Serie A – Alla riscoperta dei giovani talenti italiani

Pubblicato il autore: lorenzo caruso Segui

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L’Italia è un paese che, storicamente ha sempre sfornato, calcisticamente parlando, giocatori rimasti nei ricordi di molti appassionati. Totti, Baggio, Del Piero, Maldini, Cannavaro, Buffon e chi più ne ha più ne metta. Questi calciatori appena citati iniziarono la loro carriera precocemente, ricoprendo importanti ruoli di squadra già a 20 anni, bruciando tappe su tappe.
All’inverso, in quella che è la realtà calcistica italiana degli ultimi 10 anni, vi è una tendenza differente. Si pensi in questo caso soprattutto ai grandi club della nostra Serie A. A pensarci bene, eccezion fatta per alcuni casi, quanti giocatori provenienti dal vivaio delle squadre più titolate d’Italia trovano poi un ruolo primario nel club? I casi in cui questo accade possono essere contati sulle dita di una mano, data la loro sporadicità. Pensando alla Juve viene subito in mente Claudio Marchisio, passato a fare gavetta ad Empoli per poi tornare alla casa madre, o ancora, a Roma Alessandro Florenzi, sceso in cadetteria a fare le ossa per un anno, in quel di Crotone, per poi ritagliarsi un ruolo di spicco nella Roma. Anche l’altra realtà capitolina, la Lazio, ha un caso simile, Danilo Cataldi, promettente centrocampista classe 1994 che, come Florenzi, dopo aver affrontato una stagione in Serie B a Crotone, ha fatto ritorno nella capitale, trovando impiego sotto la guida di Mister Pioli. Per non parlare poi del napoletano Insigne, esploso insieme a Verratti ed Immobile a Pescara e diventato oramai una vera icona del Napoli per finire con Federico Bernardeschi, anch’esso passato a Crotone per poi esplodere nella squadra della sua città, la Fiorentina.
Come detto, al di là di esempi come quelli appena riportati, è difficile che i grandi club italiani puntino sui giovani provenienti dalle proprie squadre Primavera. La realtà nella quale ci siamo imbattutti nell’ultimo decennio vede solamente il lancio sporadico di giovani promesse italiane mentre, al contrario, si punta di più a comprare giocatori di pari età provenienti da campionati esteri, secondo la convinzione che questi siano più ” pronti ” dei ragazzi cresciuti nel Bel Paese. Va detto però che spesso questo modus operandi non ha riscontro, non a caso, sono molteplici gli acquisti di talenti ” in fasce ” arrivati da campionati esteri, ( che spesso presentano un livello calcistico inferiore a quello italiano ) pagati esageratamente senza poi rispettare le aspettative.
Dopo aver attraversato anni bui sotto il livello economico, il campionato italiano sembra piano piano rialzarsi, attirando di nuovo, nomi almeno sulla carta importanti, si pensi agli acquisti estivi dei vari: Kondogbia, Bacca, Dzeko e compagnia.
Nonostante ciò nell’ultimo biennio, la tendenza sembra tornare verso quella categoria di giovani italiani per troppo tempo lasciata in secondo piano ed in questo la Juve sta lanciando un segnale sempre più forte accaparrandosi giovani promesse ( magari da lasciar crescere in altre piazze ) come Zaza e Berardi fino ad arrivare agli ultimi nomi di Marcello Trotta, Stefano Sensi e Rolando Mandragora. Un altro caso lampante è il Milan, società che al di là dei risultati, sotto la guida di Sinisa Mihajlovic sta lanciando a piccoli passi talenti come il portiere Gianluigi Donnarumma ( classe 1999 ) e Davide Calabria ( classe 1996 ) oltre ad Andrea Bertolacci ed Alessio Romagnoli, pagati fior fior di quattrini la scorsa Estate. O ancora la Roma, che oltre al promettente attaccante nigeriano Umar Sadiq, ha regalato l’esordio in Serie A sia a Lorenzo Di Livio ( 1997 ) che a Marco Tumminello ( 1998 ), dopo aver lanciato già nella scorsa stagione Daniele Verde e Federico Ricci ( ora rispettivamente in prestito a Pescara e Crotone ).
Anche la realtà genovese si rende protagonista ormai da più di una stagione con  i vari Mattia Perin e Armando Izzo nelle file del Genoa e Soriano con i blucerchiati della Sampdoria.
Altri settori giovanili modello sono da considerare senza ombra di dubbio sia quello atalantino, capace di sfornare giocatori come Gabbiadini, Zappacosta, Baselli, Bonaventura ed il tanto conteso Alberto Grassi, sia quello empolese, dove calciatori come Saponara, Pucciarelli, Tonelli hanno trovato posto in pianta stabile.
Insomma, se è vero che fino ad ora questa generazione, nonostante ricca di talento, non abbia ancora sfornato un nuovo Francesco Totti, Alessandro Del Piero o Roberto Baggio che sia, è altrettanto vero che, come sempre, i vivai italiani si mostrano ricchi di ottimi prospetti ai quali in molti casi, va solo data una opportunità di crescita.
Nella speranza che la riscoperta dei nostri settori giovanili si trasformi in una ” moda ” da seguire, non possiamo fare altro che attendere il fiorire di nuovi fuoriclasse.

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