Che gioia per il piccolo Murtaza: è arrivata la maglia autografata di Messi!

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Oggi tutti i media sono concentrati su di lui, Murtaza. Per chi si aspetti il solito Leo Messi o Cristiano Ronaldo sta sbagliando, oggi è la giornata di Murtaza, il bambino afghano di soli 5 anni salito alla ribalta per la sua foto con indosso una busta e la scritta MESSI 10. Il bambino ha ricevuto non solo le attenzioni, ma anche dei regali da parte del fenomeno argentino del Barcellona. Stando a quanto riportato sulle colonne del quotidiano spagnolo Marca, Messi ha spedito e fatto recapitare al suo piccolo fan una sua maglietta ed un pallone, entrambi autografati dalla Pulce.

È successo circa un mese fa. Il piccolo Murtaza voleva la maglia originale del suo idolo Leo Messi, ma stando alle difficili condizioni economiche della sua famiglia, era stato immortalato mentre giocava a pallone con addosso solo una busta di plastica (una comune busta della spesa) con i colori bianco e celeste della nazionale di calcio dell’Argentina, con su scritto a penna Messi 10. L’immagine ha fatto il giro del mondo intero, ed è arrivata finalmente a Leo Messi, il vero destinatario di quel messaggio: allora la Pulce si è commossa ed ha deciso di incontrare il bimbo.

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L’immagine del bimbo ritratto dal fotoreporter di spalle è stata condivisa sui social network ed aveva innescato una campagna con l’obiettivo di far recapitare al bimbo la maglia del suo idolo, autografata e originale. E cosi alla fine è stato: il Pallone d’Oro del Barcellona ha fatto recapitare il dono al bambino. Un dono documentato dall’Unicef, con uno scatto che mostra il piccolo Murtaza mentre indossa con orgoglio e con tanto di sorriso la maglia numero dieci del suo idolo, autografata e con dedica.

Il calcio è una realtà sociale complessa e talvolta persino drammatica. Numerosi sono i fatti che rubano le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, giorno dopo giorno. A volte sembra semplice gioco, altre invece diventa qualcosa di arzigogolato, tutto dipende dal punto di vista. Un’attività che richiede intelligenza, ma si gioca con i piedi. Cosa c’è di più paradossale del gioco del calcio? Uno sport che chiama in causa le due estremità del corpo antitetiche, non solo fisicamente, ma anche simbolicamente: c’è come un tentativo di sottomissione reciproca di piedi e testa. Il giocatore intelligente resta un brocco se non sa trattare la palla con i piedi, ma un giocatore bravo con i piedi resta un mediocre se non usa l’intelligenza. Questa non è una dissertazione filosofica, ma un punto di incontro: la foto del bimbo divenuta virale, il gesto di Leo Messi, la foto finale del bimbo sorridente con la maglia del campione, dimostra come si chiude il cerchio.

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L’unico modo per superare il bipolarismo paradossale del gioco del calcio (come anche quello tra norme certe e risultato incerto) è inserire nel binomio, un terzo elemento, il cuore. A metà strada tra testa e piedi, il cuore è un virus che entra in un sistema codificato e lo surclassa: si agita in maniera inconsueta, reca un avvertito dolorino che sembra colpire il petto dall’interno, esce fuori in una immagine virale e sovverte le regole codificate e non di questo strano gioco.

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