Juan Iturbe, il folletto che ha perso la polvere magica, saluta Roma

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta

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Juan Iturbe è una promessa del calcio mondiale, esordisce in Paraguay e dopo alcuni movimenti di mercato mancati e alquanto confusi, la parentesi col Quilmes finisce ancora prima di cominciare, mentre quella col Gallipoli (!) naufraga causa fallimento societario, sbarca al Porto.
A soli diciassette anni, il folletto argentino arriva nel calcio europeo, e mica alla corte del primo che passa. Il Porto scova talenti da decenni, i suoi dirigenti sono maestri per prontezza, capacità e intuito, difficilmente floppano.
Il 2 settembre 2013, nell’ultimo spioncino di mercato ancora aperto, il ragazzo finisce al Verona. Juan Iturbe ci mette una ventina di giorni a carburare e a calcare i campi nostrani, poi esordisce subito contro una big: la Juve di Conte. Fa vedere belle cose ma non incide, com’è normale che sia la Juve domina, fatica un po’ e vince 2a0. Ci saranno altre occasioni per il folletto argentino, ma la prima fa ben sperare.
Poche partite ed esplode: corre, sgomma, salta, dribbla, fa partire saette imprendibili e sforna punizioni degne di un campioncino. Fa innamorare Verona e non solo, serve palloni dolci a Toni che ringrazia, fa volare la squadra di Mandorlini. Un repertorio completo il suo, dallo scatto fulmineo al tiro imprendibile.
Emblematico il gol al Bologna, partenza bruciante e sinistro chirurgico, anche da fermo non se la cava certo male: purga il Toro con precisione e potenza, poi punisce anche Marchetti in egual modo. Come detto, fa la fortuna degli attaccanti scaligeri, il gol di Toni all’Atalanta è tutto suo: scatto, tunnel e pallone con scritto “spingere, grazie” recapitato sullo scarpino del bomber di Pavullo.
Contro la Viola fa vedere una forza nel calciare non da tutti.Toni scarica dietro, Iturbe controlla, fa un passo e quasi da fermo fa partire una fucilata che spazza via ogni dubbio. Punge di nuovo la Fiorentina nel girone di ritorno: scatto e tiro preciso sul secondo palo, una perla, l’ennesima.
E’ devastante nel primo controllo e nella partenza a velocità doppia, ha una capacità di coordinarsi infallibile, sembra girare a un altro livello rispetto allo standard del nostro campionato. I difensori impazziscono e finiscono per terra, basta dargli la palla per vedere qualcosa di fuori dall’ordinario: agli over 25 non può che ricordare il Roberto Carlos (o Larcos) dei primi anni di Pes, permettemi il paragone folle.
Chiude con 33 presenze e 8 gol, la Roma si fionda su di lui e sborsa 24 milioni.
Sembra il crac dell’anno, il colpo scudetto. Lui e Gervinho avrebbero dovuto inondare di palloni la prima punta di turno, Totti o Destro; purtroppo però gli infortuni, ripetuti, e la pressione della Capitale frenano il folletto argentino.
Inizia bene, segna in Champions contro il Cska, una delle recite più belle della Roma targata Garcia, e contro la Juve. Si fa male, torna, punisce l’Empoli in Coppa Italia e si infortuna di nuovo, poi risorge e diventa l’eroe del giorno con il gol che apre il derby capitolino.
A tratti sparge magia, ma spesso si perde nei suoi volteggi. Chiude la stagione con 37 presenze e quattro centri, gira a intermittenza, non è il trottolino incessante di Verona. La fiducia della società viene meno, arriva Salah e torna in auge Gervinho: la concorrenza incalza.
Iturbe soffre, è troppo fragile. I suoi muscoli non hanno lo scatto devastante che servirebbe, manca anche la fiducia e il ragazzo si deprime, lascia ancora un pizzico di magia e di rimpianto in Ciociaria: scatto, dribbling secco e fulmine sotto la traversa. E’ l’ultimo sigillo, ora è ufficialmente un giocatore del Bournemouth, in prestito con diritto di riscatto.
Juan Iturbe riparte dai bassifondi della Premier per tornare il folletto terribile di Verona. Per ritrovare la magia.
In bocca al lupo, Pulguita!

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Paolo Bellosta

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