Materazzi: “E’ vero ero del Milan”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

materazzi inter
Materazzi, pilastro azzurro e nerazzurro, si confessa a Inter Legends. Tante dichiarazioni, tante verità e un retroscena davvero inaspettato “prima del Mondiale tedesco ho sfiorato la maglia del Milan“.

 

Marco Materazzi si racconta: “ecco la mia storia”


L’infanzia sofferta, segnata dalla morte della mamma, e il pallone come unico sfogo, gli esordi sono stati duri per Materazzi, come si evince dalle sue parole. “Ho avuto mister che mi hanno accudito come un figlio e mi hanno aiutato a crescere. Penso che la svolta a livello umano avvenne nel Tor di Quinto, dove conobbi persone che mi accudirono come un figlio, poi andai a Marsala, dove mister Baiata fu un professore, ero sempre a casa sua, subito dopo il Trapani. Lì mi volle l’allenatore, all’inizio mi disse ‘non ci siamo, tra 6 mesi sarai titolare’. Io lo guardai un po’ così, ma dove camminava lui io andavo, sei mesi erano tanti, ma ci voleva quel lavoro lì. Finale playoff persa contro il Gualdo di Novellino, che poi mi volle a Perugia”.
Proprio in Umbria per Materazzi inizia un’altra storia. “Esordio in Perugia-Inter, non dormii una settimana. Marcavo Zamorano, ogni palla che saltavo qualche tranvata gliela davo. Gli dicevo ‘scusa’, ma lui ad un certo punto mi ha detto ‘oh’. Non potevo prendere gol in quella partita, non volevo perdere: per tutta la mia carriera la mia prerogativa è stata quella”.
Presto arriva la chiamata di una big e all’Inter non si può certo dire di no, era l’annata 2001-2002, quella della Caporetto in casa Lazio all’ultima giornata, uno smacco incancellabile per Materazzi. “Ancora oggi dico che avrei dato due degli scudetti che ho vinto in cambio di quello, è stata una sofferenza impressionante, uno smacco terribile, quello scudetto doveva essere nostro. Nel calcio bisogna anche saper voltare pagina: l’anno successivo partii con una grande punizione col Modena, ancora oggi mi emoziono sentendo Scarpini che urla al mio gol. Non ne feci altri poi perché non ne tiravo di punizioni, col mio piede quello era il massimo che potevo fare”.

A photo taken 09 July 2006 shows French midfielder Zinedine Zidane (L) gesturing after head-butting Italian defender Marco Materazzi during the World Cup 2006 final football match between Italy and France at Berlin?s Olympic Stadium. AFP PHOTO JOHN MACDOUGALL (Photo credit should read JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

Sono anni di delusioni e di risultati mediocri, sono anni passati tra campo e panchina. Il Mondiale 2006 arriva presto e il rischio era perdere quel treno, mancare l’appuntamento con la storia.
In quella stagione stavo andando al Milan, poi mi chiamò Lippi e mi disse che in Germania mi avrebbe portato comunque, nonostante le difficoltà in maglia nerazzurra. Non andai al Milan, facile dire il contrario, ma stavo andando”.
Materazzi non perde quel treno, e diventa un protagonista di quella cavalcata. “Penso di aver fatto tutto in quel Mondiale, ma l’importante è che l’ultima cosa sia stata quella positiva, ossia i due gol in finale. L’importante è quando alzi la Coppa, non quando la guardi e ci passi vicino.
Rigori? Chi era andato a batterlo era sicuro, il più felice fu De Rossi, che veniva da un massacro mediatico. L’Italia fu sfortunata perchè Nesta si fece subito male, lui che per me – assieme a Maldini – è il più forte difensore italiano di sempre, così, dovetti giocare io, ma speravo con tutto il cuore che rientrasse. Io i fenomeni li volevo con me in campo, poi andò come andò, giocai io e vincemmo lo stesso. Tornai Campione del Mondo, tornai Beckenbauer, ho sempre detto che la cosa più difficile nella vita è mantenersi a certi livelli, per questo il mio più grande orgoglio fu l’anno dopo, in cui feci 10 gol”.
Poi la Champions e Mourinho: è subito amore. “Io non sono mai stato titolare, ma quando trovi una persona che ti dà fiducia ed è sincero con te, le cose funzionano. Io così ho trovato il mio allenatore.”.
Sensazioni ben diverse tra Materazzi e Benitez. “Con lui in quei 4 mesi sbagliai qualcosa anche io, anche se lui dice che sono un bugiardo. Voi lo sapete, all’Inter lo sanno, la foto di Josè fu tolta, era stata messa nella camera di Andrea Butti, quella fu la cosa più sbagliata in assoluto”.
Parole e musica di Marco Materazzi.

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