Juventus: coreografia politica con la Roma?

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi Segui

JuventusNemmeno troppo tempo fa le tifoserie entravano nell’occhio del ciclone dopo le parole al vetriolo di Gian Piero Gasperini (“Ci sono delle persone che quando perde il Genoa godono”), che fece addirittura i cognomi. Tre personaggi che si stagliano nell’ambiente del tifo organizzato di certo non per fare atti di proselitismo verso la propria squadra. Quella del tecnico rossoblù non è stata una denuncia sommaria ma una fredda analisi del calcio italiano. Indiscutibilmente, uno dei problemi che lo affliggono da anni è l’eccessivo potere a disposizione dei capi ultras. Genoa-Siena 1-4 è una partita che tutti ricordano per le magliette sfilate a Marco Rossi e compagni, della mediazione eseguita da Beppe Sculli con alcuni signori nel settore distinti, dell’interruzione di una gara che doveva essere una festa tutti. Fu un capitolo nero per il nostro calcio, un punto di non ritorno che fece perdere credibilità a livello internazionale. Purtroppo, ci sono partite nelle quali in palio non ci sono i classici tre punti ma l’onore, campanilismi retrodatati di generazioni, il dominio di chissà che. Sembra quasi la sindrome del Re Leone, il reagire con cattiveria all’invasione del territorio tracciato.

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Juventus-Roma non è stata una grande partita, anzi. Dal punto di vista tecnico è stata una delle peggiori di questo campionato. Alla fine l’ha vinta la squadra di Massimiliano Allegri con il solito Dybala, uno che viene dall’Argentina ed è abituato al tifo più bello del mondo.

Prima del fischio d’inizio, però, una cosa balzava all’occhio: forse per malizia, forse per eccesso di zelo o intraprendenza, ma la coreografia della Curva Scirea dello Stadium mi ricordava la figura stilizzata di Benito Mussolini. Provate a farci caso: pelato, mento pronunciato, petto in fuori da fiero italico, classica posa con le braccia appoggiate ai fianchi. Se questa personale posizione trovasse conferma presso qualche istituzione, sarebbe un grave gesto d’inciviltà: è dell’ottobre scorso la proposta di un emendamento alla legge Scelba del 1952 per vietare la vendita di souvenir fascisti.

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Parte del tifo juventino non ha mai nascosto la nostalgia al periodo nero. Senza fare i nomi della/delle fazione/fazioni, rievochiamo un episodio del 2010: Juventus-Bari, due signori si esibirono con il saluto romano a braccio disteso. Il tribunale di Torino li condannò nel giugno 2015 con il seguente dispositivo: “É una manifestazione esteriore propria di gruppi fascisti, portatori di ideologia fondata anche sulla incitazione alla discriminazione e alla violenza per ragioni razziali, etniche e nazionali”.

L’Ucigos, l’ufficio del Viminale che cura il tifo più violento, nel 2013 pubblicò dei dati eloquenti: nel calcio italiano sono attivi più di quarantacinque gruppi filofascisti che compongono un decimo (sic!) del tifo organizzato italiano. Il quadro dipinto dall’allora vicequestore aggiunto Carlo Ambra era drammatico. Quasi tre anni dopo la situazione non è cambiata e il potere resta ancora nelle mani di pochi capi ultras. Una società modello come la Juventus, quotata in Borsa e con un progetto vincente da parecchi anni che la sta caratterizzando nell’ECA, dovrebbe fare chiarezza: respingere queste accuse o prendere le distanze e combattere un morbo che continua ad attanagliare questo paese.

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