Inter, tentata truffa per finta sponsorizzazione con Etihad

Pubblicato il autore: Emiliano Rota Segui

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Una storia incredibile, tra contratti di sponsorizzazione e Università del calcio, tra servizi segreti arabi e famiglie reali. All’apparenza elementi che non hanno nulla in comune tra loro ma questa e la storia di una tentata truffa ai danni dell’Inter.
Negli ultimi tempi era circolata una voce di una possibile sponsorizzazione da parte di Etihad, con un incasso di 25 milioni di euro che avrebbe ben rimpinguato le casse nerazzurre.
A settembre 2015, per il tramite di Adriano Bacconi (volto noto della Domenica Sportiva, che fino a poco tempo fa era un collaboratore del club milanese) un certo Valerio Lattanzio e un misterioso avvocato (che si dichiara intimo della famiglia reale degli Emirati), si erano presentati ai vertici dell’Inter come intermediari di Etihad. Raccontano che la compagnia aerea è intenzionata a diventare lo sponsor principale del club e vogliono avviare una trattativa che inizia veramente. Ma l’interesse degli arabi è plausibile (Emirates è sponsor del Milan) e sia Lattanzio che l’avvocato forniscono nel corso dei mesi una serie di email che sembrano autentiche (una addirittura da un presunto governo degli Emirati). Lattanzio fissa la propria commissione (pari al 2,5% per la sponsorizzazione e all’8% per gli affari successivi), poi il 6 ottobre chiede un mandato ufficiale che lo autorizzi a trattare per conto dell’Inter con Etihad; lo ottiene e a questo punto Lattanzio ha più o meno raggiunto il suo scopo poiché grazie a tale documento tenterà un’altra truffa ai danni di un albergatore. In seguito inizia una lunga serie di contatti e incontri. All’Inter vengono convinti a superare la prudenza quando Lattanzio risponde con una lettera apparentemente scritta da James Hogan, presidente della compagnia aerea, che mette nero su bianco la maxiofferta: 25 milioni per cinque anni. Le conseguenze sono importanti: l’Inter si sente forte nella trattativa con Pirelli, attuale sponsor principale, che propone il prolungamento del contratto a cifre ben inferiori a quelle degli «arabi»
La notizia a questo punto incomincia a spargersi tra i giornali che scrivono riguardo a tale accordo, finché, il 18 ottobre, la compagnia aerea smentisce ufficialmente ogni trattativa. L’Inter si preoccupa, ma la risposta di Lattanzio e soci è che la smentita serve per tutelare la riservatezza. Seguono altre email e altri incontri, ma nulla di concreto avviene. Arriviamo a novembre, l’Inter ha fretta: deve tra l’altro comunicare a Nike cosa mettere sulle maglie della prossima stagione. Lattanzio e l’avvocato si scusano, prendono tempo, promettono una telefonata di James Hogan all’ad dell’Inter Michael Bolingbroke. Nessuno chiama. L’avvocato come giustificazione inoltra la email di un sedicente sceicco proprietario di Etihad, che si prende la responsabilità di aver fermato l’ad. La fiducia scarseggia, così l’offerta raddoppia: la famiglia reale ora è interessata a comprare l’Inter. I dubbi diventano panico quando arriva l’email di un albergatore romano.
Lattanzio, infatti, parallelamente all’affare della sponsorizzazione con Etihad, aveva deciso di intraprendere un’altra operazione.
Il 24 luglio, racconta Roberto Biordi, proprietario di un B&B di Roma, ha affittato una stanza a tal Valerio Lattanzio, che diceva di essere in missione per conto dell’Inter. Diceva anche che il conto lo avrebbe saldato il club nerazzurro una volta terminato il suo compito: individuare una struttura per creare un’Università dello Sport. Lattanzio coinvolge nella ricerca lo stesso Biordi (in cambio di una futura provvigione), che lo aiuta a individuare l’immobile giusto, un grande albergo a 4 stelle, non lontano da Fiumicino. Il posto è perfetto, ha ospitato anche squadre di calcio in ritiro a Roma, l’offerta è di 30 milioni di euro. Il proprietario è interessato e comincia la trattativa. L’affare va per le lunghe e un bel giorno, il 9 novembre, Biordi si accorge che Lattanzio ha lasciato la stanza di fretta e furia e con essa 4.520 euro da pagare, ragion per cui si rivolge ai carabinieri. Negli stessi giorni, arriva all’Inter la comunicazione che renderà chiara tutta la faccenda. La scrive proprio il proprietario della struttura individuata da Lattanzio per la sua fantomatica Università dello Sport. Quello che avrebbe dovuto incassare i 30 milioni e al quale, però, intanto Lattanzio aveva chiesto soldi per la mediazione. La email che il 12 novembre arriva alla segreteria dell’Inter ha un oggetto piuttosto allarmante: «Tentativo di truffa». L’albergatore racconta all’Inter quello che i carabinieri già sanno: Lattanzio assicurava di aver ricevuto mandato da parte della società nerazzurra di acquistare la sua struttura alberghiera «al fine di trasformarla in una Università calcistica che avrebbe avuto come responsabile Roberto Baggio (…) Il tentativo peraltro fallito è stato quello di estorcerci del denaro come acconto nella prospettiva di una sicura compravendita da parte della società Inter appoggiata dalla Shuroq, società araba». All’Inter restano davvero di stucco: primo perché mai hanno pensato di acquistare un hotel, secondo perché Lattanzio lo conoscono bene.
La società milanese cerca di approfondire i fatti accaduti a Roma a sua insaputa e contemporaneamente la procura di Roma e i carabinieri di Ostia Antica aprono una indagine sulla faccenda. Finalmente diventa tutto più chiaro, la truffa è sventata, ma i nerazzurri restano ancora senza sponsor.

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