Nicchi passa al contrattacco: “Quando una squadra è in crisi, si attaccano gli arbitri”

Pubblicato il autore: Simone Braconcini Segui

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Marcello Nicchi, presidente dell’AIA, passa al contrattacco dopo le polemiche di ieri sulle proteste degli allenatori nei confronti degli arbitri: “Chi dice che gli arbitri siano permalosi, non li conosce. Non sono permalosi, hanno solo il dovere e l’obbligo di rispettare il regolamento”. E poi risponde indirettamente anche alle proteste dell’allenatore dell’Inter, Roberto Mancini:Non so come possa una persona andare in escandescenza da 80 metri così. Gli allenatori devono difendere i loro contratti e quando una squadra entra in crisi, cosa c’è di meglio che attaccare gli arbitri?” . Delle parole, quelle di Nicchi, assai dure.
Il riferimento di Nicchi, oltre che rivolto a Roberto Mancini, è anche indirizzato verso Vincenzo Montella. L’allenatore della Samp aveva giudicato “permaloso” il fischietto Fabbri di Bologna-Samp, reo, evidentemente, di aver concesso un rigore nei minuti finali al Bologna che aveva mandato su tutte le furie l’ex aeroplanino.

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Troppo bello e troppo facile, se le cose stessero realmente come Nicchi le dipinge. La realtà dei fatti parla invece di arbitraggi sempre più scadenti, con tanti, troppi errori che finiscono per influire sullo svolgimento delle gare. E’ chiaro che l’arbitro non può essere infallibile, ma un pizzico in più di attenzione (e personalità) non guasterebbe di certo. Sempre più frequenti sono, infatti, le partite che si accendono improvvisamente (anche da un punto di vista disciplinare) dal momento in cui un arbitro commette un errore i valutazione grossolano. Così come è quindi giusto che giocatori, allenatori e presidenti mantengano in campo e fuori un atteggiamento sempre corretto, altrettanto giusto è che ciò avvenga anche da parte degli arbitri. Anzi, è da pretendere, visto che i direttori di gara sono innanzitutto dei giudici. Dei giudici, però, che continuano a commettere troppi errori. Per inesperienza, per scarsa attenzione o semplicemente perchè vanno in confusione.

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Tante risultano le denunce di giocatori e dirigenti riguardo   all’impossibilità assoluta di parlare o contraddire un arbitro: i direttori di gara, anche nel dopo partita o durante il match, sembrano rifiutare un qualsiasi tipo di colloquio con i giocatori. E’ proprio questo tipo di rapporto che sembra mancare, tra arbitri e giocatori. Con la speranza che questa questione, assai centrale di questi tempi, possa magari, finalmente, trovare definitiva e proficua discussione in uno dei tanti (inutili?) incontri tra arbitri e giocatori o tra direttori di gara e allenatori.

E’ vero che gli interessi nel mondo del calcio sono tanti, ma è altrettanto vero che, proprio per questo motivo, anche gli arbitri dovrebbero sempre apparire all’altezza. Con una preparazione (anche psicologica) che sia sempre consona per affrontare un impegno così gravoso. Nel calcio ci si giocano milioni di euro, l’arbitro non può più permettersi di sbagliare tanto. Ne va della credibilità di tutto il movimento. Si parla spesso di innovazioni ma i problemi rimangono sempre gli stessi. Il sogno è quello di vivere un campionato all’insegna della sportività, come gli arbitri giustamente auspicano. Ma anche loro, devono fare al meglio la loro parte. Suvvia, un pizzico in più di disponibilità non farebbe certo difetto! E magari anche quella di discutere sugli errori, a freddo, potrebbe essere una soluzione interessante. Per rasserenare gli animi e per cercare di sbagliare di meno in futuro.

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