Serie A: e dopo il giro di boa che succederà?

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

serie-a
Siamo arrivati a metà del cammino, diciannove giornate sono state messe in archivio. Centonovanta partite di Serie A, tante delusioni e qualche sorpresa: la storia di questo campionato pare un libro davvero interessante da leggere, di quelli che ti fanno perdere il sonno.
Dopo un quadriennio dominato in lungo e in largo dalla banda di Conte, ritroviamo finalmente più equilibrio al vertice. La Juve, però, ha già recuperato il terreno perso all’inizio e si è riporta sotto, a un solo punto dalla vetta della Serie A.
Allegri è stato bravissimo a ricostruire la squadra, ha rimesso assieme i pezzi di un gruppo spolpato dalle cessioni di Vidal, Tevez e Pirlo. Gli acquisti sono tasselli pregiati, Dybala docet, ma ritrovare fin da subito affiatamento e spirito vincente non era cosa facile. I pezzi del puzzle ora combaciano alla perfezione, se Max dovesse bissare lo scudetto dell’anno scorso, si tratterebbe del successo più bello degli ultimi anni.
Davanti c’è il Napoli, Sarri ha sistemato la fase difensiva in maniera scrupolosa. Da buon tecnico di provincia si è fatto andar bene le pedine che aveva e ha organizzato una linea invidiabile per organizzazione e intesa: Koulibali e Albiol sono gli stessi centrali che aveva a disposizione Benitez, ma i risultati sono ben diversi.
Ora sono 15 le reti incassate, l’anno scorso il Napoli aveva chiuso con 54 gol subiti: trovate le differenze!
L’Inter, nonostante gli ultimi due tonfi interni, è sempre lì. Brutta e cinica, ma c’è sempre. Handonovic, Murillo e Miranda stanno tenendo in piedi una squadra che davanti fatica tanto a creare; Medel, Kondogbia, Melo e Brozovic non sono riusciti a dare molta qualità alla manovra, ed è questo l’anello debole: un centrocampo forte e fisico, ma poco ispirato.
Manca la magia, il fioretto, il tocco del dieci, per stare in vetta alla Serie A manca quel quid, ma chiudere nei primi tre sarebbe già una gran risultato.
La Fiorentina, quarta a tre lunghezze dal primato, è la favole bella. Sousa ha risposto alle critiche coi risultati, la squadra gioca bene e fa divertire anche se parlare di tricolore sarebbe un’esagerazione. E’ bella, ma incostante, può vincere e perdere con tutti.
La Roma è l’altra faccia della medaglia, ha deluso tremendamente. Più che a livello di punti, a livello di gioco: la difesa traballa pericolosamente e l’impressione è che ogni aziona sia buona per incassare gol. Garcia sembrava potesse portare una ventata di freschezza, in realtà la sua esperienza in Serie A si sta chiudendo in malo modo. La debacle interna dello scorso anno contro il Bayern ha aperto una voragine. L’idea di poter fare qualcosa di veramente importante si è chiusa quella sera sul prato dell’Olimpico, il resto è stata agonia. Lenta ma costante.
Subito dietro il Sassuolo e l’Empoli, le realtà più spumeggianti, due squadre che giocano di collettivo, che non vivono del singolo. L’Europa ogni anno porta qualche dono in provincia, che sia il loro turno?
Passano gli allenatori, passano le stagioni, ma il Milan resta sempre la pecora nera della Serie A, la nobiltà decaduta. Difficoltà evidenti di gioco, qualità che latita e un centrocampo che fa piangere. La malinconia è di casa a Milanello se si pensa al passato, il terzetto dei tempi d’oro Pirlo-Seedorf-Gattuso è lontano anni luce. Qualche mossa buona è stata fatta quest’estate, ma non basta.
La Lazio, nona con due punti in meno dei rossoneri, paga la scarsa vena dell’attacco e un inizio stentato. Le vittorie esterne di Milano e Firenze fanno ben sperare, ma chiariscono anche bene la situazione: la banda di Pioli fa danni negli spazi, ma fatica tremendamente quando la partita la deve fare, vedi il pareggio casalingo col Carpi. Sarà dura fare punti con le “squadrette” se qualcosa non cambia.
Nella parte medio-bassa, il limbo del campionato sembra già definito. Chievo, Atalanta, Udinese, Sampdoria e Torino sono troppe solide per retrocedere e troppo fragili per sognare l’Europa.
Più in giù, il Genoa ha imboccato un tunnel negativo, ma qualitativamente ha tutto per salvarsi senza patemi, mentre il Palermo a singoli non brilla come una volta, ma la concorrenza appare troppo scarsa per trascinare negli inferi la squadra di Zamparini. Quest’ultimo ce la sta mettendo tutta per inguaiare i suoi, l’ennesimo cambio tecnico è lampante: Guillerme Barros Schelotto è l’ultimo colpo di testa.
La fortuna dei rosanero è che Frosinone e Carpi siano poca cosa, per loro ci vorrà un miracolo per restare in Serie A, mentre il Verona appare condannato.
Siamo solo a metà del cammino, le pagine da leggere sono ancora tante e domenica si riparte con un nuovo capitolo di questa Serie A. Buon campionato!

Leggi anche:  Telecronisti Serie B 6^ giornata: tutte le voci Sky e DAZN

Paolo Bellosta

  •   
  •  
  •  
  •