Pallone d’oro story. Da Matthews a Messi, ma oggi il premio è in declino

Pubblicato il autore: Andrea Chiavacci Segui

Pallone d'oro 2014
Il calcio è una sport di squadra e anche il pallone d’oro non può essere paragonato ad un Oscar nel cinema o a un Grammy nella musica. Le parole stesse di Lionel Messi dopo la consegna del suo quinto alloro personale sono emblematiche:“Lo scambierei volentieri con un titolo mondiale”. Se poi pensiamo che da quando il pallone d’oro ideato dal settimanale France Football si è svuotato d’interesse accorpandosi con il Fifa world player il gioco è fatto. Non votano più i soli giornalisti ma i C.t. e i capitani di tutte le squadre del mondo premiando di fatto i più forti in assoluto e non i migliori della stagione come accaduto fino al 2009. Va detto che nel 2015 Messi ha legittimato il premio vincendo di tutto e di più con il Barcellona, anche se resta la delusione della finale persa in Copa America con la sua Argentina, ma ad esempio nel 2010 e nel 2012 conquistò l’alloro senza aver portato a casa titoli internazionali e nel primo caso con il flop del mondiale sudafricano. Dal 2008 a oggi due soli vincitori: Messi e Cristiano Ronaldo.

Quando era una cosa seria. Il pallone d’oro nasce esclusivamente per premiare i giocatori europei e fa discutere fin dalla sua nascita nel 1956 quando venne premiato Sir Stanley Matthews che stava giocando in prima divisione all’età di 51 anni. Attenzione però non fu un premio alla longevità ma bensì alla carriera di uno dei più grandi giocatori inglesi di sempre che indossò, oltre a quella della nazionale, solamente le maglie di Stoke City e Blackpool con la quale conquistò il suo unico trofeo nel 1953. A Wembley Matthews firmò con tre assist la clamorosa rimonta fino al 4-3 in finale di Coppa d’Inghilterra degli arancioni contro il Bolton Wanderers. Diventa per tutti “la finale di Matthews”. L’albo d’oro di fine anni 50 e inizio 60 vede imporsi degli oriundi argentini niente male:la saetta rubia del Real Madrid Alfredo Di Stefano nel 1957 e 1959 e Omar Sivori nel 1961 che in pratica è il primo pallone d’oro italiano. Il cabezon juventino indossò infatti la maglia della nazionale italiana anche se con scarse fortune. La sua immensa classe meritava questo premio. Nel 1958 Raymond Kopa del Real Madrid è il primo francese a vincere il premio grazie anche ad un grande mondiale in Svezia con i galletti. Nel 1960 Luisito Suarez del Barcellona conferma il dominio dei club spagnoli.

Il vento dell’est. In piena guerra fredda venivano un po’  ignorati i grandi giocatori al di la della cortina di ferro anche se era più difficile vederli giocare nei rispettivi campionati. I successi degli est europei fino al 1991 sono appena 5 e ben dilatati nel tempo. Nel 1962 Masopust del Dukla Praga trascina la Cecoslovacchia fino alla finale mondiale in Cile persa contro il Brasile e inaugura la serie. Nel 1963 il ragno nero Lev Jascin diventa il primo e unico portiere ad aver vinto il pallone d’oro. Ci andrà vicino Gianluigi Buffon nel 2006 ma la giuria optò per Fabio Cannavaro. Dopo la vittoria nel 1967 dell’ungherese Florian Albert, nel 1975  il talento smisurato del giovane Oleg Blochin non passò inosservato grazie anche alla vittoria della sua Dinamo Kiev in coppa delle coppe. Sempre un giocatore ucraino che vestiva la maglia dell’allora Unione Sovietica si impone nel 1986: Igor Belanov. Con 5 gol a Messico 1986 e la vittoria della seconda Coppa Delle Coppe della Dinamo Kiev, gioca ancora Blochin, Belanov si impone davanti ai favoriti Lineker e Butragueno. All’appello mancano gli slavi, Pancev e Savicevic arrivano secondi nel 1991 dietro Papin, e dopo la fine del comunismo si impongono solamente tre giocatori dell’est: il bulgaro Hristo Stoichkov nel 1994, il ceco Pavel Nedved nel 2003 e Andrij Shevchenko nel 2004 che porta di nuovo in alto l’Ucraina, stavolta indipendente.

