Ferrero: “Vi denuncio tutti!”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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Ferrero è un nome conosciuto in Italia, conosciutissimo. Uno dei personaggio più ricchi del nostro Paese, il più noto imprenditore nostrano, per questo, quando si è diffusa la notizia del suo interessamento al Doria, il popolo blucerchiato si è subito illuminato d’immenso, parafrasando Ungaretti. L’eccitazione è durata poco, non me ne voglia Massimo, ma nel suo sangue non c’è nulla dei Ferrero del cioccolato.
Il nostro Ferrero nasce a Roma, il 5 agosto del 1951, da una famiglia di umili origini, vive un’adolescenza turbolenta, tra i sei mesi passati in un carcere minorile e la passione sfrenata per Cinecittà, vista dal giovane Massimo come la sala dei balocchi. Parte dal basso, da autista diventa in pochi anni direttore di produzione: mica male.
Er Viperetta, soprannome assegnatogli da un costumista di Cinecittà, diventa un piccolo re nel mondo dei B movies, pellicole dal basso costo e dal grande impatto sul pubblico di quegli anni, impossibile non citare Ultrà, film che lo vede impegnato anche in una fugace comparsata. Il suo cammino nel cinema è fatto di alti e bassi, di mezzi fiaschi e di continui investimenti e anche di ingiunzioni di pagamento, di cartelle esattoriali e di cause di vario genere.
Ma Ferrero non si accontenta del cinema, ben presto si appassiona al mondo del pallone, non tanto a livello tecnico, non possiamo certo definirlo un esperto del settore, ma si innamora di tutto quello che gira attorno al calcio, al suo business. Prova a prendere prima la Roma, squadra di cui è tifoso, e poi la Salernitana, infine la Sampdoria, sarà l’ultimo tentativo quello buono. Da Garrone a Ferrero, il passo è enorme, è una voragine, è un cratere. Da un signore del calcio a un ragazzaccio de Roma, uno che si guadagna da vivere giorno dopo giorno senza molte certezze.
Il Presidente è un personaggio sui generis, se eravamo rimasti impressionati dalle gag di De Laurentis sul motorino, ancora non sapevamo quali “gioie” avrebbe potuto regalarci il buon Massimo. Il foulard blucerchiato in testa, esultanze fuori misura, serenate alle conduttrici tv di turno e dichiarazioni così imbarazzanti da diventare rossi, come quelle su Tohir (“È ingiusto che Moratti sia stato trattato così, sono molto dispiaciuto per lui. Io glielo avevo detto: caccia quel filippino…”).

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Ferrero : “Vi denuncio tutti!”

Il mondo del calcio è infame, se vinci e se hai cash, ti loda e ti erge a personaggio di culto, se fai il botto, ti distrugge in un attimo. Ferrero è luci e ombre: il 12 giugno 2014 viene condannato a un anno e dieci mesi per bancarotta fraudolenta, per il fallimento della compagnia aerea Livingston Energy Flight, il 6 marzo 2015 viene fatto sgomberare l’ex cinema Troisi di Trastevere poiché Ferrero non sarebbe il proprietario, anche se quest’ultimo afferma di averlo acquistato da Vittorio Cecchi Gori, altra bella macchietta del calcio anni Novanta (PS chissà che trio con Gaucci…). Il caos non finisce, il 4 febbraio 2016, il tribunale di Busto Arsizio lo condanna a un anno e dieci mesi per distrazione di fondi. Una tempesta continua.
Nel frattempo i tifosi blucerchiati tremano, molti sperano che Ferrero sia solo un prestanome di qualche pesce grosso, Volpi?, altri temono il peggio e rivedono gli anni del fallimento sfiorato. Voci di un buco nel bilancio si sprecano ma Er Viperetta nega e attacca, perchè l’attacco è il miglior modo per difendersi.
“Vi denuncio tutti”, tuona Massimo. “Basta con lo stillicidio delle notizie spazzatura, il bilancio della Samp è in ordine e io non vendo: invece continuo a leggere di falsi incontri carbonari…”, e ancora “mi sono rotto le scatole, vado in Procura e denuncio. Perché ci deve essere dietro un mandante. Forse dà fastidio il mio lavoro onesto, ma vengano avanti che stavolta meno forte…”.
Magari Ferrero sarà solo vittima, ma le premesse non sembrano le migliori, sulla Lanterna i sorrisi sono merce rara, oggi ancora meno, e si rimpiange il tanto criticato Garrone. Uno dei pochi signori, in mezzo a tanti presidenti cioccolatai. Strano il calcio, strana la vita.

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