Del Piero, 10 sulla maglia, 10 nel tango (Video)

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

I migliori 10 sportivi dell'anno secondo Del Piero


 


Elegante in campo quando incantava con le sue magie chiunque si trovasse ad osservare quel ragazzo in maglia bianco e nera a strisce verticali. Era cosi bravo, ma cosi bravo che l’avvocato Gianni Agnelli, uno che di calcio ne masticava abbondantemente, gli mise il soprannome di “Pinturicchio”, cioè “piccolo pittore”. Per tanti anni Alessandro Del Piero è stato l’artista del club piemontese, il numero 10 della Juventus. Ma questa ormai è storia e solo il ricordo, a voler essere malinconici, infiamma tanti che lo hanno visto “dipingere”, lasciare di sasso i difensori e a bocca aperta gli spalti. Uno di quei giocatori che con le sue prodezze artistiche, si è guadagnato ovazioni in giro per il mondo. Solo le immagini ora possono dare una parvenza di quella eleganza da 10 che il campo non può più dare.

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Quella stessa eleganza che ha mostrato in tv, partecipando al programma televisivo della RAI “Ballando con le stelle”, mostrandosi anche ballerino capace, sempre simpatico e mai sopra le righe, come solo Alessandro Del Piero sapeva fare. Una calma eleganza, un tacito patto tra il cuore di un veneto e la classe smisurata di un artista d’altri tempi. Un ballerino capace il nostro 10, perché un giocatore che ha indossato quella maglia e quel numero con tanta dignità e consapevolezza rimarrà sempre uno da 10. Infatti, la giuria gli ha, simpaticamente, assegnato come voto per la sua esibizione un bel 10 tondo tondo. Il programma, a voler denotare la stazza del personaggio e l’amore che calamita, ha avuto oltre 4 milioni di telespettatori, incollati all’ordigno moderno che manda immagini in movimento.

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Quel movimento sinuoso del pennello, quel piede che dipinge col pallone ben stretto al collo un arco, una pennellata appunto, il tiro a giro “alla Del Piero”. Dalla sua Conegliano, provincia di Treviso, Regione Veneto, a metà strada tra la montagne e la pianura, è arrivato con tanta umiltà e con il piede da predestinato. Quello stesso piede che, nel programma RAI, ha disegnato a terra, molto più bruscamente che in campo ma molto meno pensando alla sua ex professione, gradevoli ghirigori, quasi fosse un Paul Klee di inizio secolo, un professore da Bauhaus. Alessandro Del Piero non è solo un uomo, è anche un marchio, una garanzia come su un buon vino, adatto a tutte le stagioni e a tutte le pietanze ma sempre se stesso.

Il numero 10 (la parola ex mi rattrista) non si è tirato indietro, come ogni sfida che ha incontrato nella sua vita, ha gradito il cache, umilmente come solo lui sa fare, col suo sorriso da ragazzo che vive tra la pianura e la montagna: timido dilatarsi delle labbra verso l’infinito. Tante volte criticato, quasi affossato dai “tromboni”, ma sempre capace di regalarci una giocata, una pennellata da artista, uno di quegli illuminati che in pieno Rinascimento italiano tracciava la strada verso una nuova concezione di ciò che c’era attorno e che l’uomo conteneva in se stesso. E se poi, dopo una giocata da ovazione, esultava contro tutti con una linguaccia, allora chiamiamola pure licenza poetica.
 

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