L’Inter(pretazione) del momento

Pubblicato il autore: The Dude Segui

probabili formazioni serie a 25^ giornataPer un insolito scherzo del destino, la 25^ giornata esibirà la bellezza di due partite “di cartello”: Juventus-Napoli, di scena domani sera, e Fiorentina-Inter, posticipo di Domenica che concluderà un altro turno di un campionato decisamente allettante. Eh si, il destino stavolta ci ha proprio messo del suo. E avrà anche sorriso, beffardo. Da oggi è severamente vietato scherzare: sono in ballo primato e terzo posto. La Juve di Allegri si presenta alla sfida scudetto forte dei 14 successi in fila e a sole 2 lunghezze dal Napoli di Maurizio Sarri. La defezione di Chiellini si farà senz’altro sentire in difesa (la migliore della serie A), ma Rugani non è l’ultimo degli arrivati e, alla bisogna, Allegri potrà sempre ricorrere alla difesa a 4, ipotesi ventilata nelle ultime ore. D’altro canto, la capolista può vantare un curriculum di tutto rispetto: 8 vittorie nelle ultime 8 partite (17 in totale, primato di categoria in coabitazione proprio con la Juventus), 53 goal complessivi (che lo ergono a miglior attacco), seconda retroguardia più blindata del torneo, gioco fantasmagorico e (soprattutto) un tale conosciuto come “El Pipita”. Juventus-Napoli è indiscutibilmente, allo stato attuale, il miglior prodotto che il campionato italiano possa sfoggiare in questo momento.

In un’altra (neanche troppo lontana) latitudine, l’agguerrita contesa per il terzo posto deflagra nel duello tra le due, probabilmente, maggiori antagoniste: Fiorentina e Inter. La corazzata di Roberto Mancini veleggiava nelle prime posizioni fino ad un mese fa prima di ammainare le vele e ritirare i remi; ora annaspa in quarta posizione, col fiato sul collo di Roma e Milan, ed un netto ridimensionamento delle prospettive. Più che di una corazzata, Il tecnico jesino momentaneamente dispone di un’audace caravella. Capace pur sempre di invertire la rotta. Con una vittoria l’Inter detronizzerebbe proprio i viola, conquistando la terza piazza ed alimentando ulteriori sogni di Champions, obiettivo dichiarato della società. Icardi e compagni stavolta non potranno cannare se vorranno evitare uno spiacevole smacco; se l’Inter perdesse a Firenze, infatti, si vedrebbe scavalcata dalla Roma -nel caso in cui questa dovesse piegare il Carpi-, perdendo ulteriore terreno dalla Viola e vedendo progressivamente sfumare un’altra stagione che, almeno nei proclami (e inizialmente nei risultati), avrebbe dovuto rappresentare la definitiva reinassance. Dove Mancini possa trovare rimedi apotropaici in grado di scacciare i demoni del momento resta un mistero. Se a ciò aggiungiamo la perenne e malcelata indecisione che alberga nella mente del tecnico, che puntualmente finisce per riverberarsi nelle formazioni che schiera, saremmo tentati di concludere che un esorcismo potrebbe non bastare. Il Mancio ha in mano una patata rovente: oltre all’apodittica crisi di risultati, nelle ultime partite anche il reparto più solido della squadra, la difesa (fino a poche giornate fa un baluardo, la meno trafitta della categoria), ha mostrato segni di usura, subendo cospicue imbarcate soprattutto su calci piazzati e sullo scorrimento dei titoli di coda (vedi partite con Carpi e Sassuolo).

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Se l’Inter intende concretamente assaltare il terzo posto della Fiorentina allora dovrà alacremente ritrovare solidità e sicurezza ostentate nel girone d’andata, unite ad una maggiore incisività sotto porta. Icardi pare finalmente essersi messo alle spalle un periodo poco proficuo, timbrando il cartellino in due occasioni nelle ultime due partite e portando il suo personale score a quota 10 centri stagionali; Eder è stato espressamente richiesto dal mister per sopperire alla carenza di gol che affligge la squadra. Il rientro di Miranda, leader carismatico e tecnico della difesa, è manna per Mancini, che finalmente potrà ricomporre il duo Mi-Mu(rillo) che ha saputo imporsi come la miglior coppia difensiva della prima parte del campionato. Tuttavia permangono lacune strutturali difficilmente colmabili almeno nel breve periodo, centrocampo su tutte, scevro fin dall’inizio della stagione di un playmaker dai piedi delicati, di qualcuno che sappia “vedere” gioco ed innescare le punte. In teoria Brozovic avrebbe tutte le carte in regola per far saltare il banco ma è ancora eccessivamente anarchico, discontinuo e decisamente poco “epic” perché Mancini possa affidargli le chiavi della mediana. Kondogbia fa fatica a scrollarsi di dosso il peso dei quattrini sborsati per il suo ingaggio, greve ed opprimente spada di Damocle; il momento di difficoltà del giovane francese è suffragato oltretutto dall’andamento eternamente ciondolante ed intimorito mostrato finora. Medel – probabilmente il più continuo dell’intero reparto in termini di rendimento – riversa sistematicamente in campo corsa, cuore e abnegazione, ottime qualità che non possono però ovviare ad una manifesta penuria tecnica.

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Guai a rammendare a Mancini che nella sua rosa tuttora figura Felipe Melo; s’infurierebbe al solo pensiero delle ultime uscite del riottoso (eufemismo) brasiliano. Forse sarebbe saggio lasciarlo in cattività fino al termine della stagione, lontano se possibile dal rettangolo di gioco, per poi impacchettarlo e spedirlo a debita distanza dalla Madonnina.
Il compito di Roberto Mancini si presenta pressoché insidioso. Il tecnico dovrà essere in grado di rinvigorire la squadra a partire dal lavoro che dovrà compiere sulla mentalità dei suoi, dato che le ultime disfatte hanno notevolmente minato l’autostima e la fiducia dello spogliatoio. Il terzo posto rappresenta un approdo fondamentale, non solo perché l’Europa è l’habitat naturale del club di via Turati, bensì in termini di introiti (circa 30 milioni di euro) derivanti da un eventuale accesso in Champions. Liquidità basilare per risanare un bilancio societario che, in caso contrario, diverrebbe fonte di preoccupazione, peraltro già sotto la lente d’ingrandimento della Uefa da tempo non sospetto. Gli incentivi, dunque, non mancano e gli ingredienti per una gara elettrizzante ci sarebbero tutti. Il Mancio, da impavido timoniere, dovrà infondere gli stimoli necessari alla squadra, facendo leva sull’orgoglio ferito (nel derby, così come contro la Juve in Coppa Italia) e sull’intrigante possibilità di conquistare l’agognato terzo posto, suggellando l’ingresso nell’elite dei club europei. Ma perché ciò accada è fondamentale vincere domenica sera. E il tecnico ha tracciato la rotta. In primis invadere e assoggettare l’Arno, per poi virare senza indugi in direzione del porto calcistico più prestigioso d’Europa: la Champions League.

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