Minestre riscaldate? Un luogo comune, i ritorni in panchina sono anche meglio delle prime volte

Pubblicato il autore: Fabrizio Moretto Segui

spallettiLucio Battisti cantava: “E da quel punto in poi sentimmo sotto di noi svolgersi il sentimento, largo e intento ad una tutta sua meditazione, non curante che sopra la sua pelle si ballasse. Le foglie coi barattoli, le casse con i tronchi senza cuore. E lo scandaglio calava dalle prore, poi ritornava su chiedendosi “Perché, perché il ritorno?”. È sempre per prova che sulle labbra torna la parola “amore“. La canzone è “I ritorni”, e di ritorni quest’anno in Serie A ce ne sono stati tanti.
Montella ha riabbracciato la sua Genova, sponda blucerchiata, Sousa e Zarate hanno ritrovato l’Italia, Ciro Immobile ha riscoperto la fede granata. Ma questa stagione ha vissuto anche il ritorno di allenatori su panchine prestigiose, già guidate in passato. L’ultimo che si è aggiunto alla lista è Luciano Spalletti, protagonista sulla panchina della Roma 6 anni e mezzo dopo il suo addio, anzi arrivederci. Prima di lui era stato il turno di Davide Ballardini, ma la sua avventura bis a Palermo è già terminata e senza lieto fine.
La passata stagione era toccato invece a Roberto Mancini, che a novembre 2014 era subentrato a Walter Mazzarri. I risultati per ora non sono stati importanti come quelli della prima avventura nerazzurra, dove conquistò tre scudetti (il primo fu quello revocato alla Juve per i fatti di Calciopoli). L’anno scorso infatti il Biscione ha concluso all’ottavo posto, non riuscendo a qualificarsi per l’Europa. Quest’anno le cose sembravano andar meglio, ma gli ultimi risultati negativi hanno ampliato i dubbi su un’altra possibile stagione negativa. Nel 2013 fu invece Gian Piero Gasperini a fare il biglietto di ritorno, destinazione Genoa. Il tecnico di Grugliasco è riuscito a ripetere l’exploit della prima volta, riportando il Grifone in Europa, sebbene non sia riuscito a disputarla per mancata licenza Uefa.

Tornare dove si è già allenato porta davvero benefici?

Abbiamo analizzato gli ultimi 15 anni di Serie A, vedendo se le versioni 2.0 abbiano realmente portato miglioramenti. Inoltre anche all’estero abbiamo assistito a dei ritorni, ovvero quello di Guus Hiddink, protagonista ancora sulla panchina del Chelsea dopo l’esperienza del 2009, in cui riuscì a vincere l’Fa Cup e fu eliminato alle semifinali di Champions League. L’olandese ha a sua volta sostituito José Mourinho, anche lui tecnico dei Blues per due volte in carriera: la prima volta (2004-07) portò a casa due Premier, due Coppe di Lega, una Fa Cup e una Community Shield, mentre in quest’occasione si è dovuto accontentare di un campionato e una Coppa di Lega.
Statisticamente tornare al passato fa bene nella maggior parte dei casi. Per ben 18 volte infatti la seconda esperienza sulla stessa panchina è stata entusiasmante almeno quanto la prima. Il caso più eclatante riguarda probabilmente Marcello Lippi, per due volte allenatore della Juventus. Tra il 1994 e il 1999 fu una meravigliosa sorpresa per i tifosi bianconeri. All’ombra della Mole Antonelliana riuscì a vincere tre campionati, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea. Numeri straordinari che sfiorò la seconda volta, tra il 2001 e il 2004, dove conquistò due scudetti e due Supercoppe Italiane, perdendo la finale di Champions tutta italiana contro il Milan. Il tecnico di Viareggio ha vissuto due esperienze anche sulla panchina della Nazionale Italiana; nel 2006 fu l’eccellente direttore d’orchestra che consentì agli Azzurri di vincere il Mondiale, quattro anni dopo in Sudafrica fu un totale disastro, con l’eliminazione nella fase a gironi. In casa Udinese i ritorni sono ben graditi: lo sanno bene Giovanni Galeone e Francesco Guidolin, il primo in grado di riportare i friulani in Serie A nel 1994-95 e poi di compiere un miracolo salvezza 11 anni dopo. Guidolin invece riuscì a confermare la zona Europa ai bianconeri per ben 4 volte. L’attuale mister dello Swansea in queste imprese d’altronde è specializzato: aveva portato due volte in Coppa Uefa infatti già il Palermo; non andò così bene invece la terza prova sulla panchina dei siciliani. Subentrato a Colantuono il 26 novembre 2007, fu esonerato 4 mesi dopo. Stefano Colantuono è riuscito addirittura a migliorarsi sulla panchina dell’Atalanta: dopo aver registrato 50 punti nella stagione 2006-07. record di punti nella storia dei bergamaschi, riuscì a conquistarne 52 nella Serie A 2011-12 (ridotti tuttavia a 46 per il calcioscommesse).

