Metamorfosi Milan: ora la Champions è possibile

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Mijajlovic
Qualcuno, o qualcosa, ha restituito l’anima al Diavolo. Ad illustrarlo sono una serie di numeri che permettono al Milan di cullarsi in sogni prima mostruosamente proibiti. Il destino di Mihajlovic pare già scritto, con l’ex Cavaliere che pretende due finali Champions nei prossimi cinque anni,  difficilmente, secondo lui, raggiungibili col tecnico serbo. Per i tifosi, intanto, passare dal pokerino del mercoledì sera alla diretta della partita sarebbe già una vittoria. Ma dopo un inizio tafazziano, è davvero possibile?  L’analisi punto per punto.
1) La tattica. Mihajlovic è uomo saggio, e come tale non ha bisogno di inventare calcio, deve soltanto applicarne le leggi. Ha iniziato il campionato col 4-3-1-2 ma si è reso conto che (complice la degenza di Menez) gli mancava il trequartista ed ha cercato di adattare in quel ruolo prima Bonaventura e poi Honda, col primo che non ha l’intuizione fulminea e mortifera del 10 e col secondo che non ne ha il genio. Con De Jong perno della mediana, più martello che pennello, il gioco scaturiva asmatico e facile preda, soprattutto sulle fasce, delle avanzate ospiti. Il brevissimo interregno del 4-3-3 è stato una scossa di assestamento verso il mai troppo lodato 4-4-2 che ha avuto il merito di riportare ogni pedina nel proprio naturale spazio sullo scacchiere riuscendo, al contempo, a formare un unico blocco che si poggia su due linee serrate e pronte a scattare come una molla.
2) Gli interpreti. Un frugoletto di 17 anni (domani), alto quasi due metri, si è preso i pali di una nobile, seppur decaduta, del calcio europeo, pensionando un mammasantissima come Diego Lopez, complice un infortunio. Comunque vada al serbo, resterà negli annali come il tecnico che ha avuto il coraggio di lanciare il futuro portiere della Nazionale, Gigio Donnarumma.
Dopo aver provato vari interpreti, a vincere le primarie della chioccia a Romagnoli è stato Alex che con l’età ha imparato se non saggezza almeno discernimento. Insuperabile di testa ed incontestabile per senso della posizione, il centrale, con le dovute proporzioni, è ciò che è stato Nesta nel primo anno di Thiago Silva al Milan, quando il brasiliano andava a scuola dall’italiano per poi diventare, già l’anno dopo, il più forte del mondo nel suo ruolo.
Montolivo, suggeriscono le statistiche, è il mediano di rottura più efficiente dei campionati europei. Più Oriali che Pirlo, al nativo di Caravaggio manca il passo della mezzala e così, portato al centro del villaggio, ha trovato quella stabilità che in carriera gli è sempre mancata. Affiancargli un regista, questo si più Pirlo che Oriali, darebbe la svolta qualitativa all’intera struttura.
Bonaventura è un discreto trequartista, una buona mezzala ma, soprattutto, insieme al dirimpettaio Candreva, è l’ala italiana più forte in circolazione. Crossa, tira, dribbla, assiste e si prende responsabilità lungo tutto l’arco della partita. I nostalgici sacchiani rivedono Donadoni, Conte cosa vede?
Honda. Facile, adesso, costruire giochi di parole col noto marchio di motociclette. Dalla lambretta scassata, sgonfia e smarmittata di qualche mese addietro si è passati ad un calciatore se non degno dei Savicevic, Boban, Rui Costa, Seedorf (i numeri 10 prima di lui), almeno abbastanza scafato e diligente da meritarsi la titolarità. La prosa è scolastica, ma lo svolgimento non è mai fuori argomento.
3) I numeri. Nelle prime sette partite di ritorno, il Milan ha raccolto 15 punti, ben 6 in più rispetto allo stesso arco dell’andata che ha “fruttato” solo 9 punti. Netto il miglioramento anche per i gol fatti (13 contro 8) e quelli subiti (5 contro 13). Tutti dati che sfociano nell’innalzamento della media (2,14 contro 1,28). «Un girone di vendette» aveva promesso Mihajlovic e, finora, è stato di parola con le rivincite contro Fiorentina (andata 2-0 per i viola, ritorno medesimo risultato per i rossoneri), Inter (all’andata gol vittoria di Guarin, ritorno 3-0 per il Milan) e la ripicca contro il Napoli (andata 0-4 per i partenopei, ritorno 1-1) che ha mancato il controsorpasso sulla Juve in cima alla classifica. In questi mesi, i rossoneri sono migliorati sotto tutti i punti vista, in particolare quello atletico e mentale, il resto è soltanto conseguenza.
4) Il calendario. Nelle prossime quattro giornate il Milan si opporrà a Torino, Sassuolo, Chievo, Lazio e mentre chi lo precede in classifica avrà, nello stesso periodo, almeno due scontri diretti per la bagarre Champions. Se gloria sarà, è giunto il momento di provarlo.

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