Alessandro Nesta si racconta alla BBC: “Miami è la mia nuova casa”

Pubblicato il autore: Nicola Di Gregorio Segui

Alessandro Nesta, neo allenatore negli Stati Uniti nel Miami Fc (società in cui l’ex compagno e stella rossonera Paolo Maldini è co-proprietario) ha rilasciato alla BBC una lunga intervista in cui parla della sua nuova carriera da allenatore e delle opportunità che offre il calcio americano.
“E’ molto difficile iniziare un’avventura in un altro Paese, ad un livello diverso. Cercherò di dare la mia esperienza ai ragazzi, ma non è facile. I due proprietari sono italiani, e per me è un bene. Io vivo qui a Miami da 3 anni e questa è la mia nuova casa. Iniziare qui è un bene per me e per la mia famiglia”. Non una scelta casuale quindi, quella del campione del Mondo 2006 Alessandro Nesta. La famiglia e l’idea di un progetto nuovo e interessante sono state tra le motivazioni che lo hanno convinto ad imbarcarsi nell’avventura a Miami. Ma non solo, l’importante contributo di Paolo Maldini ha dato lo scossone decisivo: “Dopo 10 minuti ho accettato l’offerta di essere il nuovo allenatore, perchè per me Paolo è come un fratello”. Gli obiettivi della società, che attualmente milita nella North American Soccer League (ovvero il campionato di secondo livello del Nordamerica dietro alla più famosa Mls), sono chiari:”I proprietari vogliono vincere subito, non importa se è il primo anno. Proveremo a farlo”.
Per Miami si tratta dell’esordio assoluto nel calcio (o soccer), infatti la nascita della società è datata 20 maggio 2015 e disputerà la prima partita ufficiale in campionato ad Aprile di quest’anno contro il Fort Lauderdale.
Recentemente anche Beckham ha dichiarato di voler fondare una squadra a Miami, a tal proposito Nesta ha commentato: “Perché no? A Los Angeles hanno due squadre, a New York hanno due squadre e penso che Miami sia abbastanza grande per avere due squadre. Lui è il benvenuto. Ha bisogno di altri due anni per iniziare. Abbiamo 2 anni per costruire qualcosa di interessante prima che inizi. Non so cosa accadrà, ma lui è il benvenuto”.
Il calcio in America, questione di mentalità. Come altri prima di lui, l’ex giocatore di Lazio e Milan ha subito notato le differenze tra il calcio europeo e quello in ascesa statunitense:”Quando si arriva negli Usa è necessario cambiare mentalità, perché bisogna guardare i giocatori da un angolo diverso. In Italia i bambini iniziano a giocare da quando hanno 7-8 anni. Qui è diverso: i ragazzi non hanno la base, e a questo punto è difficile cambiare la tecnica, la tattica e le altre cose”. Oltre a costruire le basi tecnico/tattiche, risulta necessario far crescere la passione per questo sport, in un Paese dominato da Football, Baseball e Basket:”Dobbiamo costruire la passione per questo sport. In Italia la passione e il calcio vanno di pari passo, mentre qui per me non c’è grande passione per questo sport. E’ su quella che dobbiamo lavorare”.
Durante l’intervista alla BBC non sono mancate le parole per il suo grande maestro Carlo Ancelotti: “Il miglior mister è stato Ancelotti. Ci ho lavorato per 8 anni, ed era nettamente il migliore, sia nel modo in cui gestisce il gruppo sia la tattica. Per me è come un padre. Ogni volta che cambia squadra vince qualcosa, e penso voglia fare lo stesso col Bayern Monaco. Ora dovrò chiamarlo ancora di più, perché ho bisogno di lui”. Se Ancelotti è stato ed è ancora un vincente, Alessandro Nesta non vuole essere da meno, ma per il momento non in Italia: “Ora parto con la Mls. Forse cercherò di affermarmi qui e costruire la mia carriera qui. Ma non so cosa accadrà nei prossimi anni. Ora in Italia è tutto difficile perché non è un buon momento”.
Riguardo la complicata situazione del suo Milan, vecchio amore con il quale ha vinto di tutto (una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, due Campionati, due Champions League, due Supercoppe Europee e un Mondiale per Club) Nesta ha detto: “L’ambizione dei club è la stessa, ma non lo è il denaro, e questo è un gran problema. Non possono spendere troppi soldi, ma vogliono vincere la Champions League tutti gli anni. Senza soldi penso sia impossibile vincerla. Per ora non possono competere con Barcellona, Real Madrid e Premier League: la differenza è troppo grande”.
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