Razzismo negli stadi, ” noi contro loro “

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

Napoli Koulibaly

Settimana difficile, questa che sta volgendo al termine, per il mondo del calcio italiano.
Dopo la tormentata vittoria con la Lazio, i cori razzisti contro Koulibaly sono ancora al centro di numerose polemiche. L’ arbitro pistoiese Massimiliano Irrati ha interrotto la partita per quattro minuti, intenzionato a sospenderla se gli insulti non fossero cessati. Un gesto sicuramente forte, ma di certo non risolutivo. Intanto, come sperava Giancarlo Abete, la vicenda non è passata sotto silenzio ed in tanti si stanno chiedendo se non sia il caso di intervenire con misure più drastiche e nette. Il giudice sportivo ha comminato due turni di chiusura alla Curva Nord, uno ai Distinti Monte Mario e ai Distinti Tevere Lato Nord e complessivi 65.000 euro di ammenda alla Lazio. Ma queste sanzioni sembrano piuttosto blande.
Inoltre, ancora una volta, dietro al vergognoso attacco al giocatore di colore, vi è stata anche la  (solita) volontà di colpire il Napoli, da sempre bersaglio preferito degli insulti di  una certa (cattiva) tifoseria.
Del resto, la xenofobia quando si unisce alla  ancestrale diffidenza calcistica nei confronti del Napoli , è capace di produrre danni amplificati all’ennesima potenza.
Nel 1983, ad esempio, il calciatore brasiliano Dirceu passò dal Verona al Napoli. All’epoca, i veronesi lo salutarono così: “Dirceu ora non sei più straniero, Napoli ti ha accolto nel Continente Nero“. Da questo momento in poi, è stato un susseguirsi di  “Vesuvio bruciali tutti“,“Vesuvio lavali col fuoco” ed altre sconcertanti espressioni. Gli insulti di matrice razzista ed antimeridionale  rappresentano la punta dell’iceberg di un fenomeno più vasto. Le manifestazioni di intolleranza sono numerose e varie: dalle frasi ingiuriose di alcuni striscioni come quello “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case” al verso della scimmia nei confronti di giocatori neri, al più recente attacco a Koulibaly, il campionario è vasto e ben poco edificante..
Il calcio dovrebbe divertire, educare ed essere uno strumento capace di superare le barriere socio-culturali, proprio per il suo linguaggio non verbale, per la dimensione ludica e la passione che riesce a suscitare. Ma questo sport vive, purtroppo, anche le contraddizioni presenti nella società. In questo senso, gli stadi di calcio sono da sempre gli amplificatori di problematiche ben più complesse.È probabilmente determinante, in questo senso, la  drammatica e quanto mai attuale dinamica del “noi contro loro”, per cui l’insulto razzista, che è stato lanciato deliberatamente da un soggetto consapevole, viene riprodotto da soggetti meno consapevoli che fanno parte della stessa tifoseria in nome di un’  illusoria comune lotta della curva contro un presunto “nemico”. Il fenomeno è pericoloso anche perché le tifoserie si studiano, e per osmosi finiscono spesso per assumere l’una gli atteggiamenti dell’altra. E chi ne paga le conseguenze? Le vittime di questi ignobili attacchi, ovviamente, ed i tifosi autentici. Il razzismo, l’omofobia, l’infinita querelle contro i meridionali ladroni, l’incapacità di accettare la diversità, sono le piaghe del nostro mondo. Ed inevitabilmente,il calcio è un frammento della società, nel bene e nel male.
Ma la  vera foga agonistica non è mai figlia della cattiveria, non punta mai ad umiliare o ad offendere l’avversario.
Una lezione che, oggi più che mai, è bene ricordare..

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