A volte ritornano: De Canio-Udinese 15 anni dopo

Pubblicato il autore: Fabio Taddeo Segui

Luigi De Canio

Luigi De Canio ritrova la panchina di una squadra di Serie A. Il Patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo ha scelto lui per traghettare verso la salvezza la squadra friulana, precipitata in una pericolosa crisi d’identità e di risultati.

Gigi De Canio torna in serie A e lo fa a distanza di due anni dall’ultimo incarico in panchina con il Catania. Subentrato a Rolando Maran a stagione in corso, venne esonerato dopo solo 11 partite dai risultati deludenti. E se si esclude la breve e complicata parentesi al Genoa a cavallo tra il finale del campionato 2011/12 e l’inizio del campionato 2012/13, per rivedere il tecnico lucano su una panchina di serie A bisogna tornare alla stagione 2010/11, quando sedeva alla guida del Lecce. Con i salentini oltre al ruolo di Manager, uno dei primi esperimenti avvenuti in Italia, conquistò una promozione in Serie A ed una salvezza al cardiopalma ottenuta alla penultima giornata e ai danni della Sampdoria. Un tecnico di grande esperienza, che i nostalgici del calcio degli anni 90 potranno ricordare al suo primo debutto in Serie A che avvenne nel 1999 e che ironia della sorte, avvenne proprio a Udine. Avventura durata dall’agosto del 1999 fino a marzo 2001, in cui ha conquistato la Coppa Intertoto nella doppia finale contro il Sigma Olomouc dell’agosto 2000, oltre al raggiungimento degli ottavi di finale di Coppa Uefa e la semifinale di Coppa Italia.

Ed è proprio da Udine che vuole ripartire De Canio, società ideale per un Manager “all’inglese” che vanta nel suo curriculum un’apparizione anche in Championship, la seconda divisione inglese, alla guida del QPR, il Queens Park Rangers, squadra londinese dell’allora proprietario Flavio Briatore.

Ma non sarà semplice. L’Udinese di Colantuono è apparsa una squadra fragile e discontinua, in difficoltà dall’inizio del campionato, in ritardo con i piani societari ed in preda ad una cambio generazionale che non era stato evidentemente del tutto preventivato. Di Natale, Domizzi, Felipe, Danilo, ma anche lo svincolato Lodi, arrivato in autunno, iniziano a fare i conti con il passare degli anni.

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Totò Di Natale aveva lanciato le prime avvisaglie di una stagione da dimenticare lasciando intendere di voler abbandonare il calcio giocato già a stagione in corso, salvo poi rientrare sulle sue decisioni, ma solo per amore dei tifosi e del popolo friulano più che per una reale consapevolezza di poter proseguire. In effetti i goal di Totò mancano e come alla classifica e al morale dei bianconeri, ma alla soglia dei trentanove anni c’era da aspettarselo e comunque nessuno ne aveva mai fatto mistero.

Tutt’altro che prevedibile poteva essere invece la stagione di un altro elemento della cosiddetta vecchia guardia, vale a dire Danilo, apparso notevolmente fuori condizione non solo fisica ma soprattutto mentale. Il centrale brasiliano colonna portante della difesa friulana da ben 5 stagioni, ha avuto un rendimento ben al di sotto delle sue potenzialità risultando decisivo in negativo in diverse occasioni e guadagnandosi così le critiche più pesanti da parte della tifoseria. Infatti proprio il difensore trentaduenne è stato protagonista nell’ultima gara persa in casa per 1-2 contro la Roma di un acceso fine partita. Un faccia a faccia a muso duro contro il gruppo più caldo del tifo organizzato. Momenti di grande tensione che non dovrebbero mai verificarsi in un campo di calcio.

A tutto questo si aggiungono i problemi di una rosa che annovera tra le proprie fila la presenza di tanti giovani dalle pregevoli qualità, di grande prospettiva ma anche dalla scarsa esperienza e che, in attesa di essere valorizzati, potrebbero fare i conti con le difficoltà emotive che può riservare la lotta salvezza.

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E dall’altra parte i numeri sono impietosi. Da quando è iniziato il 2016 i bianconeri hanno racimolato solo 9 punti in 12 gare, in virtù di 2 vittorie (ai danni di Atalanta ed Hellas Verona, due squadre che non se la passano di certo meglio), 3 pareggi, e ben 7 sconfitte. Tendenza negativa di risultati che, in compartecipazione con l’analogo rendimento altalenante di Atalanta e Palermo, hanno permesso di riaprire la lotta salvezza, data per morta in inverno e che invece risorge in primavera.

Un duro compito quindi quello che attende Luigi De Canio, il quale dovrà mettere in campo tutta la propria esperienza. Diverse le salvezze raggiunte dal tecnico, memorabili quelle alla Reggina, al Siena per due annate consecutive, al QPR nella serie B inglese, al Lecce. Ma anche da traghettatore proprio al Genoa. Risultati di una carriera che lo rendono un vero mago delle salvezze.

Di certo il marchio di fabbrica di De Canio è sempre stato il bel gioco. La capacità di far esprimere al meglio la propria compagine soprattutto “tra le mura amiche”. Le squadre di De Canio hanno sempre trovato il goal con grande facilità. Merito dei suoi schemi offensivi naturalmente, ma anche di una certa elasticità mentale che non lo ha mai visto schiavo né dei moduli né dei giocatori. Le sue formazioni si sono sempre distinte per una naturale propensione al cambio di modulo anche a partita in corso e di saper adattare le proprie caratteristiche in base agli avversari. A questo vanno aggiunte la spiccata capacità nel saper valorizzare i giovani di prospettiva, ultimo in ordine di tempo Andrea Bertolacci, approdato dalle giovanili della Roma al Lecce durante la stagione di B e lanciato dal tecnico lucano l’anno successivo nel calcio che conta ad appena vent’anni.

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In una situazione di tale confusione bisognerà ripartire sicuramente da Cyril Théréau, giocatore di maggior talento, ma anche dai goal dello sfortunato ma ormai recuperato Duvan Zapata. In rampa di lancio Ryder Matos, brasiliano capace di dare imprevedibilità a l’attacco bianconero e il trequartista portoghese Bruno Fernandes, il più in palla nelle ultime uscite. Lungo le corsie laterali la velocità di Widmer (neanche parente di quello ammirato la scorsa stagione) e del rientrato Armero, dovranno fare la differenza. Complice la presenza di diversi esterni dalle discrete doti atletiche come Edenilson, Alì Adnan e Piris, non sono da escludere dei rovesciamenti tattici radicali, come l’abbandono del 3-5-2 mal digerito in quest’annata dalla squadra o del 4-3-2-1, già adoperato in diverse occasioni sia in questa stagione, sia nella precedente sotto la guida di Stramaccioni. Schieramenti tattici consolidati ma che potrebbero essere accantonati a favore di un 4-4-2 semplice e lineare, capace di ridare sicurezza e tranquillità ad una squadra sull’orlo di una crisi di nervi.

Le premesse ci sono tutte per ripristinare un connubio che si era interrotto bruscamente (come ha voluto ricordare De Canio nella conferenza stampa di presentazione) più di 15 anni fa. I tifosi e tutto il popolo friulano si augurano di aver ritrovato, dopo l’addio mai metabolizzato di Guidolin, una nuova figura capace di gestire il complesso apparato dell’Udinese Calcio.

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