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Rimanendo sul fondo della classifica possiamo notare che il Chievo è un’altra squadra affezionata ai percorsi inversi. Corini e Di Carlo, nonostante siano stati entrambi esonerati, hanno rappresentato una parentesi felice dei clivensi, mentre non è riuscito a ripetere il miracolo del campionato 2001/02 (terminato con il 5° posto nella prima stagione in Serie A) Gigi Del Neri, che ha concluso con la retrocessione il primo campionato post Calciopoli.
Ballardini, che ha fallito il bis in tinte rosanero, non era nuovo ad appuntamenti doppi. Si era già seduto infatti in due distinte occasioni sulla panchina del Cagliari e del Genoa. Con i sardi l’appuntamento fu addirittura triplo, e solo la seconda volta andò bene, Entrambe positive invece le esperienze con il club di Preziosi, con l’obiettivo salvezza centrato. In ambedue le occasioni inoltre era entrato a stagione in corso. Anche Carlo Mazzone fece un triplo ritorno sulla panchina del Bologna. La più gloriosa fu la seconda, in cui i felsinei vinsero l’Intertoto e raggiunsero le semifinali di Coppa Uefa e Coppa Italia.

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Non sempre la minestra riscaldata è buona come appena fatta

In poche occasioni (8) il viaggio di ritorno è stato più deleterio del passato. Il caso più palese è quello che deve far preoccupare maggiormente i romanisti. Zdenek Zeman guidò i giallorossi la prima volta dal 97 al 99, non andando oltre il quarto posto. Fu richiamato dalla nuova proprietà americana nella stagione 2012-13, ma il suo ritorno fu un flop clamoroso: fu sollevato dall’incarico a febbraio, dopo la sconfitta interna per 4-1 contro il Cagliari.
Two is megl che one è un tormentone che funziona anche in terra straniera. Se diamo un’occhiata ai principali club europei infatti possiamo notare ritorni pieni di gloria: è il caso in particolare di Jupp Heynckes, che alla sua seconda volta con il Bayern Monaco riuscì a fare il Triplete, vincendo Bundesliga, Champions League e Coppa di Germania. Non riuscirono a ripetere lo stesso exploit invece Ottmar Hitzfeld e Fabio Capello, vincitori del massimo torneo continentale alla loro prima esperienza al timone dei bavaresi e del Milan. Don Fabio fece un passo indietro anche al Real Madrid, ma in Spagna portò in entrambe le occasioni la Liga nella bacheca dei Blancos. In tema Nazionale abbiamo già accennato al deludente bis di Marcello Lippi, ma come non ricordare anche la stessa disavventura capitata a Felipe Scolari, trionfatore del Mondiale del 2002 con il Brasile ed eliminato con un umiliante 7-1 dalla Germania nell’edizione 2014.
Il recordman dei ritorni a lunga distanza è stato Luis Aragones, per ben quattro volte allenatore dell’Atletico Madrid. Il più grande trionfo con i Colchoneros è stata la conquista della Coppa Intercontinentale nel 19, ma il suo palmares non finisce qui. Lo spagnolo ha vinto anche uno scudetto, tre Coppe del Re e una Supercoppa spagnola, oltre all’Europeo con la Nazionale delle Furie Rosse.

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