I grandi campioni. Sono tanti i fuoriclasse puri ad aver vinto il trofeo oltre a quelli già citati. La pantera nera Eusebio vince solamente nel 1965. Non basta un grande mondiale l’anno seguente per il bis visto che la spunterà la grande intelligenza calcistica di Bobby Charlton attore protagonista dell’unica Inghilterra capace di vincere la Coppa Rimet in casa propria. L’estro pop di George Best non a caso si impone nel 1968 anno della sua consacrazione con il Manchester United di Mutt Busby. Il genio di Belfast compone un trio delle meraviglie con lo stesso Charlton e Denis Law, vincitore nel 1964. Nel 1970 è la volta di quello che ancora oggi è il più grande bomber di sempre, Gerd Muller che fu capace di segnare 10 gol ai mondiali messicani con la doppietta inutile nella gara del secolo dell’Atzeca contro l’Italia di Valcareggi . Il suo capitano al Bayern e in nazionale Franz Beckenbauer vince il titolo nel 1972 e nel 1976. Il kaiser è l’unico libero che si porta a casa il titolo spezzando l’egemonia del profeta del gol Johann Cruyff primo giocatore a vincere tre volte e simbolo dell’Olanda del calcio totale. La tripletta riuscirà anche a Michel Platini negli anni d’oro in bianconero. Due successi per Kevin Keegan  , 1978 e 1979, e per Kalle Rummenigge nel 1980 e 1981. La fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 si tinge di nuovo d’arancione, e di rossonero,  con il successo di Gullit e i tre di Marco Van Basten. I mondiali del 1990 eleggono la potenza teutonica di Lothar Matthaeus già protagonista dell’Inter trapattoniana dei record.

Le polemiche e le sorprese. Ci sono anche i giocatori considerati quasi di secondo piano nell’albo d’oro o non meritevoli del titolo. Su tutti Mathias Sammer che si impone nel 1996 grazie alla vittoria della Germania all’Europeo. Molti volevano la vittoria di Alessandro Del Piero, Coppa Campioni e gol decisivo nella finale intercontinentale, ma appare ingeneroso sottovalutare l’ex tedesco dell’est che ha vinto tutto con il Borussia Dortmund e ha fallito solo in Italia con l’Inter di Bagnoli. Anche Michael Owen nel 2001 venne preferito a Raul e scoppiarono polemiche. In questo caso il baby prodigio inglese si è un po’ perso negli anni. Tra le vittorie a sorpresa quella del danese del Borussia Monchenglabach Allan Simonsen nel 1977 davanti a Keegan e Platini che come visto si rifaranno ampiamente. Probabilmente  Raul e Del Piero meritavano il riconoscimento ma la lista dei delusi è lunga ed è inutile fare l’elenco.

Gli Italiani. Già detto di Fabio Cannavaro che si impone sulla spinta della vittoria nel mondiale tedesco e dell’oriundo Omar Sivori, il primo italiano di nascita a vincere il pallone d’oro è un ragazzo che viene da Alessandria: Gianni Rivera. Il numero 10 del Milan nel 1969 è decisivo nella finale di Coppa Dei Campioni contro l’Ajax con tre assist e si impone davanti a gigi Riva, altro attaccante eccezionale che avrebbe meritato almeno un titolo personale. Il premio non è quello attuale ma una piccola sfera d’oro che gli viene consegnata a San Siro all’inizio del 1970 e non tra i lustrini del salone Fifa di Zurigo. Rivera ha comunque segnato 20 anni del calcio italiano fatto non solo di giocate sublimi ma anche di polemiche con il grande Gianni Brera. La staffetta, il dualismo con Mazzola, l’impegno nell’associazione calciatori e il gol nel già citato 4-3 con la Germania. Chiude nel 1979 con lo scudetto della stella del Milan. Per ritrovare un vincitore italiano bisogna aspettare il 1982 con Paolo Rossi che dopo le disavventure del calcio scommesse trascina l’Italia al Mundial spagnolo. Solo una persona credeva in lui: il C.t. Enzo Bearzot che probabilmente un pezzo di quel pallone d’oro sentiva anche suo. Passano altri 11 anni e France Football premia Roberto Baggio. La fantasia al potere ma anche qua sempre grandi discussioni sul talento di Caldogno poco amato dagli allenatori. Il divin codino nel 1993  è decisivo per portare l’Italia ai mondiali statunitensi dell’anno seguente e con tante prodezze la Juventus alla conquista della sua terza Coppa Uefa.

Nuove frontiere. Dal 1995 sull’onda della sentenza Bosman il premio apre le frontiere a tutti i calciatori che giocano in Europa. Si impone subito un africano: Geroge Weah. Il liberiano con la sua classe abbinata a velocità e grande forza fisica è il trascinatore del Psg prima e del Milan poi. Il resto è storia recente con i vari Ronaldo, quello brasiliano, Zidane, Figo, Rivaldo, Ronaldinho, Kakà fino ai due cannibali contemporanei che dominano dal 2008.

 

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