La biografia di Trezeguet: “Camoranesi fumava e russava”

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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David Trezeguet, dopo aver terminato la sua carriera da goleador, ha vestito anche i panni dello scrittore
. L’ex centravanti della Juventus e della nazionale francese ha messo nero su bianco la sua autobiografia nel libro “Bleu Ciel”, di cui la Gazzetta dello Sport riporta alcuni passaggi. David è stato uno degli attaccanti più forti in assoluto: non era molto tecnico ma risultava comunque decisivo e talvolta autore di esecuzioni spettacolari. 339 reti, il bottino del francese, che ha deciso di raccontarsi. Dai ricordi di amici e gioie ai momenti difficili, aneddoti svelati dai suoi stessi compagni. In Italia ha lasciato il segno con la sua lunga militanza nella Juve e i tifosi bianconeri non scorderanno mai la scelta dell’attaccante di rimanere in Serie B, dopo Calciopoli.

A 20 anni Trezeguet diventa campione del mondo con la Francia nel 1998 e contribuisce all’eliminazione degli azzurri ai quarti di finale segnando un rigore. Zidane in quell’occasione affermò, “Si guadagnò il nostro rispetto”. Due anni dopo, segnò il gol decisivo che diede il titolo europeo ai francesi contro l’Italia ai tempi supplementari. Nel 2006, però, pagò pegno sbagliando il rigore decisivo proprio contro gli azzurri e condannando di fatto la nazionale francese alla sconfitta nella finale dei mondiali. Gigi Buffon spiega, “Di quella sera non gliene ho mai riparlato, per rispetto, perché conosco quella sofferenza”. Piccolo particolare che ci fa capire quanto era forte il legame che David aveva con i giocatori della Vecchia Signora.

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Anche il capitano Alex Del Piero aveva un ottimo rapporto con David, contando ovviamente la loro intesa in campo, dal valore in gol davvero notevole. Alex spiega come “quando se ne andò gli scrissi una lettera per esprimergli stima e riconoscenza. Spero di poter lavorare ancora con lui”. Erano gli anni vissuti anche con gli assist di Zlatan Ibrahimovic, “uno dei migliori al mondo”. Camoranesi, insostituibile compagno di ritiro e di stanza racconta: “All’inizio ci salutavamo appena. Poi cominciammo a condividere la stanza. Fumavo e russavo. David si lamentava, ma non ho mai cambiato partner. Ci chiamavamo sempre, anche prima della finale del Mondiale 2006”.

Il libro ripercorre anche i rapporti intercorsi con gli allenatori, soprattutto italiani. Uno degli allenatori che più ha amato è stato Carletto Ancelotti, di cui rivela un interessante retroscena: “Con lui parlavo spesso di arte e viaggi”. Con Marcello Lippi, che lo aveva allenato tra il 2001 e il 2004 subito dopo l’epoca di Carletto, l’inizio fu abbastanza freddo: “Mi voleva scambiare con Vieri che poi rimase all’Inter”. Una scommessa risolse l’incomprensione iniziale: “Mi disse che se segnavo più di trenta reti avrei dovuto regalargli un orologio”. Una sfida vinta dal francese che chiuse la stagione con 32 reti in tutto, primo capocannoniere francese dai tempi di Michel Platini, Le Roi. Arriva poi l’era di Fabio Capello, considerato “un allenatore vincente come Lippi e Ancelotti”.

Sono ricordi di trionfi conquistati, con mamma Loly sugli spalti con l’aglio in segno di scaramanzia e un singolo striscione per ogni partita: “E non sapeva mai cosa avrei scritto”. Anni di felicità, di successi e di gioie, spazzati via da Calciopoli, su cui il francese ha le idee molto chiare: ”Ma quegli scudetti li sento miei. Nessuno ci fece regali. È un affare burocratico più che sportivo. Non penso i giocatori dell’Inter si sentano campioni d’Italia al posto nostro. Non si è mai capito bene cos’è accaduto”.

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