Buon compleanno Divin Codino!

Pubblicato il autore: The Dude Segui

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18 febbraio 1967. A Caldogno, comune popolato da poco più di una decina di migliaia d’anime in provincia di Vicenza, nasce Roberto Baggio, sesto di otto figli. Figlio d’arte, per certi versi: suo padre Florindo muove i primi passi da calciatore nelle serie dilettantistiche, per poi dedicarsi definitivamente al ciclismo. Un predestinato, verrebbe da dire.
Tifoso dell’Inter, amante della caccia, di educazione cattolica (salvo convertirsi successivamente al buddismo) Roby non consegue il diploma, mollando gli studi a due mesi dal completamento, per dedicarsi a pieno regime al suo sport prediletto: il calcio. Fu proprio nella squadra del capoluogo, l’ L.R. Vicenza, che il codino mosse i primi passi della sua esperienza calcistica, segnata, da un lato, da traumatici infortuni e, dall’altro, da successi di ineguagliabile valore.
A 17 anni arriva l’esordio assoluto nel calcio professionistico. 5 giugno 1983, ultima giornata del campionato di serie C1: l’allora tecnico del Vicenza, Bruno Giorgi, lancia un giovanissimo Roberto Baggio, che intanto si era fatto tutta la trafila nelle giovanili dei biancorossi, sciorinando un biglietto da visita sbalorditivo: 110 reti in 120 partite! Con certe credenziali è impossibile passare inosservati. A partire dalla stagione calcistica 1984-85, Roby Baggio entra a far parte in pianta stabile della prima squadra. Si capisce fin dai primi calci che non ama ruoli da comprimario. Alla tenera età di 18 anni (compiuti nel corso del campionato) e alla prima vera esperienza da professionista, Baggio realizza 12 reti in 29 presenze (non tutte da titolare), diventando ben presto un beniamino della tifoseria e contribuendo in maniera determinante alla conquista della serie B. Proprio sul finire della stagione, arriva il primo crac in carriera: durante il match contro il Rimini, Baggio subisce un grave infortunio, riportando la rottura del legamento crociato anteriore e del menisco. Un colpo durissimo per l’astro nascente di Caldogno, che lo costringe a stare fuori dai campi per oltre un anno. Durante la riabilitazione, Roby vive un periodo di profondo smarrimento spirituale e personale, che lo conduce ad abbracciare definitivamente il buddismo.
Qualche giorno prima dell’episodio nefasto, viene perfezionato il suo passaggio alla Fiorentina. Il 1986 è l’anno dell’esordio di Baggio in serie A; è il 21 settembre, in occasione della sfida casalinga contro la Sampdoria. Non fa in tempo a riprendere confidenza col rettangolo di gioco che un nuovo infortunio lo costringe ad alzare bandiera bianca per tutto il resto della stagione. Rientra in campo solo il 10 maggio, alla penultima di campionato, trasformando in rete il calcio di punizione del definitivo 1 a 1 (contro il Napoli) che regala alla Viola la matematica salvezza. E’ il gol che segna l’inizio di una luna di miele, quella tra Baggio e Firenze, destinata a durare in eterno. E’ proprio nella culla del rinascimento che Baggio convolerà a nozze con l’amata Andreina, da cui avrà tre figli (Valentina, Mattia e Leonardo, ndr). Le successive stagioni consacreranno il divin codino come uno dei maggiori talenti italiani, capace di segnare reti mozzafiato e regalare lampi di classe inaudita. Grazie alla sua esplosione, infatti, Baggio entra nel mirino dei maggiori club europei. Ad accaparrarselo, alla fine, sarà la Juventus.
E’ il 18 maggio ’90, e viene ufficializzata la sua cessione ai bianconeri per la cifra record di 18 miliardi di lire. I tifosi insorgono con proteste veementi ma vane. Ormai è tutto fatto, Baggio è un giocatore della Signora. Il suo addio strappalacrime segnerà una profonda rottura tra la società viola e i tifosi, risanata faticosamente col tempo. Sotto la mole, Baggio totalizzerà 200 presenze condite da ben 115 goal. Numeri da capogiro, che gli varranno la vittoria del Pallone d’oro e il definitivo ingresso nell’olimpo del calcio come una delle leggende di questo sport.
Dopo cinque meravigliose stagioni a Torino, viene siglato il suo passaggio al Milan, fortemente voluto dall’allora guida tecnica, Fabio Capello. Disputa due stagioni coi rossoneri tenendo un rendimento altalenante, non all’altezza delle aspettative. Nonostante ciò, Baggio riesce a bissare la vittoria del tricolore (conquistato anche nella stagione precedente con la Juventus). Sono anni tumultuosi. Specie il secondo, quando a metà stagione Arrigo Sacchi subentra all’esonerato Tabarez. Tra Baggio e l’allenatore di Fusignano permangono vecchi attriti risalenti ai tempi del mondiale ’90, quando proprio Sacchi era c.t. della nazionale.
Nell’estate del 1997, intenzionato a cambiare aria, Roby è a un passo dal Parma, ma l’accordo sfuma all’ultimo momento. Decide così di accasarsi al Bologna. E’ la stagione della svolta, non solo perché taglierà il celeberrimo codino. Realizza 22 goal in 30 partite (record personale di marcature in serie A), meritandosi pienamente la convocazione ai mondiali ’98.
Dopo l’esperienza dei mondiali di Francia, il patron dell’Inter Massimo Moratti decide di portarlo all’Inter. Dopo due anni (e ben cinque allenatori diversi) chiude la sua esperienza in nerazzurro con l’ apprezzabile score di 17 reti in 59 presenze. Nel corso del biennio, tra luci e (soprattutto) ombre, Baggio fa in tempo a segnare reti pesanti, come la splendida doppietta nello spareggio-champions contro il Parma, e l’altrettanto strepitosa doppietta contro il Real Madrid, negli ottavi di Champions League. Ma il travagliato rapporto con Marcello Lippi lo spingerà lontano da Milano.
Nella stagione 2000-01, Baggio sigla un contratto col Brescia, legandosi a doppio filo al suo allenatore Carlo Mazzone (che ne aveva fortemente caldeggiato l’acquisto): l’accordo prevede, infatti, una clausola che avrebbe automaticamente svincolato il fuoriclasse di Caldogno in caso di esonero del tecnico. Baggio chiude la prima stagione con 10 marcature in campionato, finendo 25° nella corsa al pallone d’oro alla veneranda età di 34 anni. La stagione successiva è falcidiata dagli infortuni; il codino vede il campo col contagocce, ma ciò non gli impedisce di segnare ben 11 reti in 12 presenze (tre nelle ultime due giornate del campionato, contribuendo in maniera determinante alla salvezza delle rondinelle). La stagione però termina con la più scottante delle delusioni: il c.t. della nazionale, Giovanni Trapattoni, lo esclude sorprendentemente dalla lista dei convocati per il mondiale in Corea e Giappone, nonostante le richieste a furor di popolo. Gioca altre due stagioni col Brescia, prima del definitivo ritiro, il 16 maggio 2004 presso la Scala del calcio, nel corso di un Milan-Brescia. Mazzone lo sostituisce a 5′ dalla fine, e tutto il pubblico del Meazza si alza in piedi per tributare un ultimo, commosso e meritato commiato ad un campione leggendario, che oggi compie 49 anni. Buon compleanno, divin codino!

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