Inter-Mourinho, l’idillio mai finito

Pubblicato il autore: The Dude Segui

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Da quando Josè Mourinho ha lasciato l’Inter, niente è stato più lo stesso. Al di la della convenzionalità di tale affermazione, i numeri parlano chiaro: dopo il suo addio, sulla panchina nerazzurra si sono avvicendati ben 7 allenatori in poco meno di sei anni. Di questi, solo due hanno portato a casa almeno un trofeo: Rafa Benitez, l’anno successivo al passaggio di Mou al Real, si accasò all’Inter conquistando Supercoppa Italiana e Mondiale per club (fortunato retaggio mourinhano, diranno i più maligni…), che non sono bastati ad evitare il suo esonero, avvenuto all’indomani della conquista proprio del “mondialito”. Al suo posto, Moratti ingaggiò l’ex Milan Leonardo, che per la verità raggiunse risultati apprezzabili: condusse i nerazzurri al secondo posto in campionato e nei quarti di finale di Champions, oltre che alla conquista di quella che resta ad oggi l’ultima gioia del club, la Coppa Italia.
Poi il vuoto. La stagione 2011-12 fu avara di risultati, e viene ricordata più per i vari cambi in panchina (3 in totale: Gasperini, Ranieri e, per finire, Stramaccioni) che per le gesta in campo (l’Inter conclude la stagione piazzandosi al 6°posto, centrando comunque la qualificazione ai preliminari di Europa League). L’anatema post-Mourinho colpiva anche un allenatore in rampa di lancio come Andrea Stramaccioni. Dopo un inverosimile girone d’andata, che vede l’Inter appena alle spalle della Juventus di Antonio Conte (battuta allo Stadium proprio dai nerazzurri per la prima volta in assoluto), arrivò l’harakiri, sancito dal modestissimo 9° posto finale (dietro persino al Catania). Stramaccioni veniva così rimosso dall’incarico e al suo posto subentrava Walter Mazzarri, che tanto bene aveva fatto col Napoli. Il tecnico livornese aveva fatto intravedere segnali di crescita, riportando l’Inter in Europa League dopo un anno di assenza (5°posto finale in campionato). Ma si trattava di un fuoco di paglia; nella stagione seguente, con i nerazzurri al nono posto ( 16 punti in 11 giornate), Mazzarri veniva esonerato. Al suo posto, Tohir aveva fortemente voluto Roberto Mancini, il cui ritorno aveva elettrizzato la tifoseria, memore dei tanti successi ottenuti dall’Inter sotto la sua guida. Ma non era ancora tempo di rewind: l’Inter concludeva il campionato con un’infelice 8°posto, che lasciava la squadra fuori dall’Europa. Il resto è storia recente, ahimè.
A ragion veduta, i successi di Mou sono tangibilmente incomparabili. Imprese come il triplete si verificano una volta ogni quarto di secolo, nella migliore delle ipotesi (a meno che non ti chiami Barcellona). E non si dimenticano. Da quando è rimbalzata la notizia che sabato sera Josè siederà in Tribuna a San Siro, di fianco a Massimo Moratti, l’ambiente Inter è letteralmente in fibrillazione. L’operazione amarcord verrà completata dalla presenza congiunta del tecnico lusitano ed un’altro indimenticato campione della storia del club: il fenomeno Ronaldo.
Di colpo le infauste vicende di campo sono state adombrate. San Siro freme all’idea di poter riabbracciare per poco più d’un’ora e mezza l’adorato Josè, magnificandolo come merita e inneggiando al suo nome in memoria dei tempi che furono. Due anni sono stati sufficienti a far sbocciare un idillio che, sono certo, non conoscerà mai fine. Il tecnico lusitano, in fondo, non ha mai smesso di flirtare con questi colori. Mentre era a Londra o a Madrid non perdeva occasione per strizzare l’occhio alla sua ex squadra e per ribadire a chiare lettere la sua devozione al club. Per un giorno i tifosi dell’Inter potranno tralasciare i turbamenti del presente, rievocando i fasti del suo passato più glorioso, incarnati da un totem: Josè Mourinho.

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