Arrigo Sacchi fa il punto su Milan e Inter dopo il derby

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

Milan Inter risultato 31 gennaio 2016


Arrigo Sacchi, allenatore e dirigente sportivo classe 1946, soprannominato Il profeta di Fusignano (luogo di nascita di Arrigo) interviene sulle pagine della Gazzetta dello Sport per fare il punto su Milan e Inter dopo il derby. Il mitico allenatore del Milan degli Immortali (soprannome dato alla squadra di club migliore di tutti i tempi, secondo un sondaggio online pubblicato dalla rivista inglese World Soccer) inizia cosi la sua disamina, in pieno stile sacchiano, quasi stesse scrivendo un saggio sul calcio: “Ho sempre pensato che il calcio si identifichi con il concetto di squadra, che non disconoscesse la bellezza del gioco ma ne fa un valore. La vittoria è importante, ma lo è anche lo spettacolo che amplifica il successo stesso”. Per prima cosa l’ex allenatore emiliano dice la sua sul derby Milan-Inter: “Domenica sera il derby non è stato spettacolare, ma la vittoria dei rossoneri potrebbe migliorare morale e autostima. Il Milan ha vinto meritatamente dopo un primo tempo con difficoltà. Il 3-0 finale condanna l’Inter sprecona del primo tempo che si è disciolta nel secondo. Entrambe le squadre dovranno migliorare gioco e collettivo”.

Se Roberto Mancini è lodato da Arrigo come “allenatore capace” dotato di “abilità tattica e gestionale”, che ha portato l’Inter nella prima parte del campionato a raggiungere risultati positivi “ottenuti prevalentemente grazie allo stato di forma e alle qualità dei singoli”, dall’altra parte gli viene imputato la scelta fatta di giocatori si abili e forti, “ma in difficoltà quando devono giocare per il collettivo”. Sacchi, nell’analizzare i limiti di questa Inter, afferma: “In generale, l’Inter gioca a specchio del rivale confidando nella qualità dei singoli, ma cosi facendo non forma una squadra e tanto meno produce gioco”. L’articolo si sofferma sulla poca collaborazione tra i giocatori e tra i reparti, il cui “riferimento principale è l’avversario in una lotta uno contro uno”. Mentre, quando la squadra nerazzurra è in possesso palla, “ci si affida al dribbling e alla fantasia del singolo o alle ripartenze, ma essendo gli interpreti dei solisti, ognuno si muove per proprio conto, quasi mai smarcandosi con i tempi giusti”.

In casa Milan, l’ex allenatore rossonero vede un lento ma progressivo miglioramento, sia per quanto riguarda la compattezza della squadra, sia per quanto concerne l’affiatamento del gruppo: “In fase di possesso le ripartenze sono le cose migliori, mentre fluidità di manovra e distanze sono da perfezionare. In fase di non possesso bisognerebbe essere ancora più bravi nel pressing per agevolare le transizioni veloci. A volte manca la copertura e l’allineamento dei 4 difensori non sempre è buono. Le marcature a scalare a centrocampo e in difesa stanno migliorando, ma le chiusure e i posizionamenti preventivi dovrebbero essere una costante”. Anche qui, Sacchi fa sfoggio del proprio credo calcistico, la costruzione di un vero e proprio collettivo guidato dal gioco di squadra e non dal singolo: “Oggi il calcio totale non è un optional, ma è una necessità e l’ingaggio di calciatori con queste caratteristiche agevola il tecnico”.

Sacchi conclude il suo intervento parlando della situazione del calcio italiano: “Oggi anche in Italia per vincere non è più sufficiente la somma della qualità dei singoli, occorre un calcio collettivo come dimostrano Napoli e Juve, che oltre ad avere grandi giocatori hanno una squadra imperniata sul gioco e sulla collaborazione. Come succede anche a Fiorentina, Sassuolo ed Empoli”.

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