Morsi nel calcio: a Foggia il nuovo Tyson

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

morso tyson
Morsi e calcio, un connubio insolito ma che spesso ritorna. Mordere la partita, mordere gli avversari al collo: sono tante le metafore usate in ambito calcistico per sottintendere un impegno viscerale, un’aggressività totale per colmare un gap tecnico troppo forte.
Alcune volte, però, troppe a dir la verità, questa aggressività diventa follia pure e il calciatore, da atleta aggressivo e instancabile, diventa “cannibale”. Un gesto primitivo, inspiegabile, assurdo, privo di ogni senso e di ogni connotato civile, un gesto folle e privo di ogni logica.
L’ultima vittima un calciatore del Matera che nel concitato e confuso finale di partita ha visto comparire sul suo braccio il tatuaggio dei canini di un avversario. Il preparatore del Foggia ha addentato il giocatore, quale la pena? Una misera squalifica di due giornate. Per la cronaca la partita è terminata sul 2 a 2, ma sono i morsi a far notizia, non i gol.

Morsi nel mondo dello sport, a partire da Tyson

In principio ci fu Tyson. Il pugile è il re dei morsi, anche perché non si tratta di una semplice “cagnata”, ma di un atto di cannibalismo vero e proprio, senza virgolette. Siamo a Las Vegas, in Nevada, Mike affronta Holyfield, è la rivincita per l’uomo d’acciaio, ma questa volta, a differenza di molte altre, i pronostici non sono a suo favore. E’ sfavorito, e sul ring le difficoltà sono tante.
Holyfield non brilla certo per correttezza. I suoi colpi proibiti indispettiscono l’avversario e, cosa ben peggiore, le testate non viste dall’arbitro spaccano l’arcata sopraccigliare di Tyson. Alla terza ripresa, esasperato, innervosito e conscio che la situazione ormai sia quasi irrecuperabile, Mike morde l’orecchio di Holyfield, strappandogli un pezzo di cartilagine.
L’arbitro non si rende bene conto della situazione e ammonisce Tyson, senza squalificarlo. Un altro morso tentato e poi un altro ancora, ormai esce fuori l’animale, l’adrenalina ha preso il sopravvento. Incontro sospeso, caso più unico che raro, e licenza di gareggiare ritirata. Inizia una parabola discendente che l’atleta americano non riuscirà più a invertire.
Folli morsi per chiudere la sua carriera d’oro, un epilogo davvero triste.
Nel calcio il re dei morsi è Luisito Suarez, certo non parliamo di orecchie deturpate e di cartilagine strappata via, ma comunque un gesto sempre brutto e, soprattutto, inspiegabile.
Novembre 2013, Liverpool contro Chelsea. L’attaccante, ancora in maglia Reds, mira il difensore Blues Ivanovic e lascia il suo marchio: dieci giornate di squalifica per questa dentata, non la prima e non l’ultima. Il “cannibalismo” dev’essere piaciuto da subito al Pistolero, andando indietro con le annate il suo esordio ufficiale è targato 2010. Suarez gioca ancora nei Lancieri e oltre ai tantissimi gol, fa vedere di amare anche la carne fresca: il braccio di Bakkal, difensore del Psv, è invitante e rifiutare sarebbe un peccato…

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morso Suarez
Luis ama lasciare il segno nelle partite di cartello, e cosa poteva mancare se non un Mondiale? Si tratta dell’episodio più fresco e più vivo nelle mente di noi italiani. Gli azzurri di Prandelli si giocano il passaggio del turno del Mondiale brasiliano, è la partita decisiva. L’epilogo è triste, un gol nel finale ci condanna, ma a lasciare il segno è sempre lui. Azione confusa in area, Suarez mira Chiellini e prepara il morso, questa volta sulla spalla: ecco la prima dentata iridata.
Il fatto indigna e fa discutere, un fan, desideroso di celebrare il gesto, si fa addirittura tatuare il segno del marchio Suarez sul collo. La fantasia e la follia di certi tifosi riescono a rendere epico e goliardico anche uno dei gesti più insulsi e più stupidi che si possano vedere su un campo da gioco.
Da quel giorno l’attaccante uruguaiano non ha più colpito, anche se adesso siamo in clima Champions e un paio di morsi in maglia blaugrana farebbero davvero notizia!

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