Milan, dal Napoli al Napoli è cambiato tutto, tranne Balotelli

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Db Udine 22/09/2015 - campionato di calcio serie A / Udinese-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Sinisa Mihajlovic-Mario Balotelli

4 ottobre 2015, Milan – Napoli 0-4, questo è stato il punto più basso della gestione del Milan di Sinisa  Mihailovic, partita dove gli azzurri di Maurizio Sarri dominarono in lungo e largo lasciando al pubblico rossonero l’immagine di una squadra avviata ad un’altra stagione incolore. Oggi, esattamente un girone dopo, il Milan è finalmente una squadra, non una grande squadra intendiamoci, ma Mihajlovic sta dando una precisa identità alla sua creatura, soprattutto da quando Montolivo e compagni si schierano con un solido 4-4-2. Proprio la partita con il Napoli segnò la fine del 4-3-1-2, modulo inadatto alle caratteristiche dei giocatori a disposizione di Mihajlovic, mentre ora giocatori come Honda e Bonaventura, non solo si esprimono al meglio, ma garantiscono qualità e quantità alla manovra milanista. Negli ultimi 18 turni di campionato il Mila ha perso soltanto due volte, a Torino contro la Juventus e in casa contro il Bologna,prima partita del 2016 e largamente dominata dai rossoneri spreconi. La coppia Alex – Romagnoli in difesa cresce e da sempre maggiori garanzie e con questo schieramento tattico è cresciuto esponenzialmente il rendimento di Montolivo, che tra i vari campionati europei è il miglior recuperatore di palloni in circolazione. In avanti la strana coppia Bacca – Niang ha già prodotto 18 gol, il colombiano è un vero proprio killer dell’area di rigore, mentre i movimenti del francese piacciono tantissimo a Mihajlovic che ha subito puntato su di lui appena l’ex Caen è tornato a  disposizione dopo il lungo infortunio. Mihajlovic non smette di ripetere che questa squadra avrebbe meritato qualche punto in più, visto le occasioni gettate al vento in match come contro il Carpi, il Verona , il Bologne e l’udinese, tanto per citarne qualcuna. Il tecnico serbo ha sempre sostenuto che la sua squadra con tutti gli effettivi se la sarebbe giocata con tutti, il mese di gennaio ha confermato questa sua tesi, visto le nette vittorie contro Fiorentina e Inter e il pareggio , anche quello con qualche rimpianto, contro la Roma all’Olimpico. Nelle prossime quattro partite il Milan  è atteso da ben tre trasferte, la prima, al San Paolo contro il Napoli, poi dopo l’impegno a San Siro con il Torino, ci saranno Sassuolo e Chievo ad attendere i rossoneri. I 6 punti di stacco dalla Fiorentina, attualmente al terzo posto sembrano effettivamente tanti, ma il Milan ha il dovere di provare a raggiungere l’obiettivo Champions’. In questo senso molto potrà dire il posticipo di lunedì all’ombra del Vesuvio contro il Napoli, ferito dalla sconfitta contro la Juventus e voglioso di un immediato riscatto davanti al pubblico amico. 

L’unico corpo estraneo al gruppo milanista sembra ancora una volta Mario Balotelli, entrato negli ultimi minuti contro il Genoa ha fatto infuriare Mihajlovic per il suo atteggiamento pigro e svogliato. Dopo la lunga sosta per l’operazione dovuta al problema di  pubalgia che lo affliggeva, Balotelli ha avuto poche occasioni di scendere in campo, ma quando è stato chiamato in campo il suo rendimento è stato ben  lontano dalla sufficienza. Balotelli è in prestito dal Liverpool, Klopp è un suo grande estimatore, se il rendimento continuerò ad essere questo, così come il suo atteggiamento, il Milan potrebbe seriamente pensare di rispedire Supermario ad Anfield Road. A diminuire i già esigui spazi di Balotelli nel Milan c’è il ritorno all’attività agonistica di Jeremy Menez, entrato negli ultimi minuti contro  il Genoa, dopo ben 181 giorni di assenza dal campionato, la sua ultima presenza in Serie A per lui era datata 29 parile 2015 , proprio contro i rossoblu di Gasperini. La stagione sta per entrare nella parte finale e Balotelli deve decidere una volta per tutte cosa vuole fare da grande, se riuscire a conquistare un posto da titolare nel Milan e quindi sperare anche di partecipare all’Europeo da protagonista, oppure vivere da star dei Social, ma da talento inespresso, come se ne contano a decine nella storia del calcio italiano e non.

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