Auguri a Batistuta. Il bomber compie 47 anni

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

Batistuta

Tanti auguri a Gabriel Omar Bastituta, che oggi compie 47 anni. Il cannoniere argentino è stato uno dei migliori attaccanti che ha giocato nel nostro campionato, con ben 184 gol segnati è all’11° posto nella classifica dei marcatori della Serie A, primo in quella dei migliori marcatori della Fiorentina e detiene il record  il record di gol in giornate consecutive nel campionato italiano (11). Ma questi numeri non servono a descrivere interamente le capacità di questo straordinario attaccante. Batigol è ricordato come uno dei più forti attaccanti di tutti i tempi, un bomber dal bagaglio tecnico impressionante che sapeva segnare in qualsiasi modo possibile. Tra le sue migliori caratteristiche spiccavano la potenza dei suoi tiri e le sue doti acrobatiche, che lo hanno reso protagonista di gol spettacolari. Come se non bastasse, era bravissimo nel gioco aereo grazie ad una eccellente elevazione e colpo di testa, inoltre, con la sua prestanza fisica riusciva a bucare letteralmente le difese grazie alle sue percussioni con palla al piede. Per completare, o forse no, la qualità tecnica dell’argentino, aggiungiamo una certa destrezza nei calci da fermo. L’unico cruccio è che un giocatore di questo grande valore abbia vinto fin troppo poco (uno scudetto, una Coppa Italia e due Supercoppe italiane) in confronti a tanti altri campioni meno forti di lui. Ma ciò non incide minimamente sulle sue leggendarie abilità.

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Eppure il suo inizio di carriera non era stato certo semplice e difficilmente si sarebbe potuto presagire un futuro così roseo: quando si avvicina al calcio, verso i sedici anni, viene giudicato troppo grasso e preso in giro per i suoi capelli biondi; quando attira l’interesse del Newell’s Old Boys, il giocatore è restio a partire per via della lontananza da casa. Ma Gabriel è forte di carattere e comincerà la sua ascesa nel club argentino fino ad accasarsi con il River Plate e Boca Junior e a giungere alla nazionale a ventidue anni, con la quale si ritaglia un posto di protagonista con i sei gol marcati in Copa America. Dopo quella competizione si trasferirà in Italia, acquistato dalla Fiorentina per 12 miliardi di lire. Anche lì la partenza non è facile, Batistuta si sente un po’ smarrito a Firenze e soffre per i cattivi rapporti con i compagni di squadra Dunga e Orlando. La nascita del suo primo figlio Thiago e le sue prestazioni convincenti lo aiuteranno ad ambientarsi e ad affezionarsi al club e alla città. Levando la spiacevole esperienza in Serie B, Batistuta regalerà grandi soddisfazioni alla società viola, vincendo la Coppa Italia nel’96 e, a titolo personale, vincendo la classifica cannonieri nel ’95 con 26 gol. Il “Re Leone” però non si accontenta e desidera ardentemente regalare uno scudetto alla Fiorentina. La squadra è forte e sta sempre in buone posizioni di classifica, ma è fin troppo “Batidipendente”. La dipendenza si nota tutta nella stagione ’98-99, dove una fortissima Fiorentina allenata da Trapattoni sembra non conoscere ostacoli per lo scudetto e Batigol riesce a segnare bene 17 gol in 17 partite portando i viola ad essere campioni d’inverno. Purtroppo l’attaccante s’infortuna e la Fiorentina va in barca perdendo posizioni, aggiudicandosi comunque un buon terzo posto, che le permette l’ingresso in Champions. Proprio in Champions, Batistuta sigla uno dei suoi più bei gol, contro l’Arsenal, scartando il difensore Winterbone e insaccando di potenza all’incrocio dai pali da posizione defilata. La voglia di scudetto gli rimane ed è consapevole che con la Fiorentina non lo vincerà, e così accetta l’offerta dell’ambiziosa Roma di Sensi, che sborsa 70 miliardi di lire per averlo. Gli basta una stagione per entrare per sempre nei cuori dei tifosi giallorossi, grazie alla sua solita abilità sotto porta, che contribuisce pesantemente alla conquista del terzo scudetto giallorosso con i suoi 20 gol. I problemi alla caviglia lo faranno giocare di meno, la Roma lo cede all’Inter, ma anche lì gioca e segna poco. Chiude la sua carriera in Quatar con un milionario contratto di 8 milioni di dollari spalmati in due anni.

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Batistuta, a parte la grandissima caratura internazionale, è stato simbolo di due città: Firenze e Roma. Nonostante la breve parentesi giallorossa, Batigol risulta come l’ultimo grande centravanti che ha avuto la Roma – non si contino Totti e Vucinic che non sono centravanti al 100% – . L’arrivo di un centravanti di razza come Dzeko ha fatto sperare ai tifosi di ritrovarsi con un attaccante che avrebbe degnamente ereditato la pesante eredità, non per forza ripeterne le eguali gesta. Ebbene, guardando queste prime 22 giornate di campionato, non possiamo certo dire che Dzeko stia facendo bene il suo mestiere: solo 3 gol, di cui uno solo su azione e tanti gol mangiati. Gli si può concedere l’attenuante di un mal impiego effettuato dall’ex tecnico Rudi Garcia, ma anche nelle ultime giornate con in panchina Spalletti, che lo ha messo come ultimo terminale offensivo, il bosniaco ha tirato poco in porta e quando lo ha fatto non ha mostrato la lucidità e cattiveria necessaria che serve al centravanti. Non si discute il valore di Dzeko, che con il Wolsfburg e il Manchester City ha fatto vedere grandi cose, ma sorprese a parte, la Roma deve ancora trovare il degno erede di Batistuta.

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