Lite Mancini-Sarri, Renzi: “L’omofobia crea sofferenza, attenzione”

Pubblicato il autore: Linda Borgioni Segui

matteo renzi
La lite Mancini-Sarri
scavalca il confini del calcio e invade quelli della politica. Infatti, a intervenire sulla disputa che ormai tiene banco da giorni è addirittura il Premier Matteo Renzi, che parla così a RTL: “Il punto vero è che il calcio ha una potenza pazzesca in Italia e all’estero. A fronte di tanta sofferenza creata dall’omofobia, come si vede da casi di cronaca, sul tema serve grande attenzione e rispetto e credo sia utile ogni segnale per evitare messaggi negativi”. Insomma, il numero uno del parlamento italiano punta il dito su Maurizio Sarri e stigmatizza le sue parole, sottolineando quanto il calcio sia una cassa di risonanza importante nel nostro Paese. Renzi, però, continua aggiungendo che probabilmente è ora di finirla con le discussioni post Napoli-Inter di Coppa Italia: “E’ naturale e utile dare un segnale di fine polemica e usare il calcio come strumento educativo: certe frasi che negli ultimi anni sono uscite da diversi esponenti del mondo del calcio non debbono sentirsi più e tutti insieme non dobbiamo strumentalizzare ma dare messaggi di positività, usare i campioni del calcio per un messaggio di accoglienza, di valori e civiltà”.

Leggi anche:  Telecronisti Serie A, 6.a giornata: il palinsesto di Sky e DAZN

Per Matteo Renzi, in definitiva, il calcio è uno strumento di educazione e come tale dovrebbe dare segnali di tolleranza e rispetto, non certo di razzismo e discriminazione. Per concludere il suo pensiero, il Premier sottolinea la sua volontà di non dare giudichi sui protagonisti dell’episodio: “Non mi va di entrare nel merito perché non è stato chiarissimo quanto è successo: il calcio ha una potenza pazzesca e la vedi all’estero quando vai in una bidonville e trovi la maglietta dell’Inter, del Milano, della Roma, del Napoli ma la trovi anche in questo paese dove a fronte di tanta sofferenza che c’è se si pensa a quanti ragazzi hanno deciso gesti estremi perché non si sentivano accettati e soffrivano la propria identità ci vuole grande attenzione e rispetto”.

  •   
  •  
  •  
  •