Cannavaro: “La Juve è l’avversario da battere ma tifo Napoli”

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

Fabio Cannavaro (ita) - Remise Ballon d Or France Football -

Fabio Cannavaro, ex sia di Juve che di Napoli, ha rilasciato nella giornata di oggi una lunga intervista al Mattino dove ha parlato soprattutto del big match di sabato sera. Cannavaro ha parlato anche della sua carriera, dagli albori fino all’addio al calcio, delle vittorie e delle cocenti delusioni da giocatore di club e della nazionale italiana. Il pallone del mondo e campione mondiale con la nazionale italiana nel 2006, comincia da dove ha avuto tutto inizio, al suo debutto il 7 marzo 1993, proprio in un Juve Napoli: “Un sogno che diventava realtà: ero stato raccattapalle nelle partite di Maradona e mi ritrovavo ad indossare la maglia azzurra giocando al fianco del mio idolo Ciro Ferrara. Avrei fatto di tutto per vincere quella gara, ma alla fine perdemmo 4-3”.

Per Cannavaro il debutto in un Juve Napoli, coi colori bianconeri nel suo destino: “Il passaggio alla Juve arrivò nel momento in cui stavo vivendo un momento tranquillo. È stato un trasferimento inatteso. Ho vissuto stagioni molto buone che mi hanno aiutato a capire perché a vincere alla fine sono quasi sempre loro”.

Alla domanda cocente se la partita di sabato possa essere cosi decisiva per le sorti del campionato, Cannavaro replica: “Non credo. Dopo torneranno la Champions e l’Europa League che potrebbero distogliere parte delle energie delle due squadre. Questo cammino da record degli azzurri e dei bianconeri subirà un rallentamento. Difficile tenere questi ritmi cosi forsennati”.

Il giornalista del Mattino poi fa una domanda provocatoria, in riferimento alle dichiarazioni di Simoni, ex tecnico dell’Inter, che in settimana ha detto “Non vorrei che finisse come nel 1998…” e Fabio da buon napoletano dice: “Solo un alibi per giustificare i propri errori. Gli arbitri bisogna lasciarli in pace. Non mi piace che tutti stiano li a pensare a chi verrà a dirigere la gara di sabato. E lo dico io che a Torino mi sono visto annullare quando ero nel Parma un gol in un big match per lo scudetto che ancora oggi non so perché non mi è stato convalidato”.

Cannavaro è uno che dalla sua alta carriera sa cosa vuol dire giocare questo tipo di partite e, soprattutto, sa come si vive una vigilia cosi: “I calciatori sanno bene quello che devono fare. Certo, ascoltano l’allenatore, vedono insieme i video degli avversari, lavorano alle contromosse. Ma meno si parla e meglio è. Non c’ bisogno di cariche speciali e neppure di discorsi epici: le motivazioni si trovano dentro di sé”.

Partite come queste, soprattutto se si affrontano squadre italiane, hanno una sola chiave tattica: “Le difese. Gli errori ci saranno, sono inevitabili in novanta minuti di gioco. Ma vincerà la squadra che avrà la difesa che sbaglia meno”.

Al termine della lunga intervista, si fa la solita domanda di rito, su come finirà il risultato allo Stadium: “Un bel pareggio a Torino non è mai un risultato da buttare. Sono napoletano e tiferò Napoli”.

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Un’intervista a cuore aperto di Fabio Cannavaro, che non si nasconde e parla da uomo di calcio e da ex giocatore di Juve e Napoli, con i colori azzurri sempre nel cuore.

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