Addio Johan: con te se ne va un pezzo di storia del calcio

Pubblicato il autore: valeria93 Segui

johan cruyff
Johan Cruyff ha perso oggi il suo match più importante dopo un anno di lotta tenace e coraggiosa contro il male che lo divorava instancabilmente giorno dopo giorno: un tumore ai polmoni ha stroncato questa mattina, all’età di 68 anni, non solo uno dei migliori giocatori che il mondo calcistico abbia mai avuto, ma soprattutto un grande uomo, dentro e fuori dal campo. Quel rettangolo di gioco che Johan ha amato da sempre, alimentando con il trascorrere degli anni e con la pazienza di un giardiniere, questa dote innata con la passione e la forza di volontà che hanno scandito come un meccanismo preciso ed impeccabile qualsiasi attività da lui intrapresa, nonostante ostacoli che sembravano a volte insormontabili ed abbandoni forzati.

In un mondo, quello del calcio e non solo, inesorabilmente viziato dal materialismo inculcato dal dio denaro, da continue ipocrisie, da sudditanze economiche e psicologiche di ogni sorta, il talento ed il “modus vivendi”di Cruyff hanno rappresentato una sorta di oasi felice, un bagaglio culturale e calcistico cui attingere, un modello da emulare, una speranza ed una bussola per indicare il cammino a tutti coloro che desiderano approcciarsi in maniera genuina e professionale al mondo dello sport in generale. Un mondo in cui spesso i sacrifici verranno ripagati solo in parte e le soddisfazioni lasceranno talvolta il passo a clamorose sconfitte, quelle a cui la vita ci sottopone quotidianamente ma che ci fanno riscoprire il vero gusto delle cose che davvero contano.

Durante ogni allenamento, qualunque sia il tuo sport, ti senti distrutto perché devi andare oltre quello che sul momento ti sembra il tuo limite: tu cominci a correre, a scattare, a calciare e dopo un po’ ti sembra di aver esaurito ogni energia, mentre hai solo esaurito quello che io chiamo “primo fiato”. A quel punto bisogna sforzarsi per superare la piccola crisi che sembra bloccarti, per arrivare al “secondo fiato”, che ovviamente arriva solo dopo qualche minuto di sofferenza“.

Quest’instancabile desiderio, questa pulsione che animava il suo cuore e le sue azioni, ha fatto sì che il “Profeta del goal” diventasse una leggenda indimenticabile, una vera e propria bandiera di questo sport, il cui spessore non va misurato sulla base dei trofei collezionati, ma sul valore dell’uomo. Di Cruyff infatti ricorderemo non solo i suoi primi passi mossi nell’Ajax, le gesta intraprese con la maglia del Barcellona, l’esperienza maturata sulla panchina di club blasonati, la storica rovesciata messa a segno sul 2-1 contro l’Atletico Madrid che gli valse l’epiteto di “olandese volante”, l’aver trascinato i blaugrana allo scudetto dopo un digiuno lungo 14 anni, né i tre palloni d’oro vinti nell’epoca in cui le partite erano disputate tra ragazzi che inseguivano ad occhi aperti i propri sogni rincorrendo un dischetto rotondo, ed il gioco del calcio era ancora al suo stadio primitivo, “grezzo”, del tutto estraneo a logiche economiche e lauti cachet.

Dell’olandese “volante”, incubo ricorrente delle migliori difese, ricorderemo la sua umiltà, i suoi insegnamenti, la forza e la dignità mostrata anche nella sua sfida più cruciale dopo la malattia che lo colpì nell’ottobre dello scorso anno, la profonda umanità con la quale si occupava del prossimo e che traspariva dalle sue molteplici iniziative benefiche, come l’inaugurazione, nel novembre 2014, del campetto “Borgonovo”, nonché il costante impegno profuso dalla “Cruyff Foundation” al fine di creare spazi ed organizzazioni con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo e la diffusione dello sport presso i più giovani.
Oggi è una giornata triste per il Calcio, una giornata in cui risuonerà forte l’eco di Johan Cruyff.

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