Ancora un altro crociato! Stagione finita per Dainelli, ginocchio ko

Pubblicato il autore: Emiliano Rota Segui

chievo

Maledetto crociato. Quello della rottura del legamento del ginocchio è un infortunio sempre più frequente per chi, di mestiere, fa il calciatore.

L’ultima “vittima”, in ordine cronologico, è stata il difensore del Chievo Verona Dario Dainelli nella partita amichevole giocata contro il Villafranca. Prima di lui, Bubnjic, Ponce e Merkel. Mentre nella scorse due stagioni la rottura del legamento crociato ha interessato moltissimi giocatori come Lorenzo Insigne del Napoli, Estigarribia dell’Atalanta, Eriksson del Cagliari, Gentiletti della Lazio, e De Vitis della Sampdoria l’anno scorso e nella stagione precedente furono invece 7 i giocatori che dovettero terminare la stagione in anticipo: Kucka, Rossi (recidivo), Luci, Rafael, Pozzi, Terranova e, Strootman. Quasi uno al mese di media.

Adesso, con i dovuti scongiuri, in molti si domandano chi sarà il prossimo sfortunato.

Ma quello del crociato, a differenza di ciò che può sembrare, non è un infortunio “casuale”. Dal duemila i casi sono aumentati in maniera vertiginosa. Un crack cui i calciatori sono abituati, perché il pallone è lo sport dove di registra il maggior numero di rotture dei legamenti. Non solo a livello professionistico. In Italia, infatti, circa l’86% di persone che praticano sport si procurano questo infortunio. Ed oltre il 50% di queste giocano a calcio, anche in categorie amatoriali.

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Negli ultimi anni, però, il fenomeno è cresciuto. E di questo è complice soprattutto la sollecitazione continua cui vengono sottoposte le gambe dei calciatori. Non soltanto, dunque, infortuni muscolari. I ritmi alti e le partite ravvicinate aumentano anche il rischio di rotture del crociato. Quelli che sono cambiati sono i tempi di recupero. “Fino agli anni ’90 ci volevano 9-10 mesi per rientrare in campo –spiegano gli ortopedici- adesso ne bastano 5 o 6. Anche se, naturalmente, si possono avere complicazione che allungano la degenza”. Chiaro il riferimento al romanista Kevin Strootman, tornato soltanto ora sul terreno di gioco dopo quasi due anni.

L’allarme lo aveva lanciato già un decennio fa il Professor Pier Paolo Mariani, ortopedico chirurgo a Villa Stuart. “Giocano troppe gare e a velocità troppo alta e la sollecitazione è continua e pericolosa”. In effetti, tra campionato, coppe ed eventuale convocazione in Nazionale, un giocatore arriva a disputare 50/60 partite all’anno. Spesso senza riposare.

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E, visto che di diminuire il numero delle partite non ci si pensa minimamente (troppi sponsor e diritti televisivi in ballo), per i calciatori il rischio di rompersi i legamenti, oltre che procurarsi lesioni muscolari, è sempre dietro l’angolo.

Ma cos’è questo legamento crociato anteriore troppo spesso sentito in questi infortuni?
LCA è l’acronimo comunemente utilizzato per indicare il Legamento Crociato Anteriore del ginocchio. Il ginocchio è l’articolazione più grande e complessa del tuo corpo. Il suo corretto funzionamento dipende da quattro legamenti primari ma anche da numerosi muscoli, tendini e legamenti secondari. Vi sono due legamenti ai lati del ginocchio: il Legamento Collaterale Mediale (LCM) e il Legamento Collaterale Laterale (LCL), e due legamenti che si incrociano al centro del ginocchio: il Legamento Crociato Anteriore (LCA) ed il Legamento Crociato Posteriore (LCP). Il LCA collega la parte antero/superiore della tibia alla parte postero/inferiore del femore ed impedisce alla tibia di scivolare in avanti sul femore.

Uno dei modi più comuni per rompersi il proprio LCA è un colpo diretto al ginocchio, e questo succede frequentemente nel gioco del calcio. Capita a volte che il ginocchio sia forzato in una posizione anomala il che può esitare nella rottura di uno o più legamenti.
Tuttavia, la maggior parte delle rotture del LCA in realtà può avvenire senza che vi sia contatto tra il ginocchio ed un altro oggetto. Questi traumi senza contatto si verificano quando l’atleta effettua dei cambi di direzione molto veloci o quando atterra con il ginocchio in iperestensione dopo un salto. Questi movimenti sono comuni per tutti gli sport di agilità.

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In seguito alla diagnosi di rottura o lesione del legamento crociato, per gli atleti, l’unica soluzione praticabile è l’intervento chirurgico che prevede l’innesto di un nuovo legamento preso dal semitendinoso o gracile o dal tendine rotuleo o, in alternativa, anche attraverso l’utilizzo di un tendine artificiale.
Dopo l’intervento è prevista una lunga riabilitazione che in circa 6 mesi porterà il calciatore ad una completa guarigione.

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