Totti-Zeman, una rapporto di stima che non conosce la parola fine

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

 

Totti andrebbe gestito diversamente“. Sono queste le parole di Zdenek Zeman in merito all’ennesima panchina del capitano giallorosso in occasione di Juventus-Roma. E non ci sorprende che le abbia dette proprio il tecnico boemo, visto il rapporto che lo lega sia dal ’97 all’ultimo simbolo (insieme a Buffon) del calcio italiano.
Da quando si sono incontrati a Trigoria, infatti, in quell’estate di quasi vent’anni fa, i due hanno subito trovato una intesa. Un’ammirazione da parte dell’ex tecnico della Lazio che nasceva prima dell’esperienza in giallorosso, iniziata, infatti,  già da quando siedeva sulla panchina dei cugini bianco-celesti della Lazio. E non poteva certo essere altrimenti. Zeman ha avuto a disposizione Totti,  in uno dei momenti migliori della  sua carriera. A 21-22 anni, un periodo tra il debutto in Serie A quando con i suoi primi sprazzi di talento prometteva bene, e il passaggio a un giovane pienamente consapevole dei propri mezzi, che di lì a poco, sarebbero stati diventati i tipici di un campione assoluto (la stagione 2000-2001 non era così lontana).
Ma i due si sono piaciuti anche dal punto di vista caratteriale, in fondo, con tratti in comune. Entrambi chiusi e non espansivi (ovviamente Zeman è imbattibile sotto questo punto di vista) che non amano stare sotto i riflettori e né li cercano. Personaggi silenziosi nonostante ricoprissero due ruoli fondamentali all’interno di una squadra. Totti, anche quando è divenuto molto giovane capitano della Roma, non si è fatto notare per essere un leader rumoroso che pretendesse l’attenzione dei compagni alzando la voce. Aspetto confermato anche dagli allenatori e dai calciatori che lo hanno conosciuto di persona. Lo stesso Rudy Garcia ha dichiarato ai media francesi che De Rossi sia il vero “capo popolo” nello spogliatoio e sul campo di gioco, accostandolo addirittura ad un’ultras della Curva Sud, dichiarazione, ovviamente non tendente a sminuire il Totti campione, ma solo una constatazione caratteriale.
Ma l’avvicinanza tra i due è avvenuta anche attraverso l’astio che entrambi provano verso un certo sistema predominante nel calcio italiano, quello rappresentato dalle squadre del Nord, visto, nella capitale soprattutto sponda giallorossa come il male da combattere a causa della arroganza e presunto favoreggiamento arbitrale che alcuni club godessero. Sospetto forte e diffuso nella metà degli anni ’90 e inizio 2000 e possiamo dire, visto l’esplosione di “Calciopoli”, non proprio campato in aria.
La stima tra Totti e Zeman è stata anche una costante nelle dichiarazioni che i due hanno fatto nei riguardi dell’altro. Il campione della Roma ha sempre riconosciuto nel tecnico boemo come colui (insieme a Mazzone) che ha contribuito maggiormente alla sua crescita, soprattutto in seguito a un periodo abbastanza deprimente coinciso con la guida dell’argentino di Carlos Bianchi, il quale vedeva il numero 10 lontano dalla capitale.  E in effetti, sotto la guida di Zeman, Totti sperimenta nuovi ruoli, e sicuramente anomali rispetto al passato. Gioca, infatti, come attaccante di sinistra con compiti principali quelli di fare assist per gli altri compagni del reparto e accentrarsi per poi provare la conclusione. E sotto la guida del boemo, riesce ad andare a segno in 30 occasioni su 70 partite. Esplode anche a livello fisico, grazie agli allenamenti massacranti del suo grande estimatore. Famose e leggendarie sono le ripetute sui gradoni, devastanti per chiunque, ma che trasformano la muscolatura del giocatore, rendendola più “matura”. Le basi che lo avrebbero trasformato in un fuoriclasse, anche internazionalmente, erano ormai gettate. Gli anni di Capello e sua mentalità vincente avrebbero fatto il resto, conferendogli quel definitivo salto di qualità fondamentale nella sua carriera.
Insomma, tra Totti e Zeman, il rapporto non sarà sempre obiettivo e distaccato, l’ultima dichiarazione del tecnico su una non presunta ottimale di Spalletti e la conseguente irritazione del neo allenatore della Roma lo dimostra, ma una cosa è certa, l’affetto e la genuinità che li lega non tramonteranno mai.

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