Milinkovic-Savic: un predestinato

Pubblicato il autore: Mauro Simoncelli Segui

milinkovic-savic.fiorentina.lazio.2015.16.356x237
Nella bellissima vittoria di sabato a Firenze della Lazio, la quinta volta nelle ultime sei apparizioni al Franchi, spicca senza dubbio la sontuosa prestazione del serbo Sergej  Milinkovic-Savic. Davvero un predestinato questo giovane centrocampista di soli 20 anni, capace di tenere il campo con la sfrontata audacia dei giovani di talento. Era destino che il suo primo gol in campionato lo segnasse proprio in casa di quella squadra che era rimasta prima gelata poi direttamente beffata dalla coraggiosa decisione del serbo quest’estate di rifiutare il trasferimento alla corte di Paulo Sousa addirittura con in mano la penna per firmare quel contratto già sul tavolo davanti ai suoi occhi: “Scusate, non posso firmare, ho dato la mia parola ad un’altra squadra!”. Questa la risposta agli increduli dirigenti viola in quel torrido pomeriggio estivo, la parola data ad Igli Tare per lui valeva più di qualsiasi accordo fatto tra altre società, lui aveva detto sì alla Lazio e alla Lazio voleva andare. I dieci milioni investiti su di lui era più un problema per i dirigenti della Lazio che dovevano per questo giustificare un mercato forse poco consono ad una squadra che doveva passare per un playoff di Champions League per suggellare la splendida stagione appena finita soprattutto alla luce poi del cattivo avvio di stagione della truppa di Pioli. Ma Sergej non si è mai fatto condizionare da quella cifra, lui che a 20 anni era stato il terzo miglior giocatore dell’ultimo mondiale Under 20 vinto con la maglia della sua nazionale, continuava imperterrito il suo percorso nella sua nuova realtà. Il gol all’esordio in Europa League contro il Dnipro, la maglia da titolare conquistata fin dalle prime giornate, con quell’atteggiamento irriverente e senza paura su tutti i campi e contro qualsiasi avversario, che ha fatto subito innamorare i nuovi tifosi, Milinjkovic-Savic un predestinato perchè nelle trasferte più difficili di questo girone d’andata, contro la prima e la seconda in classifica, il suo senso tattico, il suo strapotere fisico, l’assoluta sfrontatezza messa in atto contro anche avversari più blasonati, ha dato il là alle importanti vittorie della Lazio. Felipe Melo uscito completamente fuori di testa dopo aver perso qualsiasi duello contro, tanto da essere espulso quasi per crisi isterica dopo aver consegnato addirittura il rigore decisivo proprio per un fallo su di lui e il suggello personale contro la Viola. Contrasto ruvido da mediano al limite dell’area, dribbling stretto da fantasista e sinistro vincente da goleador di razza. L’A, B, C del perfetto centrocampista moderno 2.0. Non è ancora chiara la sua collocazione tattica, con Pioli che sta provando ad insegnarli il ruolo di guastatore partendo dietro la punta ma al diavolo la tattica quando uno è forte gioca bene e basta. Un ragazzo umile e pronto a recepire i consigli dei compagni più grandi di luiMilinkovic è un grandissimo giocatore ed è uno che ascolta gli anziani” queste le parole di Biglia al termine della partita di Firenze, un timbro definitivo su quello che diventerà un giorno questo giocatore. Milinkovic-Savic un predestinato. Aspettava questa partita per far capire a tutti che aveva fatto la scelta giusta, sul campo come fanno i grandi campioni, non a parole. E quella lingua di fuori, dopo  aver bucato Tatarusano, e quell’indice ad indicare l’aquila sul petto erano solo l’ennesima concessione ad una  sfrontatezza giovanile che solo la frustrazione di una sconfitta poteva farla scambiare per maleducazione da parte dell’ambiente viola. “Il momento del gol è stato incredibile, non lo dimenticherò mai. Ho voluto fortemente la Lazio e questa maglia, la rete mi ripaga della scelta che ho fatto” e dopo un girone intero anche quei 10 milioni spesi questa estate non sono più un peso per nessuno.

Leggi anche:  Coppa del Re, dove vedere Cornella Barcellona, streaming e diretta TV in chiaro?
  •   
  •  
  •  
  •