Lazio: l’ultimo strappo

Pubblicato il autore: Mauro Simoncelli Segui

12687891_10208760120710084_8862642365571211744_n

Ieri sera allo stadio Olimpico dove era in programma la partita tra la Lazio e il Napoli capolista si è forse consumato l’ultimo strappo tra la gente laziale e chi in questi ultimi 12 anni ha in mano le sorti della società più antica di Roma. Diciamolo subito, non è certo per la sconfitta arrivata con fin troppo prevedibile facilità già nel primo tempo ad aver definitivamente forse fatto perdere la pazienza ai tifosi biancocelesti, troppo più forte questo Napoli lanciatissimo di fronte ad una Lazio attanagliata da troppe assenze e mille problemi. La classifica in questi casi non mente mai. E’ dalla terza partita casalinga di questa stagione, dopo la decisione della parte più calda e sempre storicamente presente della tifoseria laziale, l’intera Curva Nord di non entrare più allo stadio in protesta contro le decisioni del prefetto di Roma Gabrielli di dividere le curve in due settori con due barriere e di tante altre “difficoltà” che gli stessi tifosi trovano disseminate sulla loro strada anche solamente entrare dentro lo stadio, che gli spalti, partita dopo partita, si svuotano sempre di più.

Troppa è la disaffezione latente verso una gestione che non fa nulla per provare a far compiere quel salto di qualità alla squadra e provare così ad inserirsi in contesti più prestigiosi di classifica, mortificando sistematicamente le speranze dei tifosi, anche all’indomani di una fantastica cavalcata che ha portato la squadra ha guadagnare sul campo una inaspettata quanto meritata qualificazione ai preliminari di Champions League. Ecco, la partita  contro il Bayer Leverkusen, gara d’andata del preliminare che ha visto  quarantamila tifosi in pieno agosto accorrere allo stadio, è stata l’ultima apertura di credito concessa a questa società, poi a mercato deficitario chiuso, la gente finalmente ha aperto gli occhi e capito il bluff. Il bluff di una società che scientemente sceglie di non crescere, scientemente sceglie di non provare a migliorare, di sognare perché preferisce “gestire” le pur cospicue risorse che la S.S.Lazio fattura ogni anno per non rischiare di dover giustificare un qualsiasi aumento di introiti da essere poi per forza reinvestiti o un aumento degli ingaggi. Si preferisce il medio-basso profilo ed accontentarsi di eventi spot come una qualificazione europea, una finale di Coppa Italia. Ecco, ieri all’improvviso ai pochi tifosi presenti allo stadio, meno di quindicimila per affrontare la capolista, roba da realtà di provincia, la verità è balenata all’improvviso davanti agli occhi di tutti mentre assistevano alla resa impotente di una squadra che solo 8 mesi fa al San Paolo scippava il posto Champions proprio al Napoli. E allora quando verso la metà del secondo tempo si sono levati dei cori da qualche settore dello stadio di discriminazione territoriale che hanno indotto addirittura l’arbitro a sospendere per qualche minuto la partita si è capito che la spaccatura era insanabile. La tifoseria della Lazio era stata già punita in passato per situazioni simili pagando anche con le porte chiuse di un settore o dell’intero stadio mettendo alla gogna la parte più calda della tifoseria ma ieri sera la Curva Nord era VUOTA! Per scelta, era VUOTA! E allora chi sono stati quei maleducati a far partire quei cori? Non gli scalmanati ultras ma forse la gente comune. Quella gente che ad inizio stagione ha ugualmente fatto l’abbonamento nonostante le scelte societarie e che ha continuato ad andare allo stadio nonostante tutto assecondando il fuoco della passione che ogni tifoso fatica a controllare? E allora? Come la mettiamo ora se non possiamo dare la colpa ai soliti cattivi? Sarà che forse anche i buoni hanno deciso che a provocazioni continue forse si risponde con altre provocazioni?

Leggi anche:  Juventus-Ferencvaros, la moviola del match: ecco tutti gli episodi dubbi

La Lazio quasi sicuramente da regolamento giocherà le prossime due partite a porte chiuse o con dei settori chiusi, la gente non va allo stadio a prescindere come abbiamo visto, quindi resta solo il danno d’immagine per la società, per chi la gestisce. Eccola la provocazione di ieri sera! E’ una dichiarazione di guerra ma allo stesso tempo una dichiarazione di resa, anche il tifoso normale, il padre di famiglia che porta il figlio allo stadio in tribuna, moglie e marito che non vanno in curva, il giovane o l’anziano si sono arresi all’evidenza ed hanno strappato l’ultimo simbolo rimasto, la bandiera. Due anni fa ci fu una contestazione altrettanto pesante, prima in quarantamila a chiedere di “liberare la Lazio” poi la domenica successiva solo cinquemila per dimostrare che il tifoso sceglieva se entrare o no, ma era un qualcosa di organizzato, di precostituito, oggi no! Oggi la gente sta abbandonando spontaneamente lo stadio con la consapevolezza che le cose non cambieranno mai sotto una gestione che sa di tirannia, senza nessun rispetto per una storia ultracentenaria, perché dall’altra parte c’è chi preferisce ridere anche davanti ad una disfatta.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: