Annientare il “Bocia” per eliminare il tifo dell’Atalanta: che succede a Bergamo?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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“La vendita per il settore di Curva Nord è consentita ai soli possessori di tessera del tifoso”. Non fossimo così assuefatti da questo genere di disposizioni, alla loro lettura ci porremmo più di un interrogativo. La gravità dell’ignorare questo annuncio è pedissequa alla superficialità con la quale quotidianamente ascoltiamo al telegiornale notizie di morti ammazzati sulla Striscia di Gaza piuttosto che nelle sanguinolente guerre civili africane. Eppure ai tifosi di calcio non suonerà nuovo. In particolar modo a quelli dell’Atalanta.

Bergamo è una roccaforte storica del nostro calcio. Un’enclave di passione in un’oasi sempre più arida e grigia quale sta diventando l’Italia del pallone. Un città piccola ma da sempre attaccatissima alla sua squadae. A volte turbolenta, è vero, ma chi non sbaglia nella vita? In particolar modo loro, i ragazzi della Curva Nord, hanno sempre pagato in prima persona errori ed eccessi. Ma non basta. Da qualche tempo, sulla scorta della bieca e cieca repressione che sta avvolgendo la maggior parte dei supporter calcistici, i tifosi nerazzurri sono tra i più colpiti da provvedimenti e restrizioni. Tipici dell’Italietta degli ultimi vent’anni. Quella dell’apparenza e del rigore morale da gettare in pasto alle iene ridens in stile “Arena di Giletti” (sennò la domenica come la mandi giù la lasagna della Massaia di Voghera?). È successo nella passata stagione, con la chiusura della Curva Nord per diverse giornate in seguito agli incidenti verificatisi con la Roma, sta succedendo quest’anno, dopo alcuni disordini scoppiati ai margini della gara contro l’Inter.

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Ovvio che nessuno stia qui a giustificare la violenza. Ma l’accanimento e la pretestuosità sì. Perché questo comportamento da educandi, da maestrine isteriche di primo pelo, secondo cui “se sbaglia uno puniamo tutti, pure se quell’uno lo abbiamo preso e pagherà fino all’ultimo centesimo”, non può essere figlio di un Paese che si professa rispettoso delle libertà personali e dedito al progresso sociale. Quale avanzamento si può ottenere vietando, limitando la libertà altrui e impedendo a migliaia di liberi cittadini di entrare in uno stadio per tifare la propria squadra solo perché socialmente si è fatto di tutto per renderli delle “bestie di Satana” a priori e ora li si discrimina perché non possiedono una tessera, su cui persino le più alte cariche calcistiche europee si sono espresse negativamente?

Bergamo e i suoi tifosi sono vittime di una persecuzione e di una demonizzazione inaccettabile. Messa in atto da istituzioni che, come a Roma con la gestione Gabrielli, tendono sempre più a oltrepassare la linea della tutela dell’ordine pubblico per entrare nel campo della prevaricazione e dell’eccesso e foraggiata da un certo tipo di stampa consenziente e più incline a puntare il dito, mentire e giudicare che indagare e accertarsi sulle notizie che vengono riportate.

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L’ultima faccenda, in ordine cronologico, è sicuramente quella legata a C.G., conosciuto come “Bocia”, storico capo della tifoseria organizzata orobica per il quale il Pubblico Ministero ha richiesto il regime di sorveglianza speciale per tre anni più l’obbligo di soggiorno nel Comune di Bergamo. Il tutto arriva dopo che in estate lo stesso aveva presenziato al Trofeo Bortolotti presentandosi goliardicamente (e forse anche un po’ ingenuamente) allo stadio con la testa di una porchetta, cosa che però non è stata colta dagli agenti presenti, i quali hanno interpretato tale comportamento come una macabra minaccia nei loro confronti, affibbiandogli una denuncia e notificando a suo nome un Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) per la durata di cinque anni (che si va ad aggiungere ad altre interdizioni poste in essere).

In seguito a questa richiesta gli avvocati si sono detti totalmente contrari vista l’eccessività della pena (la sorveglianza speciale implica il ritiro di patente e passaporto, l’obbligo di rimanere a casa la sera dopo una certa ora, il divieto di frequentare pregiudicati, l’invito a non frequentare abitualmente determinati locali o riunioni pubbliche), generalmente applicata in casi di gravi reati o di esponenti di spicco della malavita organizzata.  E’ ovvio che su “Bocia” pendano una serie di accuse figlie di comportamenti censurabili e sbagliati (che tuttavia ha pagato, sta pagando e pagherà), ma com’è possibile che in Italia rigidità e pugno di ferro ben oltre il consentito vengano utilizzati soltanto nei confronti di determinate categorie? Il calcio è una vetrina, innanzitutto per Questori e Prefetti. Uno spazio promozionale dove conquistarsi fondamentali scatti di carriera.

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Colpire ed eliminare un’icona della tifoseria atalantina per eliminare l’intera tifoseria? E’ forse questo che si vuole? La Curva Nord è da sempre un importante punto di riferimento aggregativo per Bergamo tutta e, in più di un’occasione, si è dimostrata in grado di cimentarsi in grandiose opere nel campo sociale: dall’aiuto nei confronti dei meno abbienti ai fondi destinati in zone colpite da gravi calamità naturali. Quando si parla di “percorso riabilitativo” per chi sbaglia o infrange le regole, come è possibile non tenere conto di ciò? Finché avremo dei mass media collusi con chi propaga questo modo “bulgaro” di agire e senza la minima voglia di provare ad essere “voci contro”, a fare dell’uguaglianza di trattamento, non potremo pretendere un Paese o dei cittadini al passo con i tempi e in grado di evolvere culturalmente. Chi sbaglia va punito, ma gli deve esser data l’opportunità di riabilitarsi. E non quella di sprofondare definitivamente. Io sto con Bocia: il terribile criminale con la testa di porchetta tra le mani!

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