Mancini supergol in allenamento: Icardi, visto come si fa?

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

mancio


Icardi, visto come si segna? Potrebbe essere questo il motto dell’ultimo allenamento dell’Inter. Roberto Mancini, classe 1964, durante una partitella di riscaldamento, si lancia in uno dei gesti più sublimi del calcio giocato, il pallonetto, lasciando di sasso il portiere proprio sotto gli occhi di un incredulo e divertito Maurito Icardi. Un episodio che di certo passerebbe inosservato, se non venisse dopo la battuta in conferenza stampa del tecnico interista qualche giorno fa, quando, dopo la partita casalinga con il Carpi, disse ai giornalisti: “Questo lo segnavo anch’io a 50 anni”.

Il tiro del Mancio che ha impresso al pallone una parabola prima ascendente e poi discendente, sembra proprio la metafora calcistica dell’Inter di questa prima parte di stagione: ad un inizio di campionato sfolgorante, che ha portato i nerazzurri ad essere primi in classifica con tre punti di vantaggio sul Napoli secondo, si contrappone specularmente un mese di punti lasciati per strada, tante certezze venute meno (in primis la solidità del reparto difensivo e la totale mancanza di gioco) e un morale sotto i tacchetti.

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Lo sa bene Mauro Icardi, il giocatore che fino a poco tempo fa Roberto Mancini lodava come il goleador della squadra, dopo un rigore sbagliato nel derby che avrebbe potuto cambiare le sorti del match, tante occasioni da gol sprecate nelle giornate precedenti (non ultima quella ricordata contro il Carpi) e un andamento prestazionale non da leader del reparto offensivo. Le svariate panchine e i minuti giocati in maniera sporadica nelle ultime uscite, non hanno fatto altro che mettere sotto i riflettori mediatici il centravanti argentino.

Un rapporto in crisi quello tra Mauro Icardi e Roberto Mancini, e un futuro ancora tutto da decidere. Questo tormentone, tra il capitano della squadra e il suo allenatore, è una patata bollente che l’Inter rischia di trascinarsi fino al termine della stagione e che inevitabilmente condiziona la cavalcata verso la Champions League (se proprio di scudetto ora non se ne vuole sentir parlare), l’obiettivo prefissato del club milanese. Qualcosa tra i due, nelle ultime settimane, si è rotto: a Icardi il tecnico rimprovera una scarsa partecipazione alla manovra (cosa relativa, visto il modo di giocare del centravanti argentino) e soprattutto di aver perso quell’istinto da killer sotto porta che era la sua principale peculiarità. A Mancini l’argentino ricorda come effettivamente sia poco cercato dalla squadra e, di conseguenza, i gol giocabili e le azioni finalizzabili non sono poi cosi tante durante i 90 minuti. Le gerarchie, però, non lasciano spazio ad equivoci: Mancini ha lasciato Icardi fuori dai titolari in tre delle ultime quattro gare (Napoli e Juve in Coppa Italia, Milan in campionato). Uno sprono, un invito poco galante a dare di più.

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A questo punto, per il bene della squadra è necessario un confronto, cosi da risanare la frattura e recuperare l’armonia necessaria per tornare di nuovo a giocare a calcio e salire posizioni in classifica. Il mese di gennaio si è appena chiuso e il mercato è di nuovo lontano, toccherà ai due antagonisti spegnere una volta per tutte i rumors che vogliono uno dei due via da Milano al termine della stagione.

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