Roma: striscione e sciacalli, quanto fa comodo la Curva Sud?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Vera
“Che ti succede amico estetico, rincoglionirsi non conviene…”
. Così iniziava un celebre canzone di Antonelli Venditti. Quella sull’Insostenibile leggerezza dell’essere. Non ci preme citare Milan Kundera, e forse non dovremmo neanche citare il cantautore capitolino. Ci soffermiamo però su questa leggerezza. Dell’essere. Di quale essere, vi chiederete?

Succede che Francesco Totti, il Capitano dell’AS Roma, rilasci delle dichiarazioni forti al TG1. Logica conseguenza, il terremoto mediatico che si abbatte sul club e i suoi tifosi. In tanti ingaggiano una personalissima guerra a difesa di questo o quell’altro fronte, pochi ricordano che al centro di tutto dovrebbe esserci un sentimento di tutela comune nei confronti della squadra che sostengono di supportare e qualcuno pensa bene di porre in essere un comportamento che fa il verso a un animale facente parte della famiglia dei Canidi. Lo chiamano sciacallo. E quasi sempre è accostato all’essere umano per paragonare una situazione in cui uno o più soggetti approfittano di una debolezza altrui o di una situazione di caos per affondare i propri artigli e muovere i propri interessi. Generalmente con fare losco.

Succede anche, questa mattina, che fuori dalla Curva Sud dello stadio Olimpico, venga rinvenuto uno striscione che recita: “Prima lo stemma, poi le barriere, ora il capitano…adesso basta!”. Manna dal cielo, pensano alcuni. Con il tifo organizzato in sciopero per le note faccende relative alla gestione de divin triumvirato D’Angelo/Tronca/Gabrielli, si pensa bene a un ritorno di fiamma da parte dello stesso e a una presa di posizione sulla vicenda Totti/Spalletti. Alcuni giornali lo sottolineano subito, e in tanti, gli vanno dietro. Profani e non.

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Le fonti andrebbero sempre approfondite. Ma non siamo qua a dar lezioni di deontologia, dal nostro piccolo e insignificante pulpito. Ci preme piuttosto sottolineare le anomalie che rendono poco credibile un’entrata in gioco dei ragazzi di curva e molto più plausibile quella degli sciacalli, di cui sopra. Canidi che certamente hanno spientemente cavalcato l’onda e gettato nel calderone tante cose, superficialmente e inesattamente, per riscuotere il successo nazional popolare. Un po’ come farebbe Barbarona D’Urso o Massimone Giletti, a seconda dei gusti (dicono che entrambi siano dei sex symbol).

Stemma, barriere e società. Tutto insieme. Un po’ confusionaria e sommaria come cosa. Che la società americana abbia delle pecche indelebili in questi anni di gestione è dato incontrovertibile ma, come succede spesso nell’Urbe Eterna, esiste chi la sua crociata contro Pallotta & Co. l’ha iniziata dieci minuti dopo il loro insediamento. Forse consci di non godere più dei privilegi precedenti. Forse vogliosi di vendicarsi di un ambiente che da tempo li aveva “sgamati” e messi con le spalle al muro. Costretti alla ritirata sulle Frequenze Medie. Di conseguenza, non parliamo di battaglie e principi affermati per il bene della Roma. In questo non differisce molto il comportmanto dell’Olimpico nella gara di ieri col Palermo.

Se sullo stemma appare chiara e netta la responsabilità di una società che sin da subito ha ignorato le tradizioni e il senso di identità di una tifoseria, che quella Lupa Capitolina sormontata dall’ASR se l’era riguadagnato quasi vent’anni prima, attraverso una più che civile raccola firme per sostituire il lupetto di “Violese” memoria, non possiamo asserire con certezza e senza indugi il resto dei concetti contenuti nello striscioni. Posto che, per gli esperti “del settore”, basterebbe vedere caratteri e calligrafia per capire che con la Curva Sud e i suoi veri occupanti c’entra ben poco. Ma noi siamo qui per spiegare e cercare di stigmatizzare gli sciacalli. Ai quali non vogliamo regalare nessuna carcassa.

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Le barriere sono una scelta della società? Se vogliamo dire ciò non siamo poi credibili per criticarne i comportamenti in merito. E’ palese che l’imposizione di Questura e Prefettura sia stata accolta passivamente dal club di Piazzale Dino Viola. E visto il periodo storico, che vede una Capitale fortemente militarizzata e senza un governo politico, bensì in mano a una dittatura paramilitare, oggettivamente è anche difficile credere che una società intenzionata a edificare un nuovo impianto sportivo e, probabilmente, con pochi appoggi “che contano”, sia in grado di mettersi di traverso contro delle vere e proprie macchine da guerra. Questo non giustifica, sia chiaro. Ma rende l’idea di come far passare il concetto per il quale la barriere siano state volute dalla Roma è a dir poco sbagliato (non dimentichiamoci che la società ci rimette comunque sotto il profilo economico e dell’immagine e, in ottobre, nella figura di Baldissoni ha attaccato abbastanza pesantemente le istituzioni. Solo parole, per ora, ma credere in una congiura in stile “scie chimiche” appare esagerato).

Il capitano: forse occorrerebbe attendere la fine di tutta questa storia per averne un’immagine chiara e nitida. Senz’altro bisogna giudicare tralasciando i propri pregiudizi e le proprie simpatie, concetti di base che permettono una cronaca pulita e imparziale. O quanto meno onesta. Che non sarebbe certo male per una città che ormai da anni vive e vegeta su una macro informazione fatta di rappresaglie e ripicche adolescenziali. La società, è ovvio, pecca incredibilmente in assenteismo su tutta la vicenda. “L’affaire Totti non è mai esistito” ha tuonato Baldissoni, pronunciando una frase per la quale persino Pierrot avrebbe ricacciato dentro la lacrima per trasformarsi in un allegro e ironico Pulcinella. 

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Insomma, la morale è che la “vetrina” Curva Sud è un qualcosa che fa comodo a molti. Per muovere consensi, click e visite. Sembra che non si attenda altro che metterla in mezzo alla qualunque, senza analizzare e prendere informazioni precise. Sarebbe importante, invece, evidenziare come lo sciacallaggio foraggiato da alcune fazioni di Guelfi, impegnati nella loro dantesca battaglia contro i Ghibellini, era, è e resta uno dei mali principali di questa città e di questo club. Un qualcosa che tira fortemente il carro verso il passato, non avendo minimamente a cuore ciò che ipocritamente pubblicizza. Del resto, costoro per anni sono stati untori delle malelingue anti-curvaiole e, guarda caso, oggi che il vento soffia in una certa direzione, si ritrovano a piantare striscioni equivoci e volutamente ingannevoli davanti al settore caldo del tifo giallorosso. Chi ha occhi per vedere li apra e tiri un osso lontano, per farlo rincorrere da questi fenomeni. Che, in fondo, non dimentichiamocelo mai, fanno pur sempre parte della famiglia dei Canidi.

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