Sampdoria Torino il precedente: quel gol fantasma del 1972

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Era l’Italia di Leone Presidente della Repubblica, dello schivo Pontefice Paolo VI e di un governo monocolore DC guidato, per la prima volta, da Giulio Andreotti. Si assiste ai successi di idoli come Eddy Merckx, Gustavo Thoeni e Carlos Monzon e alla visita in Cina del Presidente statunitense Richard Nixon. Un fuoriclasse del cinema italiano, Gian Maria Volontè, ruba la scena al Festival del Cinema di Cannes: come miglior film vincono a  pari merito “La classe operaria va in paradiso” e “Il caso Mattei”, Vonontè  il protagonista di entrambe le pellicole.

La Serie A 1971-1972 è una questione tutta piemontese. La Juventus di Vycpalek (lo zio di Zdenek Zeman) e il Torino di Giagnoni, artefice della promozione del Mantova nella massima serie l’anno precedente, si danno battaglia. Al Milan, che per larghi tratti del girone di andata sembra in grado di superare i bianconeri, spetta il ruolo di terzo incomodo. Il Cagliari di Gigi “rombo di tuono” Riva dà sempre spettacolo.

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Il 12 marzo 1972 si gioca la 21esima giornata, sesta del girone di ritorno. La Juve ha una lunghezza in più del Torino, che però è in netta ripresa e nelle prime cinque gare del girone di ritorno ha già rosicchiato 4 punti ai cugini bianconeri. La Juve ospita il Bologna, mentre si gioca Sampdoria Torino. Al Marassi i primi 25 minuti di gioco sono senza un attimo di tregua. Pulici porta in vantaggio il Torino, ma Cristin prima e Salvi poi (con la superlativa regia di un vecchietto di nome Luis Suarez) ribaltano la situazione per i Doria.

Quella partita, più che per le fasi di gioco, passò alla storia per 2 fattori: primo, il pantano di gioco del Luigi Ferraris, secondo, la condotta di gara dell’arbitro Barbaresco di Cormons, artefice del fattaccio passato alla storia. Il “fattaccio” accade nel secondo tempo. Il Toro, si sa, è noto per avere un cuore enorme e, con la vetta della classifica ad un passo, si butta in avanti alla ricerca del pareggio. Sala, che di questa squadra è una delle tante anime, suona la carica e Agroppi, altro cuore granata, con un colpo di testa in mischia supera il portiere doriano. La palla sembra aver oltrepassato al linea di porta, ma la palude in cui si gioca non aiuta molto il giudice di gara nella visuale e un giovane difensore toscano, che milita nella Samp e che di nome fa Marcello Lippi, allontana la sfera dalla zona di porta. Deve essere un segno del destino: Lippi che si scontra con Agroppi, quel Lippi che da una mano alla Juve. Tra le proteste granata e le rivendicazioni doriane, intanto, si consuma la “tragedia” sportiva: Barbaresco prima sembra convalidare la rete, poi cambia idea e indica la rimessa da fondo. La Samp vince, il Torino perde. La Juve supera il Bologna e sembra irraggiungibile.

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La Juve frena nelle domeniche successive e il Torino, addirittura, la supera, prima di frenare a sua volta a Milano contro i rossoneri. La Juve effettua un nuovo sorpasso e alla fine si aggiudica il suo 14esimo tricolore con un punto di vantaggio sui granata e sul Milan.

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