fortune in Scozia con il Celtic di Glasgow.
In occasione del 39° compleanno dello Shogun Nakata abbiamo pensato di rivivere insieme i momenti chiave legati alla affascinante storia del calciatore meno divo per eccellenza, allontanatosi dal calcio in modo quasi misterioso.
Hidetoshi Nakata nasce a Yamanashi il 22 Gennaio del 1977 e per suo stesso dire, non dev’essere considerato come uno di quei bambini prodigio di 4 o 5 anni, che spesso ci capita di vedere nei filmati amatoriali, mentre si esibiscono in palleggi e numeri da alta scuola.
Il piccolo Shogun calca per la prima volta i campi, anzi, ad essere più precisi, il campo, all’età di 9 anni. Il rettangolo di gioco in questione è quello della sua scuola e nonostante in Giappone il Football non sia propriamente lo sport per eccellenza, (il Baseball la fa ancora oggi da padrone, anche se sempre più giapponesi praticano calcio) i bambini sono così tanti che, vuoi o non vuoi, causa un unico campo, ci si doveva dividere in gruppi per orari e come riportato dallo stesso Nakata, alcune volte capitava di giocare anche alle 5 o alle 6 del mattino.
Il passo successivo è il Bellmare Hiratsuka, squadra nella quale, dopo aver fatto parte del settore giovanile, Nakata esordisce nel 1995. Rimarrà nella società di Hiratsuka fino al 1998 collezionando 88 presenze in campionato, una Coppa delle Coppe asiatica (conquistata grazie ad un suo gol) e le prime chiamate della Nazionale di calcio nipponica.
Poi la grande opportunità, la Serie A. Come solo lui sapeva fare, Gaucci sorprende tutti, portando in Italia questo giovane giapponese per la cifra di 3 milioni e mezzo di dollari. Basta l’esordio per eliminare lo scetticismo generale, la squadra umbra affronta la Juve perdendo 4 a 3 ma il giovane Shogun realizza una doppietta. Alla fine del campionato sul taccuino ci sono 10 reti e la salvezza raggiunta con il Perugia. Ormai gli occhi del Dio pallone si sono accorti del giovane Hidetoshi, nasce una vera e propria mania, in Giappone come in Italia. Da meteora a Shogun il passo è breve. Così breve che la Roma di Franco Sensi nel mercato invernale della stagione 1999/00 punta su di lui mettendo sul piatto 30 miliardi di lire più il cartellino di Alenicev.
L’annata che lo consegnerà definitivamente alla leggenda è quella 2000/01, Nakata è ancora nelle fila della Roma, squadra che, dopo l’acquisto in Estate di Gabriel Omar Batistuta, si candida come una tra le più serie pretendenti allo Scudetto, sotto la gestione di Fabio Capello.
Quando ti alleni con giocatori come Totti, Montella, Del Vecchio, Emerson, Cafu, Aldair, Candela, Tommasi, Assunçao e compagnia bella, ti rendi conto in modo abbastanza naturale che, trovare il posto non sarà compito semplice ed effettivamente così è. Hidetoshi parte spesso dalla panchina, ritagliandosi spezzoni di match. L’appuntamento con la storia ha una data ben precisa, 6 Maggio 2001, 29a giornata di campionato, 5 giornate alla fine, va in scena il big match al Delle Alpi di Torino tra Juve e Roma. Dopo 6 minuti la squadra bianconera è già avanti 2 a 0 con i gol di Del Piero e Zidane. Diverse occasioni per portarsi addirittura sul 3 a 0 ma la Roma resiste. Il Capitano, Francesco Totti non è in serata ed ecco che al 14° minuto del secondo tempo, un pò a sorpresa, Fabio Capello decide di sostituirlo con Hidetoshi Nakata. Questo cambio si rivelerà fondamentale. Passano esattamente 20 minuti dall’ingresso in campo del giapponese, è il 34° minuto della ripresa, Nakata prende palla dalla 3/4 e lascia partire un missile con il suo piede destro, Van Der Sar non può nulla. 2 a 1. La Roma accorcia le distanze.
Minuti finali concitati, la squadra capitolina cerca in ogni modo il pareggio e di nuovo Nakata giocherà il ruolo del protagonista. 1° minuto di recupero, Candela passa il pallone al giapponese, che dal limite dell’area lascia partire un destro angolato, il portiere bianconero, con un intervento goffo, non riesce a trattenere il pallone che viene insaccato sulla ribattuta da Vincenzo Montella. E’ 2 a 2. La Roma mantiene la testa della classifica ed il 17 Giugno del 2001 si laurea campione d’Italia. Nakata entra nella storia ed ancora oggi molti tifosi giallorossi lo ricordano come colui che fece vincere il 3° Scudetto ai capitolini.
Da qui in poi i trasferimenti saranno 4, dopo aver conquistato il Tricolore con la Roma, Nakata passa al Parma nell’Estate del 2001 per 60 miliardi di lire. Qui conquista una Coppa Italia, segnando un gol nella finale d’andata contro la Juve.
A metà della stagione 2003/04 si trasferisce al Bologna, dove tra luci e ombre, colleziona 17 presenze e 2 gol per poi spostarsi in Toscana, alla Fiorentina, nella stagione successiva, senza mai segnare.
I viola decidono di girarlo in prestito al Bolton, società della Premier League inglese, nella stagione 2005/06, nella quale Nakata chiude con 21 apparizioni ed un gol.
Nell’Estate del 2006 viene, come da pronostico, convocato dalla Nazionale giapponese per i Mondiali di Calcio in Germania vinti dagli azzurri di Marcello Lippi. Al termine della competizione, spiazzando l’intero mondo del calcio, Nakata annuncia, a soli 29 anni, il proprio ritiro dall’attività agonistica.
Per capire il perché di una decisione del genere, bisognerebbe conoscere a fondo il personaggio Nakata. Stella di una nazione intera, giocatore capace di portare per la prima volta il calcio nipponico oltre i propri confini (strada già provata da altri in precedenza senza buoni risultati, come il caso Miura al Genoa) ma che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, lontano dal mondo luccicante e dorato dei calciatori moderni.
Subito dopo il ritiro, partì, come se nulla fosse, in solitaria, zaino in spalla, alla scoperta di Asia, Africa, Sud America e Medio Oriente. Alla ricerca della conoscenza e probabilmente di quel vero “io” lontano anni luce dalla realtà nella quale era cresciuto, tra calci al pallone e “fughe” dai giornalisti.
Da l’addio al calcio ufficiale il 7 Giugno del 2008, a Yokohama, davanti ad uno stadio gremito solo per lui, con grandi ospiti ed amici, come ad esempio José Mourinho. Ci viene forse da pensare però che, il vero addio lo avesse dato ancora prima della sua ultima partita ai Mondiali del 2006, quando tra Bologna, Fiorentina e Bolton, la testa era probabilmente già verso quei viaggi alla scoperta delle bellezze della Terra.
Ancora tanti auguri alla “superstar” lontana dai riflettori, al ragazzo, che prima di esser calciatore, ha scelto di esser se stesso.
A Hidetoshi Nakata. Lo Shogun.

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